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Albaredo
“La Valle del Bitto, così chiamata dal fiume qual passa per quella, è molto longa, più di 15 miglia, dov'è strada commodissima per andare nel stato de Venetiani, tanto a piedi quanto a cavallo. Ha sette parocchie, duoi nel fianco diritto, quatro nel fianco sinistro, et una in un monticello che si leva tra l'un e l'altro fianco. La prima et più lontana da Morbegno si chiama Albaredo, viceparocchiale con 60 fameglie; questa è discosta quattro miglia dalla terra di Morbegno. La seconda è chiamata Valle, lontana da Albaredo et tant'altro discosta da Morbegno. La chiesa è viceparochiale di S. Matteo; haverà tante fameglie come Albaredo et quivi passa la strada alli Veneziani
Albosaggia
La communità d'Albosagia al dirimpetto della terra di Sondrio è divisa in molte contrate nel monte tra castagne. Queste si chiamano Cantone. Paribelli, La Molta, Moia, Delini, Corrasale, Carbonera. La chiesa è parochiale dedicata a S. Catarina martire, quali farano il numero di 800 anime. Tutto il territorio è fertile di grano, fieno et castagne. Ha vino ancora nel piano, ma picciolo et apena maturo, salvo nelli anni caldissimi. Tutta la spiaggia è scogliosa, perciò in gran parte inutile. Il monte è ampio et ha lieti pascoli per estadeggiare il bestiame; tra quelli v'è una antichissima chiesa con torri et chiesa di S. Giosefo della fameglia de Paribelli, de quali sono usciti huomini eccellentissimi in lettere: ivi sono giardini amenissimi et ombregiati et infrescati nei gran caldi da un grosso rivo, qual ivi da presso scorrendo serve all’irrigationi delli terreni et per li molini. L'aria in tutta la communità è buona.
Andalo
Aprica

Ardenno

Ardenno, così chiamato overo sia altre volte stato arso, overo perché ivi s'abbruggia d'estate, essendo esposto al sole di tutto il giorno, è communità grande di 300 fameglie, di 600 puoco fa avanti la peste, divise in varie contrate, cioè Gaggio, dove è la chiesa di S. Antonio, Piazza Longa dov'è l'oratorio di S. Alberto, et queste due contrate fanno 60 fuochi, Scereno dove sono 100 fameglie con una chiesa; quali contrate sono nel monte amenissimo, tra le vigne et frutti. Nella pianura verso sera v'è una contrata chiamata Masino, ma questa ha molte case senza habitatori essendo stata destrutta per la peste.
La terra di Ardenno è nobile et ha alcune famiglie nobilissime ed ricchissime. È situato nel piano alle radici del monte, tra giardini et vigne, circondato da mezzogiorno et mattina d’ampia pianura, se bene puoco utile; verso sera da campi fertilissimi d'ogni sorte di grano. Altre volte questa terra era cinta di muraglie con due torri, delle quali si vedono ancora li vestigij, cinto da muraglie vecchie con una torre minata; qual luoco essendo fatto paludoso et di puoco profitto, questo è dalli vescovi di Como designato a scuter l'entrate della maggior parte della Valtellina. Del monte a mezzo vi sono li vestigij del castello di S. Lucio con una chiesa dedicata all'isteso santo, qual luoco è delli medemi vescovi di  Como. La spiaggia del monte è fruttifera più d’un miglio e mezzo. La chiesa è di S. Lorenzo, bella et ben ornata; è prepositurale ma senza la canonici, quali altre volte v’erano; ha sotto di sé alcune cure, cioè dal lato dritto Biolo, Daccio, Campovico et Chivo; et nel lato sinistro S. Gregorio, vicino et di là d’Adda. Biolo et S. Gregorio sono vicecure, l'altre sono cure separate. Biolo è nel monte tra vigne et castagne et altri frutti, quali rendono il loco molto ameno Nel fianco sinistro et quasi nelle fauci della Valle del Masino: ha l'aria assai felice et territorio simile all’aria. Ha una chiesa di grande devotione chiamata Santa Maria delle gratie. Il popolo sarà di 500 anime. Nelli confini del territorio d'Ardenno verso ponente, alle radici del monte Pelasco, passa un grosso fiume sotto un ponte di pietra fabricato alla grande, qual si chiama Masino, il nascendo nelli monti confinanti con Bregaglia et Malenco, bagna la valle chiamata dal suo nome.
Bema
“Tra un fianco et l'altro sorge di là dal Bitto una collina tutta boscosa, sopra la quale v'è Bema, quale, con un'altra picciola contrata chiamata Taida, farà 50 fameglie con chiesa vice parochiale di S. Bartolameo, sottoposta a Morbegno. È luoco povero di grano, ma abbonda di fieno. Il formagio di tutta questa valle è eccellentissimo, qual garregia il piacentino et il parmigiano. Tutta questa valle è in faccia alla terra di Morbegno, verso mezzodì, et li serve per guarda robba.”
Bianzone

