Fortunato Sprecher, Pallas Rhaetica

FORTUNAT SPRECHER VON BERNEGG
"Pallas Rhaetica, armata et togata", Basilea, 1617

Traduzione a cura di CECILIA GIACOMELLI

Pubblicato nel Bollettino del Centro Studi Storici dell’Alta Valtellina, anno 2000

Libro decimo


Dopo aver illustrato brevemente il libero stato delle Tre Leghe ed averne chiarito i rapporti politici, è necessario concludere il nostro lavoro con una descrizione altrettanto breve del ridente territorio abitato dai suoi sudditial di là delle Alpi.
Parleremo innanzitutto della Valtellina, assai nota per via della sua bellezza e fertilità. L'origine del suo nome deriva dall'imponente castello di Teglio, anche se non tutti concordano su detta ipotesi. Si narra infatti che questa vallata fosse stata abitata per la prima volta 675 anni dopo il Diluvio Universale e governata da Cambus Blasco ed altri principi etruschi. Pertanto il suo nome deriverebbe da "vallis tyrrhena". Queste popolazioni etrusche avrebbero edificato la magnifica città di Volturena nella parte più bassa della vallata, allo sbocco dell'Adda nel lago di Como. Nelle opere storiche gli abitanti di questa città sarebbero stati chiamati "padri volturreni". Anche il nome del lago di Como (lacus Larius) avrebbe origini etrusche, avendo Larius il significato di principe'.
Plinio chiama "Vennonetes" gli abitanti della Valtellina (diciannovesimo capitolo del terzo libro della sua "Historia naturalis". "Veltolini" sarebbe pertanto una storpiatura del nome latino. In italiano, lingua di queste popolazioni, questa terra si chiama Valtellina, noi la identifichiamo col nome di Veltlin.
Clüver non sbaglia quando, nel quindicesimo capitolo della sua"Italia antiqua", parlando degli Euganei e accennando anche alla Valtellina, attribuisce al suo nome la giusta origine che fa riferimento al castello di Teglio, contraddicendo perciò coloro che fanno derivare il nome Valtellina da Volturena. Tra questi ultimi si possono menzionare anche Flavio Biondo, con la sua "Historia decadis" (ottavo libro del primo tomo) e Paolo Giovio.
La Valtellina apparteneva in origine alla zona governata dalla popolazione alpina dei Reti, che ampliarono il loro dominio in direzione di Como e di Trento. 738 anni dopo la fondazione di Roma e 16 anni prima della nascita di Cristo i Reti necessitarono dell'aiuto dei loro sottomessi per combattere contro P. Silio e Druso. Più tardi, quando la Rezia venne trasformata in Provincia, anche la Valtellina fu annessa all'Impero Romano.
Insediati in una zona al confine dell'Italia, i Valtellinesi furono esposti all'assalto dei Goti e neppure i minacciosi Longobardi li lasciarono in pace. Solo con l'avvento dei Franchi, che sconfissero i Longobardi, fu possibile per i Valtellinesi condurre una vita relativamente tranquilla. Ma essi non poterono sfuggire nemmeno alle devastazioni dei Saraceni.
Quando in Italia il potere dell'Impero Romano iniziò a vacillare, la valle venne interessata dalle funeste lotte intestine tra Guelfi e Ghibellini. Governata dalla città di Como, la vallata attraversò dei momenti di difficoltà e di miseria a causa delle faide tra i Vitani e i Rusconi di Como e tra i Torriani e i Visconti di Milano.
Dopo lungo tempo i Visconti ebbero la meglio e ad essi seguirono gli Sforza. Sotto il loro dominio il capitano del territorio aveva la sua sede a Tresivio e presiedeva il Terziere di Mezzo. Egli aveva come collaboratore un vicario esperto in materia di diritto ed un cancelliere, così come accadeva ai podestà dei due restanti Terzieri, e un cavaliere con quindici servitori. Così il capitano si occupava dei problemi di diritto civile e penale, come facevano il podestà di Tirano nel Terziere Superiore e il podestà di Morbegno, la cui sede era originariamente a Cosio, nel Terziere Inferiore. I ricorsi venivano indirizzati al Senato di Milano. Nel caso in cui i sudditi si fossero lamentati della condotta dei capitani, ogni sei mesi sarebbero arrivati sul territorio censori e sindaci, la cui durata in carica corrispondeva ad un anno.