Berbenno

La pieve di Berbenno ha cinque cure et cinque vicecure. Le cure sono queste: Sidrasco, Fusine, Postaleso, Monasterio, Pedamonte. Le vicecure sono: Colorina, Valle, Rodolo, Corna et Valmadre. Da parte soliva vi è Postaleso, Berbenno, Monasterio et Pedamonte: da purivo l'altre. Berbenno haverà 750 anime, essendone morti tant'altri per la peste. È d'aria non buona particolarmente d'agosto, sollevandosi dalle vicine paludi puzzolent'aria et portata là dalla breva. È abbondante di grano, vino et fieno, è povero solo di legna havendo li monti quasi privi di quelle et puoco utili per pascoli.
Il piano è ampio, ma in gran parte puoc'utile, essendo paludoso et caregioso. È situato Berbenno quasi un quarto di miglio sopra il piano della valle in luoco ameno, tra belle vigne et delitiosi giardini, con casamenti superbi, pacando per quella un fiumicello, qual scorre dalla cima de monti, apresso il quale v'è in mezzo la terra una torre chiamata Torre del Vescovo. Questa terra ha alcune contrate sparse per la montagna. Le principali sono: Polagìa, sopra Berbenno tra le vigne dov'è una chiesa di S. Abondio, et Rovoledo verso sera. La chiesa principale di Berbenno et plebana, dove concorrono le cure vicine ad udir la predica di quaresima, è di S. Pietro nel piano vicino ad Adda in luoco puoco felice, è però bellissima chiesa fatta con buona architettura capace di 500 o mille persone, è però senza campanile. Questa è solitaria del tutto, essendo destrutte alcune case, dov'altre volte si faceva hostaria, et perciò è discommoda alli Berbennaschi. La chiesa parochiale è sopra una rupe in vista a passagieri, dedicata all'Assumptione della Beata Vergine, con torre, sacrestia nobilissima, con vestiarij nobilissimamente fatti di noci. La chiesa è bella et capace del suo popolo. et quivi risiede l'arciprete, ma senza canonici, supplendo a questi duoi capellini, quali l'aiutano nella cura dell'anime. Non v'è chiesa in Valtellina qual babbi maggior entrata di questa. Sono molte tiumglie nobili in questa terra, ma perché in parte san Rimani. mentre stanno lontane dalla religione catolica, son sforzate a star lontano dalla patria et perciò restano le loro case dishabitate.
Bormio
Bormio, estremo lembo della regione e dell'Italia, segna il confine con Reti e Germani tramite montagne scoscese e aspre poste a settentrione a mo' di baluardo; a oriente confina con le Venezie e il Trentino, a cui si giunge attraverso la Valfurva e il passo Gavia, sempre di difficile ascesa e coperti di nevi perenni; a occidente la via si apre verso i Reti dell'Engadina e i Sammariani, attraverso una valle buia per le [sue] gole, ma con numerosi villaggi; a sud si trova la Valtellina.
Il borgo di Bormio, celebre per antichità, per posizione del luogo, ampiezza, religiosità, chiese, edifici, appare per la verità molto più grande se osservato da lontano che da vicino; infatti, afflitto da stragi e varie calamità, devastato da saccheggi di guerra e arso da pochi anni da un incendio appiccato dalla licenza dei soldati, è stato abbandonato da moltissimi abitanti tanto che, costretti a cercare altrove una sede, hanno lasciato gran parte del borgo desolata e sepolta dalle sue stesse ceneri e rovine.
I Bormini godono di proprie leggi e hanno propri governanti, eletti ogni due anni in assemblee comunitarie, alle quali sono ugualmente ammessi i più umili e i più ragguardevoli purché all'altezza di esercitare la carica; in tal modo si evita ogni possibilità di invidia e di ambizione. I maggiorenti, poiché si fanno valere per ingegno e censo, e poiché non vengono facilmente destituiti da colpi di mano, hanno cura che i giovani siano educati in teologia, in diritto e in medicina nelle accademie d'Italia, Germania, Francia e nelle loro province: assicurando con operosità, in tal modo, a se stessi, alla patria, alla famiglia sia lustro sia vantaggio. Alcuni, anche del popolo, e non sono pochi, esercitano la mercatura; il volgo è dedito all'agricoltura e alla pastorizia: la popolazione è ingegnosa, nata per portare a compimento con facilità tutto quanto ha intrapreso.
La campagna produce raccolti abbondanti, più di quanto serva agli abitanti, ma soprattutto abbonda di latticini e alimenti; i monti, tranne quelli posti a settentrione, sono assai adatti alla fienagione, alla raccolta di legname, al pascolo, nonché alla caccia e all'uccellagione. A settentrione si trovano monti calcarei e gessosi, attraverso i quali, con lun Non lontano dai bagni, verso occidente, la strada, quando serve, viene chiusa da un'antichissima torre, con due porte. Da un lato e dall'altro infatti strapiombano le rupi, alte fino al cielo e incombenti sulla testa dei passanti, e il fiume che corre sotto il precipizio impedisce ogni altra possibilità di passaggio da quelle parti.
I passi retici distano dalla torre e dai citati bagni dieci miglia: si stendono su un vasto piano a stento libero dalla neve in piena estate: qui riposano pellegrini e postiglioni nella casa cantoniera. Ora però dobbiamo tornare da quelle aspre giogaie ai più placidi tetti di Bormio.
Per la natura del sito il paese è aperto ai venti da ogni lato; pertanto il clima è ugualmente freddo e salubre; vi scorre il fiume Frodolfo che nasce dalle nevi eterne della Valfurva; con lo stesso sono irrigati i vasti prati dei borghigiani, volti a mezzogiorno. Non lontano dal paese, ad occidente, vi era stata un tempo una difesa, peraltro con un fossato e un bastione rudimentale, costruita dagli Spagnoli nell'anno 1620 per frenare le incursioni dei Reti, poi consegnata alle truppe pontificie e, infine, occupata dai Francesi. Rasa al suolo per decisione unanime dei capi, ora sene vedono i ruderi sotto mucchi di terra.
Nel borgo vi sono undici chiese: quella antica della Madonna, detta del Sassello per la rupe sulla quale sorge, S. Antonio a Combo oltre il Frodolfo, S. Spirito, S. Vitale, S. Lorenzo, SS. Fabiano e Sebastiano, S. Francesco, S. Barbara, S. Bernardino, S. Ignazio di Loiola, ove si trova l'ospizio dei Gesuiti. Ma la chiesa più importante per antichità del culto è consacrata ai SS. Gervasio e Protasio: è chiesa arcipresbiterale, preposta a tutte le parrocchie del contado; nella cura d'anime [l'arciprete] è coadiuvato dai canonici. Questa chiesa, prima di essere bruciata, fu completamente saccheggiata dagli eretici bernesi e retici nell'anno già ricordato: la suppellettile sacra fu impiegata per giochi profani, l'acqua battesimale fu usata per abbeverare i cavalli dei soldati, il tempio santissimo fu adibito a cucina e stalla. Taccio il resto: il crisma e l'olio santo consacrato per i morenti furono utilizzati per ingrassare le calzature dei soldati e per lucidarne le borchie, i calici, destinati a contenere il sangue divino, [furono] oltraggiati sulle mense degli ubriachi, e infine, affinché non mancasse il sacrilegio, la santissima pestilenze, diedero il nome di Fumarogo alla località, per il fumo dei roghi.
Fitte nel borgo sono le torri, e a tutt'oggi sono chiuse da portoncini di ferro. Lì puoi ammirare sia l'opulenza dei tempi antichi, sia il contrasto con le sopravvenute rovine, per cui, al di là della magnificenza che conferiscono al luogo, esse sono quasi inutili. Le vie in tutto il borgo sono molto ampie; lo potresti considerare una città, se il numero degli abitanti corrispondesse al luogo. Nel Bormiese non vi è posto per la vite; ci si serve con liberalità e in abbondanza del vino importato, e del migliore: il luogo infatti è congeniale ai piaceri: una volta si sarebbe detto sibaritico, se non fosse stato temperato dal pungolo delle guerre e della pietà. I cittadini sono valenti e civilissimi.
Le falde dei monti sono assai adatte alla coltivazione, le parti medie e alte buone sia a pascolo che a bosco. Le fonti in tutta la zona sono fresche e leggerissime, i cereali ottimi e saporosi.
Il resto del contado di Bormio si divide in valli: la Valfurva, ovvero quella orientale, quella occidentale ossia la Val di Dentro, quella meridionale ovvero Cepina e Oga, paese montano.”