I Grigioni certo non potevano dimenticare le loro antiche pretese di dominio, che furono alimentate dalla donazione di Mastino, figlio di Barnaba Visconti. Gian Galeazzo Visconti, figlio di Galeazzo II, aveva imprigionato suo zio Barnaba Visconti e ne aveva occupato tutti i possedimenti. Mastino, il figlio minore di Barnaba, viveva poveramente a Coira, ospitato dal vescovo Hartmann. Nel 1379, prima di essere imprigionato, Barnaba aveva però lasciato ai propri figli una parte dei suoi domini e Mastino aveva così ottenuto Brescia, la Riviera di Salò la Valcamonica, la Valtellina, la Contea di Chiavenna e Bormio. Il penultimo giorno di giugno del 1404 Mastino Visconti di Milano, per riconoscenza nei confronti della Chiesa della Santa Vergine Maria di Coira e del suo vescovo Hartmann, fece dono alla città di Coira della Valtellina, – così è espresso alla lettera nell'atto di donazione - del Comune di Bormio, del Comune di Poschiavo, del castello, della città e della valle di Chiavenna e di Piuro con tutte le sue genti, beni, domini, diritti, ecc. Il vescovo di Coira ed i Grigioni, nonostante l'uso di tutti i mezzi legali in loro possesso, non poterono rivendicare la loro proprietà nei confronti del potere di Gian Galeazzo e dei suoi seguaci. Eppure nel 1486, quando Gian Galcazzo Sforza governava sui domini milanesi, sotto la tutela della madre Bona e dello zio Ludovico il Moro, i nostri Grigioni colsero l'occasione per rientrare in possesso delle loro proprietà, soprattutto di Bormio e Poschiavo, che Ulrich von Matsch aveva perso nel 1450. Attraverso il loro inviato, l'engadinese Ulrich Maschol, i Grigioni dichiararono guerra. Il podestà di Bormio, Cisermondo, rispose sprezzante a Maschol che gli era indifferente il fatto che i Grigioni scegliessero la pace o la guerra. Dopo tre giorni i nostri eserciti si trovavano sul posto. Impauriti, i Bormiesi si diedero alla fuga e capitolarono. Conquistata Bormio, gli Engadinesi e altri uomini provenienti dalla Val Bregaglia si diressero verso Chiavenna, come i Grigioni delle due restanti Leghe, e la raggiunsero attraverso la Val San Giacomo. Il Conte Antonio Balbiani si accinse ad affrontarli nella vallata, affiancato da un esercito che vantava Lantolino come capitano di fanteria. Essi vennero però assaliti di sorpresa dai Grigioni, indotti alla fuga e sconfitti. Tra le vittime si contava anche Giovanni Grandone di Chiavenna, uomo che godeva di grande fama presso le sue genti. Chiavenna venne incendiata. A Piuro sarebbe toccata la medesima sorte se Bertold von Fontana non si fosse pronunciato a favore dei suoi abitanti, poiché un tempo qui a suo fratello Benedikt fu salvata la vita. I Grigioni si portarono via un bottino consistente in bestiame ed altro e si fermarono a svernare nella Val San Giacomo. Con l'inizio della stagione primaverile essi perpetrarono un nuovo attacco nei confronti della Valtellina, impossessandosi di tutto quanto capitava loro tra le mani; depredarono oltre 20 paesi compresi tra Bormìo e Sondrio. In qualità di tutore, Ludovico il Moro siglò la pace, versando 14.000 fiorini e lasciando Poschiavo a disposizione dei Grigioni.
Nel 1496 l'Imperatore Massimiliano raggiunse l'Italia attraverso i possedimenti grigioni ed il lago di Como. In seguito alla morte del nipote, Ludovico il Moro aveva ottenuto il feudo del ducato di Milano nel 1495. Nel 1494 aveva fatto fidanzare la nipote Bianca Maria, figlia di suo fratello Gian Galeazzo, con l'Imperatore; per questo ella era stata condotta con grande fasto attraverso l'intera Valtellina e aveva valicato il Passo di Santa Maria. Nel corso del 1499 Ludovico il Moro venne cacciato dal suo ducato da re Luigi XII di Francia e riparò con i suoi due figli a Innsbruck, presso l'Imperatore Massimiliano. Nel castello di Tirano egli lasciò 500 — secondo altre fonti 800 — lanzichenecchi che l'Imperatore gli aveva mandato in aiuto. Nonostante i Francesi avessero occupato tutte le città del ducato, essi rimasero sempre fedeli al Moro. Anton Baissay, chiamato il balivo di Digione, si recò sul posto con un forte esercito composto da Svizzeri e Grigioni, munito di un pesante cannone da campo. La città venne colpita; le truppe di occupazione si arresero, ottenendo così di potersene andare disarmate. Essendosi mantenuti fedeli al duca, il cavalier Luigi Quadrio e Serafino Quadrio vennero invece portati via dai Francesi come prigionieri.
Dopo breve tempo il Moro tornò; al suo seguito c'erano le truppe imperiali. Egli riconquistò il territorio senza grandi sforzi, inviando il suo capitano Badino Parravicini di Caspano (secondo altri di Pavia), accompagnato da pochi soldati, verso la Val Bregaglia. Qui il capitano si incontrò con altri 100 uomini e il 2 febbraio 1500, a notte fonda, raggiunse il castello di Chiavenna, davanti al quale si fermò con i suoi soldati. Minacciò i cittadini di incendi e furti, qualora essi non avessero aperto immediatamente le porte al rappresentante del duca Ludovico il Moro e finse di avere con sé seimila tedeschi. I pochi che di fatto erano con lui strepitavano a tal punto da far credere che egli fosse effettivamente seguito da un tale numero di uomini.
Il capitano riuscì ad entrare in città grazie a questo stratagemma militare. Il conte Annibale di Chiavenna, che a suo tempo era fuggito con il duca di Milano, occupò nel frattempo la torre sul lago di Olonio. Egli l'aveva infatti trovata vuota e aveva obbligato gli abitanti del luogo, sconvolti da un cambiamento tanto repentino, a prestargli obbedienza. I suddetti avvenimenti avrebbero potuto facilitare la riconquista del ducato da parte del Moro, se egli non fosse stato tradito presso Novara da alcuni suoi collaboratori infedeli. Venne pertanto condotto in Francia come prigioniero.
Il re riprese il sopravvento e i sudditi vissero in uno stato di oppressione fino al 1512. Nel 1503 una compagnia di giovani della Val Bregaglia, insofferente alle azioni violente perpetrate da alcuni seguaci del re, aveva occupato Piuro. In quell'occasione il Gran Bastardo di Francia venne ucciso in battaglia da Gubert von Castelmur. Nel 1508 un capitano del re si fermò per mezzo anno con 500 Guasconi nella zona compresa tra Tirano e Ponte. Si chiamava Giacomo il Giovane Malerba e fece onore al suo cognome (erba malvagia), esigendo quotidianamente cibo, bevande e vestiti dai poveri abitanti della zona e minacciando uccisioni ed incendi nel caso in cui quanto preteso non gli fosse stato procurato.
Nel 1511 un grande numero di lanzichenecchi al soldo di re Luigi passò dalla Valtellina. Senza ottenere nulla in cambio, i valligiani dovettero fornire loro generi alimentari; questo fatto fece attraversare alla vallata un periodo di carestia.
La lotta tra papa Giulio II e re Luigi si inaspriva di giorno in giorno, oltre che per altri motivi, soprattutto a causa dell'annuncio di un Concilio. La pesante sconfitta subita per mano dei Francesi presso Ravenna fece adirare seriamente il papa che accendeva gli animi contro il re scomunicato. Egli lodava i Confederati e le Tre Leghe, nemici giurati della Francia, elargendo loro bandiere ed il titolo di "protettori della Chiesa e domatori di principi". Nel frattempo si moltiplicavano le violenze da parte delle soldatesche francesi in Valtellina, a Chiavenna e a Bormio. Dalle loro postazioni fortificate, site nelle strozzature della valle, essi impedivano il passaggio a coloro che trasportavano le merci sui muli e ai viaggiatori, li derubavano e li facevano prigionieri.
Le nostre genti, incitate dal papa e stanche delle ingiustizie e dei continui soprusi, confidavano nei loro antichi diritti e nella legittimità delle loro richieste. Inoltre i Francesi e i duchi di Milano dovevano loro grandi quantità di denaro provenienti da crediti non saldati alle milizie.
Così giovedì 24 giugno 1512 il vescovo Paul di Coira e le Tre Leghe penetrarono con successo in Valtellina attraverso il Passo del Bernina. Herkules von Capol da Flims era il condottiero della Compagnia delle Leghe Grigie, il vescovo Konrad Planta di Zuoz, che in seguito venne anche nominato primo capitano della Valtellina, della Lega della Casa di Dio e Konrad Beeli da Davos della Lega delle Dieci Diritture. Grazie alle trattative del cavalier Luigi Quadrio, dopo poco tempo capitolarono i due castelli che rappresentavano le posizioni più forti: Piattamala, al confine con la Val Poschiavo, dove stava il bastardo francese Straxe, e Tirano, il cui castellano era Stefan Bastier.