Buglio

Et per cominciare per ordine del sito, la prima terra del lato dritto è Buglio, terra grande di 200 fameglie, et nobile, havendo molte casate d'antica nobiltà. Il territorio è tutto fertile et grasso, abbondante di grano, più abbondante di vino pretioso, se bene li monti hanno del sterile. cioè senza legna et herba, ma arenosi come sono quasi tutti quelli di quella squadra verso la cima. L'aria è mediocre: ha però frutti saporitissimi.
È tutta raccolta a mezzo la montagna, se non che nel piano v'è una contrata chiamata Villapenta con una picciola chiesa, et quivi è aria puoco sana, ma si fanno vini potentissimi, dolci. La chiesa parochiale è dedicata a S. Fedele, ben paramentata, ben addobbata et con una buona entrata. La pianura è spatiosa, ma inondata d'Adda et quasi tutta caregiosa. Nelli confini di suoi tertieri, appresso le radici del monte, v'è una picciola chiesa di S. Sisto et nell'istessa terra un'altra di S. Gerolamo.
Campodolcino
Caiolo
Caiolo è terra tutta delitiosa, qual gode buon'aria, territorio fertile divino, gratis, castagne, frutti, acque limpide; è bagnato dal Livri fiumepescoso, quale nascendo in cima de monti tra horrendi coti et oscurianfratti passa alle radici d'un gran scoglio, soprail quale è posta la chiesa parochiale di et si rende S. Vittore martire, dal quale le contrate poste nella pianura, et si rende riguardarvene molto lontano. Le contrate sono cinque, cioè Caiolo, Livri, Transera dove è una chiesa vecchia di San Pietro martire sotto posta a pericolosa ruina, Lutheri, Nogaredo dov’è la chiesa di S. Bernardo; quali contrate fanno il numero di 700 habitatori. Vi sono alcune famiglie nobili, benché absenti non volendo rinunciare il calvinismo. Li paesani sono assai commodi et lontani da scorrerie. Ha monti molto commodi per nutricare il bestiame d’estate. Abbonda ancora di legna. Ha la pianura assai ampia, quale è indivisa et dal consolo ciascheduno anno è compartita alle famiglie della comunità secondo il bisogno; è però in parte paludosa.”
Campodolcino
Caspoggio
“Caspoggio è in una pianura, qual vien fatta dalla natura del luogo a mezzo la montagna, tra prati alquanto paludosi et puochi campi. Ha cento famiglie et una chiesa de SS. Sebastiano et Rocco fatta parocchiale da Lazaro Carafino. Questi paesani, se bene hanno il territorio picciolo et freddo, sono però tanto parci et industriosi et di fronte tanto audace, che passano la vita non del tutto miserabilmente. Le donne nelle messagioni di Valtellina vanno a spigolare. L'huomini d'estate vivono nei monti alti, dove attendono parte al bestiame, parte ad apparecchiar legnami per fabricare vascello di legno nel tempo dell'inverno, della quale empiono tutta la Valtellina et Valcamonica, et quelli che non attendono a questo essercitio fanno il cavallaro overo cavano piode. Passa vicino al luogo un rivo fresco, qual serve et per bisogno di casa et per macinare. Questa contrata fu sola senza heretici, non così Lanzada dove vi erano molti et fuor di modo maligni, né alla Chiesa dove risedeva il predicante et li più potenti, né alla Torre dove una femina introdusse l' eresia, essendo miraculo che restassero li figlioli catolici et che lei avanti la morte si emendasse et che morisse con li sacramenti. Sotto Caspoggio si vedono li vestigij d’un antico castello già fabbricato dell’illustrissima  casa de Capitani.”

Civo

Da Datio v'è la strada, quale per mezzo la montagna in una bassa alquanto spatiosa, qual conduce a Chivo, così detto sia che il luoco è posto in territorio alquanto pendente, sia che sia stata habitatione antica di Caio Lucio gentil huomo di Teodosio imperatore come ad alcuni parve. Il territorio è delitioso, come tutta la sponda di Traona, ricco di vini, frutti et grano, bagnato d'un rivo qual li serve per l'usi d'ordinarij, per irrigationi et per molini. Ha la chiesa parochiale di S. Andrea apostolo, et se bene ha solo 40 fameglie ha però nome di grandissima communità perché comprende du' altre vicinanze, cioè Caspano. Badolia, Ca del Pic, Chievo, Ca del Sasso, Roncaglia di sotto et di sopra, Serono, Villetta, Nogaredo, Chempo et Toate. V'è una contrata nella Valle del Masino chiamata Cornulo separata da ogn'altra communità, quale constituisce li suoi sindici et scote le sue taglie, et questa ha dieci famiglie ...
(Caspano) ha il corpo della terra in luoco eminente della montagna tanto potente et disimpito, che domina con la vista la maggior parte della Valtellina et una parte del lago di Como; ha però il sito non molto sicuro perché è sottoposto alle ruine del monte, quali, se non fossero impedite da folto bosco di teglioni, nelli temporali sarebbe stato sepolto più d’una volta. L'aria di questo luoco è tanto buona e fresca l'estate che ivi concorrono nelli caldi molti gentilhuomini delle terre del terzero di mezzo et di sotto. È luoco grande, pieno di sontuose case, essendo vecchia sedia della casa Paravicina antichissima et nobilissima, venuta come a salvo in questo paese dall'Italia nel tempo delle fattioni guelfe et gibelline avanti alcuni centenara d'anni. Sarebbe questo luoco stato più riguardevole, se questa famiglia fusse stata catolica, come è stata in altri luochi dove arrivò a tal splendore che puoco numeravansi 300 nobili Paravicini, tra quali vi furno cardinali, senatori milanesi, dottori in ogni facoltà, titolati costituiti in dignità tanto ecclesiatiche quanto seculari, tra quali risplende come principal lume nella patria Gio. Antonio Paravicino, dottissimo in lettere umane et divine, predicatore fecondissimo, protonotario apostolico et arciprete di Sondrio, degno d'altro luoco maggiore se nel paese ve ne fosse, perla singolar bontà et virtù; et Benedetto Paravicino genti huomo di rare qualità, di singolar bontà, deposito dell’antichità non tanto de Valtellina quanto altro historico diligente; Gio. Maria et Antonio Maria, ambiduoi in arme, per lettere fiorentissimi, essendo quello vecchio capitano et hor potestà di Morbegno, questo capitano et dottor di legge, ottimo refugio et patrocinio de religiosi et catolici nelle turbolenze delle persecuzioni calvinistiche. Ha questo luogo una bella chiesa grande, ricca, con bello campanile, dedicata a S. Bartolameo apostolo; era altre volte soggetta ad Ardenno, hoc è separata et ha sotto di sé un'altra parochia chiamata Roncaglia...
Questa cura ha alcune contrate site alle fauci dritte del Masino, Bedoglio, così detto dall’abbondanza delle bedolle, nel monte alto puoco sopra Caspano verso settentrione, con una chiesa di S. Pietro. Puoco più a bassao vi è un’altra chiamata Ca del Pico, un’altra chiamata Ca del Sasso con una chiesa di San Pietro Martire, quali contrate con Caspano fanno 300 fameglie. Hor et per il bando dell’heretici la maggior parte delle case sono dishabitate. Il luogo perché è troppo freddo non ha vigne di consideratione, ma hanno il vino altrove. Roncaglia confina con Caspano verso sera et si divide in Roncaglia di sopra et di sotto. Roncaglia di sopra ha alcune contrate. cioè Chernpo con un oratorio di S. Carlo fatto di novo, Nogaredo. Vallada, Serono con l'oratorio di S. Rocco. Roncaglia di sotto ha una contrata chiamata Tovate, così detta dal fiume Tovate, qual scorre dalli monti, tra Caspano et Roncaglia, appresso il quale si lavorano alcune pietre durissime di colore di mare, quali ornano mirabilmente le fabriche. Le fameglie di questa contrata sono 300. La chiesa parochiale è dedicata a S. Giacomo maggiore, maravigliosamente ornata di paramenti et argentarie, che pare più tosto che sia chiesa di città, che di monte. Questa è fatta parochiale da Lazaro Carafino: ricognosce però la chiesa di Caspano. Questi paesani hanno le vigne, campi et prati per la maggior pane nella sponda qual giace di sotto: acquistano ancor molto dalle fatiche fatte nelle città di Lombardia fachinando. L'aria è sana. La cima de monti è quasi inutile.”