Il giorno 27 dello stesso mese ed anno, di domenica, i Valtellinesi giurarono fedeltà ai Grigioni a Teglio. Allo stesso modo vennero occupate anche Bormio, il contado di Chiavenna e le tre pievi sul lago di Como. Alla loro riconquista si accompagnavano le grida di acclamazione della popolazione intera: "Viva Grisoni!". Solo la presa del castello di Chiavenna si protrasse per sei mesi: quando alle truppe di occupazione guidate dal francese Jacques Fayet cominciarono a mancare i viveri, egli si arrese e si ritirò in Francia. Col sopra citato Jacques Fayet trattava in nome dei Confederati il colonnello Herkules von Capol, che coprì anche la carica più alta nell'operazione della conquista del castello di Chiavenna. Per motivi di sicurezza l'anno successivo vennero distrutti i castelli di Piattamala, di Tirano, di Tresivio e la torre sul lago ad Olonio. Anche Gian Giacomo Trivulzio e Louis Trémoille potevano contare su loro alleati e spie sul lago di Como per la presa e riconquista del ducato di Milano. Uno di essi, tra i più importanti, era Andrea Giorgio Casanova che deteneva il castello di Musso in nome del Trivulzio. A Dongo egli venne poi preso prigioniero dai Confederati che lo fecero decapitare.
Dopo che Massimiliano Sforza, figlio di Ludovico il Moro, venne riconfermato nel suo dominio dai Confederati, cedette a questi ultimi, di sua spontanea volontà, tutti i territori che essi avevano conquistato nel ducato di Milano, in cambio di una parte dei loro guadagni pecuniari. Il documento relativo, datato 1513, è tuttora disponibile e venne confermato nel 1531 da Francesco, fratello di Massimiliano Sforza.
Quando l'imperatore Massimiliano nello stesso anno 1513 necessitò dell'appoggio dei Confederati e delle tre Leghe per l'assedio della città di Digione in Burgundia, riconfermò dette condizioni per un periodo di tempo illimitato. Nell'anno 1518 egli stipulò con le Tre Leghe un accordo perpetuo20, promettendo di non passare con le sue soldatesche attraverso il territorio valtellinese e quello della contea di Chiavenna, fintanto che questi territori fossero stati sotto la giurisdizione grigione. Da parte loro, le Dr Leghe assicuravano la protezione dei territori imperiali e l'impedimento del passaggio di soldatesche in direzione del Tirolo, dei quattro domini prima dell'Arlbere e del lago di Costanza.
Nel 1515 il re Francesco di Francia giunse nel ducato di Milano con l'intenzione di riconquistare i territori perduti. Suoi alleati erano i due fratelli Galeazzo e Giulio di Sanseverino. Giulio riuscì ad entrare in Como e spiegò che avrebbe ripreso con le armi quanto era ora in possesso dei Confederati e delle Tre Leghe. Tramite alcuni soldati egli mandò un messaggio agli abitanti del lago di Como che erano dominati dai Grigioni e li conquistò immediatamente alla propria causa. Tentò la stessa mossa nei confronti dei Valtellinesi e degli altri, che si rifiutarono di obbedire ai suoi ordini, coscienti del fatto che comunque i Francesi non avrebbero mandato sufficienti guarnigioni. Solo gli abitanti di Caspano e alcuni di Traona, guidati da Tomaso Paravicini Capello, avendo udito della vittoria francese di Marignano, gridavano: "Franza, Franza!" in approvazione dei Francesi e distrussero i blasoni delle Tre Leghe sui muri. Con un'azione sorprendente, i Grigioni li repressero, accorrendo da Chiavenna. Essi furono puniti con la prigione, con sanzioni in denaro e con l'espulsione dal territorio. Il citato Tomaso Paravicini venne punito con il pagamento di una certa somma in denaro e successivamente venne lasciato libero. Nel frattempo altre truppe riconquistarono anche i territori perduti sul lago.
Un certo Francesco Morone di Lecco, sostenitore dell'imperatore, senza previa approvazione delle autorità, riunì in Valtellina e nelle vicine località alcuni soldati e appiccò fuoco a molte baite in montagna e ad alcune case a Corenno. Venne scacciato dai Guasconi, inviati direttamente da Como.
A Como governava in nome del re Jean de la Vandenesse, fratello di Jacques de Chabanne, signore de la Palice. Approntò molte navi a Como e partì con una forte flotta, composta prevalentemente da gente di Torno, alla volta di Sorico, per riportare sotto la sovranità del re i territori occupati dalle Leghe. La cosa si presentava poco complicata, in quanto le Leghe avevano lasciato sprovvisto di guarnigioni questo lato della montagna.
La flotta approdò nei pressi di Sorico quando gli abitanti erano nei campi. Vandenesse aveva iniziato il suo discorso, rivolgendosi alla popolazione del luogo, quando qualcuno tra la folla sparò con un fucile a mano contro i Francesi. Allora Vandenesse fu preso da collera e ordinò che Sorico e Gera, unitamente alle imbarcazioni trovate in quei luoghi, venissero bruciate. Questi fatti accadevano il 16 maggio 1516. Inizialmente la popolazione tenne testa agli attacchi francesi, sperando nel rapido intervento dei vicini. Delusi da queste aspettative, essi fuggirono, rifugiandosi nelle gole montane. Vandenesse cercò anche di arrivare in Valtellina, ma qui l'esercito francese e veneziano al di qua dell'Adda venne messo in fuga dall'imperatore Massimiliano, dalle truppe confederate e dalle Leghe. Francesi e Veneziani si ritirarono verso Milano. Vandenesse modificò pertanto il suo piano e se ne tornò a Como. Per vendicarsi sui Francesi delle ingiustizie perpetrate ai danni di Sorico, le Tre Leghe arrivarono a Bellano e mandarono in fiamme quello che rimaneva di Corenno. Essi si arrampicarono sulla roccia di Musso, scesero nella valle di Menaggio, si procurarono del denaro e nei pressi di Porlezza distrussero alcune case. Tornati a Menaggio, che rimaneva comunque fedele ai Francesi, diedero il luogo quasi interamente alle fiamme, poiché gli abitanti si rifiutarono di pagare le somme che erano state richieste.
Intanto i guasconi si allontanarono sul lago e, approdati a Gravedona, pretesero dalla popolazione un versamento in denaro e rasero al suolo alcune case vicine a Menaggio. Subito dopo, il 29 novembre 1516, a Friburgo nell'Ucchtland venne stipulata la Pace Perpetua tra il re di Francia e i Confederati e le Tre Leghe.
Il re lasciava ai Confederati i baliati oltremontani sul territorio del ducato di Milano e alla Lega Grigia, in libera proprietà, la Valtellina, la Contea di Chiavenna e Bormio. Riguardo alle tre pievi sul lago di Como il trattato suonava ambiguo e poco chiaro. Gian Giacomo Trivulzio, il comandante regio, avrebbe voluto annetterle al suo castello di Musso e inviò pertanto alcuni soldati. I Grigioni si opposero strenuamente e vennero nuovamente richiamati dalla popolazione, per via dell'influenza esercitata da Antonio nemico dei Francesi, governatore di Dongo in nome dei Grigioni. Così i Francesi si arresero.
Nel 1523, quando anche la Lega della Casa di Dio e quella delle Dieci Diritture accettarono il trattato di pace coi Francesi, il re rinunciò spontaneamente a rivendicare qualsivoglia diritto sulle tre pievi per sé e per i suoi successori, cedendole ai Grigioni. Dopo la morte di Antonio da Brenzio e la decapitazione di suo figlio, avvenuta nel 1521 a Corno, le Tre Leghe governarono indisturbate sulle tre pievi fino al 1525. In quell'anno Gian Giacomo Medici, detto il Medeghin, le occupò, come abbiamo già raccontato in maniera più dettagliata.
Le Tre Leghe ottennero la Valtellina, come pure la Contea di Chiavenna e Bormio grazie a diritti antichissimi, cessioni, conquiste riconosciute a pieno titolo ed esse hanno amministrato queste terre con notevole successo fino ai giorni nostri.
La valle si estende per tutta la sua lunghezza ai piedi delle più alte cime dei Grigioni, dalle quali nascono i fiumi che scorrono poi in Italia. Uno di questi, l'Adda, attraversa l'intera vallata e la taglia nel mezzo in due parti. Ad est della Valtellina si trovano la Val Monastero grigionese, il Tirolo la Val di Sole (o Val Disola) 28, verso sud essa confina con la Val Camonica, il territorio bergamasco dominato da Venezia, ad ovest con i territori del lago di Como e a nord con le valli grigionesi di Poschiavo, dell'Engadina della Bregaglia. La lunghezza della Valtellina è di 60 miglia italiane, corrispondenti a quasi 10 miglia tedesche. L'ampiezza varia: a San Brizio nel Bormiese, a San Giacomo presso Teglio, a Santa Maria alla Sassella nelle vicinanze di Sondrio e a San Gregorio e al Monte Pilasco nel territorio di Morbegno e di Traona la vallata si restringe in passaggi piuttosto angusti.
La mia penna non è in grado di descrivere la bellezza e la fertilità di questa striscia di terra. Secondo il parere unanime degli scrittori essa ha ottenuto indubbiamente il primato tra tutte le vallate d'Europa. Qui crescono notevoli quantità di uva utilizzate per la produzione del vino più nobile.