Cataeggio e San Martino

Castione
Castello dell'Acqua
Cedrasco
Da banda sinistra la prima communità di questa pieve è Sidrasco, terra di 250 persone, computata la Spineda contrata di qua d' Adda. Perché questo luoco ha gran monti pascolivi et boschivi et pianura con bella campana, perciò questi terrazzani hanno abbondanza di biade et grassine; ma perché è ombregiato dalla montagna, alle cui radici è posto, stando alcuni [mesi] dell'anno horridi tra le nevi et senza sole, perciò non ha territorio atto per viti. Passa per Sidrasco un fiume dell'ístesso nome, dal quale è denominato il luoco, nascente dalli alti monti nivali confini a Bergamaschi. La chiesa parochiale è di S. Agostino; v'è ancora un altro oratorio vicino alla terra verso mattina dedicato a S. Anna. L'aria di questo luoco può passare.
Chiavenna
"Si chiama Chiavena per la facilità del passaggio de li monti, tanto d'inverno, quanto d'estate, a piedi, a cavallo con somme d'ogni sorte. Sicome ha sempre goduto grande utilità per il transito, così ha patito grandissimi dissaggij d'ogni prencipe et lor esserciti, quali passavano et ripassavano per l'Italia.
Principalmente patì perle fattioni guelfe et ghibelline, quali avendo diviso li Chiavenischi con seditioni, ridussero il luoco ad esser un bosco di Baccano. Et se la prudenza di Gio. Galeazzo, duca di Milano, non li avesse rassettati. si sarebbono ammazzati sin'a uno. Né gli furno d'utilità. Come n’anche alla Valtellina, le discordie tra Comaschi et Milanesi, né le machinationi di Giacomo Medici et altri, quali allettati dal sito et bontà del loco machinavano mille trattati. È longo questo contado più di 25 miglia, tra montagne, con pianura molto più angusta della valtelinasca. S'alzano monti lati da un lato et l'altro, per il più fruttiferi. Ha d'oriente Bregaglia. Da occidente Misolcina et il Lago di Como. Da mezzo giorno Bocca d'Adda et la pianura di Proveggio. Da settentrione la Valle del Reno, quelli d'Avers et Leponzi.
La terra di Chiavena è in sito delitiosissimo, rassembra più tosto città che terra, et per la grandezza et spatio del luoco, et per li nobili et alti edificij, per le strade larghe, tutte lastricate non solo nella terra, in ancolontano da quella, per molte fameglie nobili, per molti letterati in ogni facultà, per il civil trattare di quella gente et liberale, per le delicie, che essibisce questo luoco, specialmente l'estate. Ha il territorio d'ogn'intorno fertile: et le terre circonvicine servono a Chiavenaschi per giardini et luoco di ricreatione. L'aria è felicissima, come ancora in tutto il contado,eccetto quella parte meridionale, dove si va al lago.
Passa per la terra, con letto ben castigato, il piccoso Meira, quale, nascendo nelli monti di Bregaglia confinanti con Malenco, bagna la Bregaglia, il territorio di Piuro et finalmente puoco lontano da Chiavena, verso sera, riceve nel suo letto il fiume Lirino, quale da settentrione per la Valle di S. Giacomo tra sassi spumante esce et finalmente a Samolico entra nel Lario.
Ha la terra da mattina Piuraschi, da sera il Lirino, da settentrione una sponda di monti tutta avignata, la cima del quale è chiamata Lovero,confina con Avers; da mezzo giorno ha una montagna piena di castagne,non molto alta, né molto erta, ma con diversi dossi, ornata di vigne, prati ed altre contrate. In questa sponda si cavano le pietre lavizare. Confina ancora con Prada, terra situata alle radici di questo monte, un miglio lontano.
Era Chiavena stata cinta di grosse muraglie et forti torri da Bona, duchessa di Milano, madre di Gio. Galeazzo; et avanti 500 anni fu fabricato da (un conte) d'Angiera un castello fortissimo sopra un vivo scoglio, separato dalla montagna, vicino alla terra, di poi accresciuto d'altri signori di Milano contra l'impietà dell'imperatori et altri nemici: ma avanti cento anni da Grigioni fu demolito, com'ancora tutti li castelli di Valtellina, sì ch'adesso si veggono solo li vestigij tanto delle muraglie, quanto della rocca. Il luoco è pretorio et commanda questo potestà a tutto il contado.
La chiesa principale è di S. Lorenzo, non tanto riguardevole perché è ampia et ben'ornata, quanto che è nobilitata d'arcipretura et 6 canonici; ivi appresso v'è habitatione commoda per tutti li sacerdoti. La torre delle campane è discosta dalla chiesa, è però bella, alta et carica di grosse campane: il cimiterio è ampio et aperto, et in mezzo di quello v'è una chiesa antichissima, rotonda et in quella v'è un grandissimo battisterio, antichissimo, con scolture rozze, ma esprimenti li antichi riti della consecratione del fonte, qual sarà di capacità di 20 brente d’aqua: era quivi il battisterio di tutto il contado.
Questo arciprete comanda a tutto il contado, ecetto che a Piuro: cioè a 8000 anime, et sì come vi sono stati arcipreti di singolar dotrina et santità, quali diffessero la Chiesa dalla violenza heretica con dotrina, fatiche et sangue, così a loro è successo Andrea Selva, a loro non inferiore et per bontà di vita, costumi exemplari et scienze singulari in ogni professione, particolarmente in legge. Quanto sia antica questa arcipretura si può raccoglier solo da questo, che si trovano investiture de beni capitulari fatte avanti 700 anni.
Vi sono altre chiese nel corpo della (terra), cioè S. Maria Rotonda, fatta di sei cantoni, antichissima, quale per traditione serviva alli pagani: era un hospitale, l'entrate del quale soccorrono alli paesani poveri; un'altra di S. Maria, chiamata de Patarini, altre volte delli padri humiliati, poi occupata dall'heretici: finalmente fatta prevostura nuncupata da Lazaro Carafino; una di S. Antonio; un'altra di S. Pietro, quale dà nome alla sua contrata; un'altra di S. Maria in contrata nuova; et di là dal fiume, qual si passa per un ponte di pietra, fabricato sopra vive rupi et coperto, nella contrata di Ultra Mera v'è la chiesa antichissima di S. Bartolomeo, quale altre volte fu del hospitale di S. Lazaro o vero, secondo alcuni, dell’abbatia di S. Abondio di Como, quali luochi havevano varie entrate in questo contado, quali sono state alienate di consenso di superiori: un'altra di S. Fedele nella contrata di Pergoli et un'altra di S. Giovanni di Pedemonte: et in questa chiesa, com'ancora in quella di S. Bartolomeo, si conservano molte reliquie de santi. Di più si è fabricato di novo un bell’oratorio ad honore di S. Rosalia. Quali chiese tute sono servite et officiate da sacerdoti secolari (non essendovi alcuna fameglia de regolari) con molta politezza et divotione. Si veggono li vestigij d’altre due chiese, quali erano del castello: l’una di S. Maria, l’altra di S. Giorgio.
Appartengono alla terra di Chiavena queste contrate, cioè Bet verso sera, dov'è la chiesa di S. Gregorio, mezzo miglio lontano; Pianazola, sopra il monte verso settentrione, dov'è la chiesa di S. Bernardino; Dragonera, dove si fabrica la chiesa di S. Maria di Loreto, dei Crotti, dov'è la chiesa di S. Carlo.
Li vini di questo paese sono per il più mediocri, ma si conservano in cantine fatte dalla natura nelle grotte della montagna vicina, con tanta freschezza per il freddo spirante da spiraceli soterranei, che nel maggior caldo paiono li vini aggiacciati. Et li nobili hanno appresso simil grotte stanze commode, dove con l'amici vivono allegramente godendo tal fresco, qual supplisce alla debolezza del vino. Si servono però molti del vino, guidato da Valtellina."
Cercino
Chiesa in Valmalenco
“La Chiesa, così chiamata perché in questo luogo v'era la parocchiale di tutta la valle, ha una chiesa antica, già molti anni sono qua sotterrata dalle ruine, poi ristorata ma goffamente; havrà 500 persone. La cura e divisa in otto contrate, la principale è attorno alla chiesa et puoco fa era dubitata quasi da heretici. In questa cura si cavano le Piode et si torniscono li lavezzi. In cima d'un monte, verso settentrione v'è un lago molto profondo di circuito d'un miglio et meno, nel quale si o pescano pesci delicatissimi al paro di qual si voglia sorta di pesce d’Italia, simile al carpione qual nasce nel lago di Garda; questo è di color d’oro, segnato con segni rossi et serve alla gola di Sondrio.”

Chiuro

“Chiuro, altre volte terra popolata, adesso molto sminuita d'habitatori per le pesti passate. È situato apena un miglio lontano da Ponte verso mezzo giorno in luogo alquanto pendente et chlivoso, fruttifero però d'ogni cosa se l'aria fosse di continuo buona, perché nelle grandi caldi è puoco sana. Il territorio è tutto avignato et produce buon vino, anzi ha nome d'un vignale solo, chiamato la Chiurasca, se bene sono vini de Pontaschi et del Buffetto.
Li prati di questo loco sono ampij assai, ma paludosi in parte, et questo giace vicino ad Adda. Li monti delli Chiuraschi confinano con li monti di Poschiavo. Teglio et Ponte, da qualiancora nasce quel fiume, quale per la Val Fontana cadendo bagna parte del territorio di Ponte et per il territorio di Chiuro, puoco lontano dalla terra, tra sassi labosi si scarica in Adda. Da questo si cava un rivo quale, condotto per canali, serve alli bisogni de molini, per ferraccio et usi della campagna et di casa. Del resto la terra è senza fontane.
È divisa questa communità in quattro parti, cioè la terra, Castione, Gerra et Castello dall' Acqua di là d' Adda. La chiesa parochiale di Chiuro è di S. Giacomo maggiore, assai vecchia ma ben ornata, con campanile di grande spesa, novo; vi sono altri oratorij, cioè uno di S. Michele. vicino al fiume nel fine della terra et è della famiglia de Quadrij: un altro di S. Giovanni Battista et di S. Antonio nella via regia; un altro fatto con bellissima architettura pure nella via regia verso sera dedicato alla Madonna et a S. Carlo, dove vi sono ancora vestigij d'un picciola chiesa. La contrata di Gerra è tutta dishabitata, sia per l'aria cattiva, sia per l'ingiurie della peste et guerra, et le case giacciono quasi tutte per terra: v'è però un oratorio di S. Marta; et puoco lontano da Gerra si vede una chiesa tra li prati altre volte dedicata a S. Andrea, ma sia per il sito humido per le paludi, sia per la lontananza dalla terra è abbandonata affatto.
Castione è nella collina d'oriente dove si va a Teglio, tutto fertile di vino, grano, frutti, diviso in alcune contrate verso settentrione. Ha la chiesa di S. Bartolomeo apostolo molto frequentata nel giorno di detto santo. Questa è parochiale fatta da Lazaro Carafino, avendo all'hora cento fameglie, ma adesso essendo quasi estinte, ricevono di novo li sacramenti dal curato di Chiuro. Sopra Castione, alle radici del monte maggiore, si veggono in un dosso li vestigij d'una grossa torre, inditìo d'una rocca fortissima. Tutte le fameglie di questa communità, eccentuando quelli di là d'Adda, saranno puoco più di cento.”

Campo Tartano

Cino
“Puoco lontano a mezzo il monte v'è Cino con chiesa parochiale di S. Michele. pure separata da Sorico, quale ha 100 fameglie. Nissuno questi duoi ultimi luochi è stato offeso dalla peste passata. Puoco lontano si reggono le ruine d'un vecchio castello.”