Il vino valtellinese è lodato anche dagli scrittori più antichi: da Catone a Servio, Strabone nel IV libro, Plinio nel I, Il e VI capitolo del XIV libro, Virgilio nel II libro delle Georgiche, Marziale nel XIV libro, centesimo epigramma e Svetonio nella Vita di Augusto nel VII capitolo. Grazie a tale bevanda piacevole e salutare Augusto si rifocillava come fanno oggi i nostri principi e imperatori. Per tale motivo il vino prodotto in Valtellina viene trasportato in grandi quantità nelle nostre Tre Leghe, in Italia, nella Confederazione elvetica, nella contea del Tirolo, in Svevia, in Baviera, in Austria, in Boemia e in molte altre terre lontane. Ogni giorno, per tutto il corso dell'anno, in media vengono trasportate fuori dalla vallata, su strade diverse, oltre 100 some di vino. Una soma corrisponde alla capienza di due barili e una bottiglia o barilotto che un cavallo può trasportare in un'unica volta e in pratica equivale a oltre 100 misure di vino. Talvolta il freddo eccessivo e le grandinate portano danni alle viti; questo è già successo in tempi antichi e si può anche ricordare a memoria d'uomo. Nell'aprile del 1515 la neve cadeva su Traona: la gelata successiva danneggiò le viti al punto tale che si poté produrre il vino necessario al fabbisogno della vallata per un solo mese. Si trattava inoltre di vino di pessima qualità. Nel maggio di quello stesso anno, alla fine di un temporale, vennero avvistate delle tracce di sangue sul fogliame delle viti e il 12 ottobre questo fatto si ripeté in tutta la Valtellina. Il 15 marzo 1527 una gelata annientò nuovamente le gemme delle viti appena sbocciate. Il 15 agosto 1602 una grandinata si abbatté sulla Squadra di Traona e rovinò le viti ed altri prodotti agricoli in quasi tutto il Terziere Inferiore. Il 17 aprile del 1618 nevicò su tutta la Valtellina e nella notte seguì un gelo così intenso da danneggiare quasi tutti i vigneti di S. Maria di Desco sotto Ardenno. Nell'aprile del 1620 neve e gelo apportarono simili danni alle viti. Tali gelate erano sempre presagio di sventure.
La Valtellina è circondata da molte vallate laterali, talmente ricche di pascoli, bestiame, latterie e altre cose, da poter dividere con i propri vicini i prodotti di questa sovrabbondanza.
I corsi d'acqua, soprattutto l'Adda, sono molto pescosi. Vi si possono catturare salmoni o lucci di diverso tipo, chiamati "trutte" dalla gente del luogo.
La Valtellina abbonda in ogni cosa, tranne che nel sale, prodotto che viene importato dalla vicina valle dell'Inn. Quando il duca Ludovico il Moro passò da queste parti, distinse correttamente tre diverse zone, indicandole con i seguenti nomi: il pascolo e il campo stavano alla base della vallata, il vigneto era rappresentato dalla terra a destra dell'Adda, mentre il castagneto era la zona a sinistra dell'Adda.
Il castagneto ha lo svantaggio di essere colpito dai danni provocati dai ruscelli montani. Secondo un antico proverbio le entrate ed il raccolto venivano perciò divisi in cinque parti: la prima spettava al principe, la seconda agli ecclesiastici, la terza ai nobili, la quarta ai contadini e la quinta veniva divorata dalla furia dei ruscelli.
La terra è fertile e ricca quanto la vallata è popolosa e piena di belle zone. Nell'intero circondario della valle e nella contea di Chiavenna si trovano circa cento chiese parrocchiali.
La popolazione valtellinese è forte, bella e abile. La nobiltà, numerosa, non è seconda a quella del resto d'Italia per capacità militari, arte e scienza: oggi si contano oltre cento persone viventi che si fregiano del titolo di dottore.
La gente semplice si distingue nell'artigianato o in altri tipi di lavoro. Perciò si trovano alcuni Valtellinesi in tutte le città importanti dell'Italia e della Germania, come pure in Austria, in Baviera e lungo l'intero corso del Reno, dove essi esercitano principalmente la professione di muratori; grazie alla loro affidabilità vengono stimati ovunque. La maggior parte di loro è vestita come il resto degli Italiani. Infine essi obbediscono prontamente alle direttive e agli ordini imposti dal signore del luogo.
Ora è però tempo di passare alla descrizione dei luoghi e dei rapporti politici.
Dapprima ci recheremo nel territorio di Bormio, che si trova nella parte alta ed è circondata tutt'intorno da alte montagne, come pure da una cinta di mura. Bormio è collegata alla Valtellina solo da uno stretto passaggio, attraverso cui scorre il fiume; in questo luogo in tempi antichi si trovava una fortificazione per la difesa del territorio. Il territorio del Bormiese si divide in cinque Vicinanze, che possiamo anche definire cinque piccoli comuni.
I Il primo è il territorio principale di Bormio, che dà il nome all'intera zona. La ridente località, fortificata da alte torri, ha subito notevoli danni a causa dei numerosi incendi. A Bormio hanno la loro sede l'arciprete, i canonici e le autorità. Al territorio appartengono i paesi di Piazza, Piatta, Oga e Fumarogo. Fumarogo significa fumans rogus, ossia pira fumante e deve il suo nome ad una triste circostanza. Infatti, quando al tempo di Filippo Maria Visconti i Veneziani rasero al suolo la Valtellina e penetrarono nel Bormiese, gli abitanti del luogo li attaccarono e li cacciarono. Per non infestare l'aria, i loro cadaveri vennero arsi. Nel 1503, nel giorno di Santa Lucia, questa zona fu funestata da un incendio.