Colorina

Colorina, ultimo loco di quella pieve, ha 300 anime. Questo è un luoco del tutto infelice perché ha una picciola chiesa et brutta pessim'aria perché è vicina alle paludi; la campagna non produce né formento né. segale, ma meglio e puoco, senza vino, senza montagne fruttifere per pascoli, se bene hanno molte castagne, quali essendo fra sassi et rupi non si raccogliono la mità, sì che sono poverissimi. La parochiale è di S. Bernardo.
Rodolo nella montagna sopra Colorina ha una chiesa vice parochiale di S. Antonio con 40 habitatori, è un luoco povero vivendo l’habitatori di castagne et latte, né l’aria è molto felice per le paludi del piano sottoposto, nel qual loco alle radici del monte v’è un altro oratorio di S. Paolo tra alcune ruine. Questa contrata appartiene alla comunità di Colorina. V'è un'altra contrata chiamata la Valle con chiesa vice parochiale di S. Simone apostolo, quale haverà 40 persone. Ancora questi hanno puoca felicità perché sono senza campagna, vigne et prati; hanno solamente alcune selve et alcune paludi nel piano; et l'aria è pessima essendo il luoco occupato dove non spirano li venti, cioè alle radici del monte, tra alcune angustie d’una valle donde trasse il nome. Nel monte v’è un’altra contrata chiamata la Corna, quale, come ancora Valle è della communità di Colorina. Ha la chiesa viceparochiale di S. Margherita con senza 12 fameglie povere, quali vivono per il più di castagne e puoco latte, senza vino et biada. Ha però questo luoco buon’aria spazzando li venti la breva maligna la quale si solleva dal piano. V'è un'altra picciola rata chiamata la Poira, et un’altra di S. Giacomo: fuochi al pian situati, poveri, in luoco malsano, cioè vicini al piano dove sono infettate dalla puzza quale esala dal piano. Non v'è luoco in Valtellina dove vi sia maggior largura, quanto da Pedemonte sin a questi luochi, né dove Adda cammini più quieta, ma per il più questa val puoco et è quasi tutta inutile. Qui vi termina il tertiero di mezzo