II Il secondo comune è quello di Valfurva (Val Forba), la cui chiesa parrocchiale si trova a San Nicolò. A Valfurva appartengono i paesi di Sant'Antonio al Piano, Teregua, S. Gottardo, S. Rocco, Magliavacca (Mangia la mucca) e la montagna al Forno. A Teregua fu stipulato un armistizio per quanto riguarda la suddetta guerra tra Veneziani e Bormiesi: il nome della località deriva da questo evento. Sul monte al Forno nasce il Mincio, che scorre in direzione dell'Italia, attraversa il lago di Garda, per poi gettarsi nel Po. Sul versante bormiese dello stesso monte nasce invece il Frodolfo che, oltrepassato il territorio di Bormio, confluisce nell'Adda.
III Il terzo comune è Valdidentro (la valle interna), dove dapprima si giunge alla chiesa parrocchiale di San Gallo, a cui appartengono Premadio, Torripiano e Molina. Sopra quest'ultimo paese, vicino alla strada che porta verso la Val Monastero attraverso il giogo di Bormio [N.d.t.: Passo Umbrail] si trova il salutare bagno termale di San Martino. Accanto si inerpica un passaggio strettissimo, che un tempo era guarnito di un muro e di una. fortificazione, il cosiddetto Serraglio. L'acqua termale dei bagni agisce soprattutto contro la podagra, i dolori del nervo sciatico, sterilità femminile e altri dolori causati dal freddo e dall'umidità. L'efficacia portentosa di queste acque è stata confermata e correlata da dettagli preziosi forniti da medici quali Gaspare Sermondi e storici quali il cavalier Johann Guler. Pertanto rimando il lettore alle loro opere. In questa zona comincia il monte Umbrius, chiamato Brail o Umbrail dagli abitanti del luogo; gli antichi scrittori classici, autori i opere storiche, lo definiscono Juga Raetica a causa dell'altitudine elevata. Da questo monte ha origine il fiume Adda che scorre attraverso la Valtellina, si getta nel lago di Como, lo attraversa, passa da Lodi e confluisce successivamente nel Po. L'altra parrocchia della valle è Pedenosso, cui fanno capo i paesi di Semogo e Isolaccia, da cui parte il fiume Isolacela che, attraversata la vallata, si congiunge con l'Adda. Seguono le montagne del Foscagno, dove si trovano Trepalle e Vallaccia, ed infine Fraele, il cui nome deriva secondo alcuni da fera vallis (valle selvaggia), secondo altri da ferrea vallis (valle del ferro), a causa delle cave di ferro presenti sul territorio. Nella valle di questa zona solitaria c'è una pianura chiamata Campoluco per via del bosco vicino. In questo luogo non spuntano mai fiori. Ai tempi del santo vescovo Ambrogio di Milano pare che qui avesse avuto luogo una cruenta lotta contro gli Ariani, che portò alla sconfitta degli stessi. Della battaglia sono rimaste ancor oggi delle tracce, essendo state ritrovate ogni sorta di armi e materiali da difesa, ossa umane che dovevano appartenere a uomini con corporature gigantesche, e molto altro ancora.
IV II quarto comune è la Valdisotto (valle di sotto) con Cepina, S. Maria Maddalena, Morignone, S. Bartolomeo e S. Brizio. Come già detto in precedenza, in questo punto si chiude la zona del Bormiese con un restringimento chiamato Serraglio.
V Il quinto comune, la valle di Livigno, offre alla vista un paesaggio bello e solitario. Le case sono sparpagliate secondo la disposizione dei poderi e dei terreni. Detto comune comprende anche una parte della Valle di Federia, dalla quale si diparte un sentiero ben percorribile che passa per il Passo Casanna e conduce a Scanfs, nell'Alta Engadina. Questo territorio viene amministrato secondo le seguenti modalità: le Tre Leghe mandano un podestà che rimane in carica per due anni, come pure gli altri amministratori in Valtellina e a Chiavenna. Il podestà riceve uno stipendio dai Bormiesi e amministra in qualità di presidente o balivo, cioè conduce le inchieste e conteggia i voti. Per quanto riguarda il diritto civile e penale si appoggia ai suoi luogotenenti, presi dal consiglio. Inoltre si avvale di un cancelliere ed è in possesso di una chiave che gli consente di accedere agli atti e ai documenti giudiziari.