Cosio

Cosio, fuoco de più antichi della valle, altre volte pretorio et populatissimo, mentre l'aria era buona, per causa del Bitto, il quale passava di là: ha il maggior estimo di tutta la valle, eccetto Teglio. Ha il territorio fertile di vino mediocre, grano et fieno. Ha castagne più che qualsivoglia luoco di Valtellina. Le fameglie di questa parochia sono 80 incirca, computando Rovoledo et Piazzolazzo, quali contrate sono verso mattina nella strada dove si va a Morbegno. La chiesa è parocchiale antichissima, quale, come dissi, ha sotto di sé Sacco, Rasura e Pedesina. In Cosio v'erano famiglie nobilissime et ricchissime. V'erano edificij sontuosi, ma l'aria ha fatto mutare stanza agli habitatori et atterrato gli edificij. Il monte è tutto pieno di castagne, la cima di pascoli et boschi. Sopra la terra v'era la fortezza nominatissima de Vicedomini: adesso si veggono solo li vestigij. Li spatij di questa terra arrivano sino alle porte di Morbegno, sin all’abbatia di S. Pietro sotto la trensiera fatta da nostri et Grisoni l'anno 1607 contra li Spagnoli, sopra la quale v'è la chiesa di S. Michele, solitaria sì tra rupi et sassi et castagne, ma ricchissima d’entrata. L’abbatia di S. Pietro è alle radici del monte, puoco discosta dalla strada, senza abbate et monaci, essendo patrone dell’entrata et del luoco li signori Franchi Vertemati di Piuro. Cosio ha due altre chiese, cioè una della Madonna vicina a Morbegno et l’altra di S. Dominico tra Morbegno et Cosio, nel piano alle radici del monte.”
Dazio
Datio ha la chiesa parochiale di S. Provino, separata d’Ardenno, con 80 fameglie, tra le quali ve ne sono 17 de nobili. È luoco delitioso, più temperato di Caspano, perché giacendo in una valle nascosta dopo un monte, quale quale non la lascia veder alli passagieri per Valtellina, tra vigne, prati et delitiosi giardini, avendo di più buoni vini et freschi, ristora non solo li suoi paesani, ma ancora quelli che vanno a starvi d’estate. Verso mezzo giorno vi sono le minore del ferro, ma perché mancano le legne si è cessato di cavare. Questo luoco si chiama la Colma di Datio del tutto infruttifera, parte si leva sopra il monte Pelasco, tutto pieno di rupi, se bene in alcun luoco si veggono alcune case et viti buonissime, qual si estende dal Ponte del Masino et, bagnandosi con le radici nell'Adda, arriva sino a Campo Vico. La communità di Datio ha un'altra chiesa picciola verso mattina dedicata a S. Antonio; et ivi puoco lontano verso settentrione si vede una fabrica nova in una contrata chiamata Regolido sotto Ca del Sasso, fatta alla forma della Madonna di Loreto."
Delebio
Dubino
Dubino, terra lontana da Mantello un miglio, ha territorio simile allidetti. Ha la chiesa parochiale separata da Sorico con 100 fameglie incirca. È situata nel piano,è bagnata d'un rivo scorrente dalla montagna etd'Adda, qual passa puoco lontana. Ha due contrate, cioè Porconico over Cantone, dove si va alli bagni del Masino da quelli li quali vengono dal lago di Como; l'altra si chiama Monastero, dov'altre volte habitavano molte monache, ma per la cattiva aria mutorno altrove. Nel monte alto si vede una chiesa di S. Giuliano, la quale ha datto il nome al monte.
Li monti di tutta questa sponda sono fertili, ma apena si vedono da passagieri, et questi confinano con Bregaglia et Malenco. Nelli confini di Chiavenna v'è una grande prateria, chiamata il piano di Proveggio, lungo un miglio et largo duoi, assai caregioso. Et questo da sera confina con bocca d’Adda, cioè dov'entra nel lago di Como: et da settentrione con le cannette et lago di Chiavenna, et quivi finisce la squadra di Traona et la Valtellina nel lato dritto.”
Faedo Valtellino
Fusine
Le Fusine, così chiamate da molte fusine di ferro il quale quivi si cava dalla montagna di questo territorio et si lavora, è luoco di mercantia essendovi di là il passo per Bergamasca. È d'aria mediocre; ha campagna buona et spatiosa, ma puoco habile per viti, indi bevono vino picciolissimo; monti abbondanti di castagne, pascoli, legnami sì che li habitatorigene­ralmente non sono molto poveri. La chiesa è parochiale di S. Lorenzo; il popolo è di 500 anime. Scorre per la terra il fiume chiamato Madrasco, qual nasce nelle cinse delli monti di Val Madre della quale riceve il nome. Ha la communità delle Fusine tre contrate nella montagna disperse tra l'arbori, quali concorrono a far il numero delli già detti habitatori.
Gerola Alta
“La Valle del Bitto, così chiamata dal fiume qual passa per quella, è molto longa, più di 15 miglia, dov'è strada commodissima per andare nel stato de Venetiani, tanto a piedi quanto a cavallo. Ha sette parocchie, duoi nel fianco diritto, quatro nel fianco sinistro, et una in un monticello che si leva tra l'un e l'altro fianco… Nel fianco sinistro la più lontana da Morbegno si chiama Gerolo, contrata assai grande con queste contrate, cioè Piazza, Ravizza, Castello, Lavezolo, Foppa, Tegiolo, Naso Onchio, Rogia, Fenile, Casinello; fanno 200 fameglie. Ha la chiesa parochiale libera di S. Bartolomeo apostolo. Nel monte Trona et Tronella vi sono le minere del ferro.”.
Gordona
Grosio
Grosio dista da Sondalo sei miglia; è situato in pianura; prospero per clima limpido, acque pulitissime, cereali, bestiame, discreto castagneto. La viticoltura è però debole, tuttavia la gente beve il vino gradevole dei colli vicini, magari criticando il proprio. I maggiorenti si servono anche di quello importato, più forte; il popolo minuto riempie la propria mensa con latticini. Qui si chiude la "cella" retica. La montagna che sovrasta il paese a settentrione, per le fenditure delle rupi e la friabilità della roccia, minaccia sempre la rovina del paese; quella invece che si trova ad oriente confina con la Valcamonica e serve a pastori e boscaioli.
Industriosi e robusti oltre ogni dire sono gli abitanti (ne conta poco meno di milletrecento), abilissimi
nella mercatura e negli affari; sono altresì prestanti per bellezza, forza, ingegno e perciò sono per ogni verso quelli più dotati della pieve. Grosio ha una valle a settentrione, ottimamente attrezzata su entrambi i versanti per i lavori estivi, e che per un'estensione di dieci miglia nutre innumerevoli greggi e produce in gran copia ogni genere di pastura. Si congiunge sia coi monti di Bormio sia con quelli di Poschiavo, ed è abitata anche durante la stagione più fredda. Vi scorre il Roasco, torrente montano, il quale, una volta raccolte a mezza valle le acque sgorganti da due diverse sorgenti dalle catene ghiacciate, spumeggiando tra rocce inaccessibili, confluisce nell'Adda nella piana di Grosotto. La chiesa del paese di Grosio è parrocchiale, dedicata a S. Giorgio, mediocremente dotata di suppellettili in argento e in seta ed è cadente per l’antichità. C’è un altro oratorio, quello di San Francesco, recentemente costruito a spese di privati, unito alla chiesa parrocchiale. Altre due chiesette sono sulla montagna che volge verso la suddetta valle: una di san Giacomo, all’interno della valle, una seconda di San Gregorio nel paese di Ravoledo, abitato da ottanta famiglie. Nella stessa Grosio di sta costruendo una chiesa grande e di pregevole architettura dedicata a S. Giuseppe; se a Dio piacerà, la chiesa raggiungerà lo splendore dei più insigni monumenti della zona.
Nella piana di Grosio si erge un ameno colle, sorretto da rocce non raggiunte dalla vite, e con una modesta spianata sulla sommità, dove si innalza una roccia con una chiesetta dedicata ai Santi Faustino e Giovita. La località dista da Grosio un miglio e si trova entro i confini di Grosotto: l’oratorio infatti fa da confine fra i due paesi. La natura del luogo suggerì una roccia: la tecnica vi aggiunse un doppio giro di mura, torri, fossati, nei quali l’Adda stessa si insinua per un lungo tratto: fu costruita un tempo in modo assai fortificato e aggraziato dai Venosta quando erano
potenti; in seguito, poiché la potenza eccessiva non serviva ad allontanare le ostilità, bensì a provocarle tra la gente della regione e a opprimere i buoni costumi, uccisi i capi, abbattuta e infine smantellata per ordine dei Reti, giace nelle proprie ceneri, segno dell'antica grandezza. Un'altra frazione della comunità di Grosio si trova oltre l'Adda sulla strada che porta verso Sondalo: si chiama Tiolo, è abitata da settanta famiglie. Vi è una chiesa celebre, dedicata alla visitazione di Maria Vergine a Elisabetta: dista da Grosio due miglia.”
Grosotto
Grosotto, il più grosso dei paesi della pieve di Mazzo, conta millecinquecento abitanti; per vivacità di ingegno, per salubrità del clima, per purezza di acque non è secondo a nessuno: in particolare c'è abbondanza di vino, ma non dappertutto buono. Possiede inoltre una campagna ampia e fertile, ma ridotta assai dalle inondazioni dell'Adda; sulla montagna vi sono non spregevoli castagneti, i maggenghi sono vastissimi e dolcissimi. Il paese è addossato a una rupe aspra ed altissima, rivestita di folti vigneti. Il fiume che strepita presso il paese, specialmente quando folleggia per le piogge estive, turba la serenità del luogo, che sarebbe ancor più terribilmente inondato se ogni anno non fossero opposti a quella furia argini ottenuti col drenaggio del letto. È disturbato da una roggia che scende dalla sommità della montagna e spumeggia contro le abitazioni ad occidente e contro la chiesa. La chiesa, da poco sottratta all’arciprete di Mazzo, è parrocchiale, dedicata a S. Eusebio vescovo di Vercelli; ve n’è un’altra lontana dal Roasco, dedicata alla Madonna, la quale, da piccola cappella com’era, divenne successivamente una grande chiesa, di insigne struttura e assai ampia; per i miracoli divinamente manifestati essa è devotamente frequentata da gente del luogo a da forestieri. Vi sono altre due chiese minori, una dell’invenzione della Santa Croce, una dedicata a San Sebastiano, ambedue in montagna.
Un tempo il paese ebbe famosi letterati: Antonio di Grosotto, teologo del vescovo di Vigevano e suo oratore e assistente presso i tridentini, apparteneva all’ordine dei Predicatori, dal quale ne uscirono molti altri, così come non pochi dall’ordine dei Francescani; anche preti, tra i quali ci fu Giovan Pietro Stoppani versatissimo nelle discipline teologiche e nelle controversie, fino a poco tempo fa arciprete di Mazzo e
precedentemente prevosto di Mesocco nella Rezia: uomo semplicissimo che, benché con il peso degli anni fosse divenuto meno abile a trattare favorevolmente le questioni ecclesiastiche, fu tuttavia tenuto sempre in grande onore e affetto da cardinali, pontefici e soprattutto da S. Carlo Borromeo. Il paese diede anche i natali, sotto faustissima stella, a quel Giacomo Robustelli che, per lealtà, abilità, regale magnanimità, fu in grande fama presso l’imperatore, re potentissimi, grandi principi; dai Valtellinesi fu poi celebratissimo per molti titoli, ma soprattutto perché si diede da fare per sottrarre dal giogo tirannico la patria, da lui strappata a una miserevole fine e rianimata al suo petto. Grosotto è distante due miglia da Grosio e altrettante ne dista da Mazzo.”
Lanzada
“Lanzada è a banda dritta del fiume Lanterna et in quella parte della valle dove si va a Poschiavo con varie ascese, per larghe praderie, folti boschi, difese quinci et quindi da alte rupi (perché la valle di Malenco forma quasi un'ypsilon, dividendosi in due valli dove la Lanterna entra nel Mallero). È la parocchia più ricca di questa valle, perché ha molti prati, mediocre campo et buono. In oltre li habitanti tutti sono industriosi: alcuni essercitano mercantia nelle principali terre della valle, altri sin da piccioli si affannano al guadagno remingando non solo per Valtellina vendendo mercantia più vile, ma andando alle vicine terre de Venetiani, Trentini, Todeschi; altri fanno il parolaro et magnano. Li più rozzi attendono a coltivar li terreni. La chiesa parochiale è di S. Giovanni Battista. Li habitatori saranno puoco più di 600, quali habitano in cinque contrate tutte poste al piano, l'ultima delle quali Tornadri dove v'è una picciola chiesa di S. Pietro. Quivi pare che non si possi andar più oltre, essendo il luogo cinto d'ogni intorno de rupi altissime et del tutto scoscese.”
Livigno
Madesimo
Mazzo di Valtellina

Mello

Mello nel monte sopra Traona a mezzo il monte, chiamato con altronome Castello de Mofilo de Vice Domini, è communità assai grande,havendo 150 fameglie: è luoco delitioso. Ha la chiesa parochiale di S. Fedele separata avanti 150 anni dalla collegiata di S. Stefano di Sorico, terra del Lago di Como. Ha alcune contrate, cioè Pregrosso, la Valle del Masino et Bieggio ov'è la celebre chiesa di S. Giovanni fatta in forma triangulare, frequentata con grandissima devotione. riposando ivi il corpo di S. Gennaio confessore con molt'altre reliquie, quali si conservano in quella chiesa nelli reliquairij d'argento. Ivi d'appresso passa un grosso rivo in profondo letto, quale lasciandosi d'altamontagna, con strepiti et minaccie, passa apresso Traona et entra nell'Adda.
Mese

Montagna in Valtellina

Morbegno

“Morbegno, terra principale, così detta altre volte per la mala aria quale v'era, essendo fabricata appresso le paludi verso mattina dove si vede la chiesa di S. Martino all'hora parocchiale, overo dalli costumi benigni di quella gente. Ha 300 fameglie incirca, tra le quali sono molti de nobiliet molti forastieri, quali quivi concorrono come terra mercantesca, vicina a Bergamaschi, Chiavenaschi e Comaschi.
Pare piutosto città cheterra. Quivi, et per il mercato settimanale et per mercati d'ogni sorte et diverse arti, niente amanca al viver humano. Il territorio è tutto fertile, utile, ameno et sano. La campagna è grande, larga verso Adda un miglioe mezzo. Abbonda di grassine per la vicinanza de monti et valli vicine.Passa sotto un ponte di pietra un grosso fiume chiamato Bitto, qual nasce nelli alti monti verso mezzogiorno, nelli confini de Bergamaschi, qual, oltre che serve all'usi communi, molini, ferrareccie, folloni, rasighe et per la campagna, serve ancora a condurre grandissima quantità di legnami per la Valle del Bitto utile ad ogni cosa. La terra è pretoria et a questo podestà obediscono dodeci comunità. Il sito della terra dalle radici del monte, quale a mezzo giorno s’estende verso settentrione per pianura alquanto chievosa così fatta dal fiume Bitto.
Et avanti cento anni era circondata la terra da muraglie distinte con alcune torri. Adesso appena si veggiono li vestigij ancora d’un vecchio castello et d’una torre, l’una dlele quali è di qua dal fiume et l’altra di là sopra la terra sopra viva rupe. Questa ancora è stata molto afflitta dalla peste e perciò si veggono molte belle case abbandonate dalli abitatori, particolarmente di là dal ponte verso sera. La chiesa principale è di S. Giovanni Battista. grande et ben ornata con belle immagini, organo, campane e con alto campanile; vi sono molte sante reliquie, in particolare si tiene con gran riverenza una delle spine della corona del Signore. È fatta archipresbiterale da Lazaro Carafino, ma senza canonici.
Vi sono duoi conventi. Uno vecchio de dominicani è fabricato con bell’architettura e grande con duoi chiostri, porticati con belle colonne, con bellissima chiesa et grande, dedicata a S. Antonio abbate. Quivi giace il corpo del beato Andrea di Pescarla [Peschiera], frate dominicano. Questa chiesa è molto frequentata da Morbegnaschi et per le messe, havendo questo convento 12 padri, et per il rosario et per le prediche frequenti et per la musica. V'è una piazza spatiosa avanti la porta della chiesa, dove si fanno ancora mostre, giostre, passegiamenti et altri essercitij di recreatione. Nel’hospitio de padri capuccini stanno al presente quattro padri, quali aiutano l'anime con prediche, sacrificij et confessioni. V'è un'altra chiesa grande, fatta con mirabile architettura, da paragonarsi con le prime della valle, dedicata alla Santissima Vergine. Verso mattina mezzo miglio lontano dalla terra, nella via regia, et alquanto più lontano nell'istessa strada, ve n'è un'altra di Santo Martino, altre volte parocchiale, adesso frequentata per li molti sacrificij, quali ivi si fanno per esser stati sepolti ivi quelli che l'anni passati morsero di peste di quella Parocchia. Ve n'è un'altra di S. Pietro martire tolta alli calvinisti puoco fa, dov'è l'altare di S. Giovanni Battista del iuspatronato delli signori Pigozzi. Nella terra ve n'è un'altra di S. Rocco, nel fine della terra verso sera.
Ha duoi viceparochiali, cioè la Valle et Albaredo. Ha patito questa terra molti disagi ancora per le guerre, non tanto presenti quanto l’anno 1531 da Gio. Giacomo Medici dal quale fu presa et tutta guasta havendo intentione di impatronirsi di tutta la valle, se bene scacciato da Valtelinaschi et Grigioni.”

Novate Mezzola

Pedesina
Piantedo

Piateda

Piuro
Poggiridenti
Ponte in Valtellina
Postalesio
Prata Camportaccio
Rogolo

Sirta

Rasura

Samolaco

Sondalo
San Giacomo e Filippo

Sondrio

Talamona

Teglio

Tirano

Torre di Santa Maria
Traona

Tresivio

Verceia

Villa di Tirano

Valdisotto

 

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