Nomi di tutti i podestà della Contea di Bormio a partire dall'anno 1512
1512 Johann Planta di Turm
1513 Kaspar Planta di Zuoz
1515 Martin Planta di Guarda nell'Engadina Inferiore
1517 Johann Antoni Zanoli di Poschiavo
1519 Mathis Florin dal Pràttigau
1521 Gaudenz Bischoff dal Domleschg
1523 Hans Fisel di Malans
1525 Engelhard Briigger di Parpan
1527 Balthasar Buosch di Vaz
1529 Georg Hermann di Maienfeld
1531 Simon Donau
1533 Difrig Effan di Schlans
1535 Bartholome Kunz da Davos
1537 Peter Balmatter
1539 Johann Sigron da Obervaz
1541 Johann Dolf di Jenins
1543 Ott Fyt di Langwies
1545 Jakob Toscan da Mesocco
1547 Heinrich Rinold da Misox
1549 Laurenz Kdchli da Parpan
1555 Thomas Adank da Flàsch
1556 Valentin Buoltorrn da 'Ferma
1559 Hans Ruosch da Schiers
1561 Hans Capell da Stalla
1563 Hans Florin da Obersaxen
1565 Ott Fyt, già citato
1567 Joder Avers
1569 Christen Trepp dal Rhcinwald
1571 Andreas Aliesch dal Pràttigau
1573 Meng Janctt da Schleins
1575 Martin Florin da Ruis
1577 Michel Wehrli da Saas
1579 Johann Diotta da Stalla
1581 Gaudenz Canova5() da Obersaxen
1583 Jakob Salet da Fideris
1585 Peter Stampa dalla Val Bregaglia
1587 Peter Joanello di Calanca
1589 Matthias Gregori
1591 Johann Hermann dalla Val Monastero
1593 Wieland Buchli da Safien
1595 Hans Buol da Seewis
1597 Daniel Urs dalla Val Monastero
1599 Joos Hungcr da Tschappina
1601 Hans Pitschen da Malans

Dopo la Riforma
1603 Johann Sigron da Obervaz
1605 Johann Caveng da Kàstris
1607 Meinrad Buol da Davos
1609 Jakob Candrian dalla Val Monastero
1611 Leonhard Camenisch da Rh.dziins
1613 Georg Schmid da Saas

Dopo la ribellione e la riconquista
1639 Joos Crest da Jenaz in nome degli eredi di Christen Florin
1641 Oswald von Capol dalla Val Monastero
1643 Moses Simonett dallo Schams
1645 Andreas Biàsch da Porta
1647 Dusch von Cadusch da Obervaz
i 649 Moses Simonett, già citato
1651 Samuel Kasper da Maienfeld
1653 Johann Janill da Schleins
1655 Balthasar Splendor da Calanca
1657 Peter Battaglia da Churwalden
1659 Jakob Catogg dalla Val Monastero
1661 Johann Berchter da Disentis
1663 Juli Pellizzari dallo Schanfigg
1665 Paul Marquard da Bergi.in
1667Anton Liver dallo Heinzenberg
1669 Kaspar Schwarz da Davos
1671 Niklaus Rimathe di Schleins.

Abitando nelle immediate vicinanze del confine, i valligiani godono da sempre di notevoli diritti e libertà. Per questo, al fine di evitare irregolarità e situazioni spiacevoli nelle votazioni, si procede per estrazione utilizzando fagioli neri e bianchi. All'inizio di maggio ci si riunisce per la distribuzione delle cariche pubbliche; per l'occasione presenziano nel grande consiglio di zona sessanta rappresentanti del popolo per la zona principale di Bormio, altrettanti per le tre valli, mentre Livigno partecipa solamente con tre. I rappresentanti del popolo eleggono due Ufficiali che ricoprono la carica più alta, e i Consiglieri. Sedici consiglieri giudicano in materia penale: dieci di essi sono di Bormio, mentre i rimanenti sei provengono dalle valli. La materia civile compete invece a tredici consiglieri o emettitori di sentenze, tutti provenienti da Bormio. La valle di Livigno dispone, per i casi più semplici, di un proprio balivo civile. Per l'emissione delle sentenze queste popolazioni seguono determinate leggi locali e adottano ordinamenti propri. Tutti i ricorsi pervengono ai consiglieri delle Tre Leghe nella dieta federale. Il territorio di Bormio ha il proprio capitano militare e i propri ufficiali che presiedono un drappello di 500 uomini.
Torniamo ora a parlare della Valtellina e del suo sistema governativo e amministrativo sotto i signori territoriali grigioni. La vallata è suddivisa in tre Terzieri: la sede del podestà del Terziere Superiore è Tirano. Segue Teglio, che non appartiene ad alcun Terziere, eppure dispone di un proprio podestà; c'è poi il Terziere di Mezzo, i cui responsabili, ossia il capitano di zona e il vicario, dimorano a Sondrio. Il Terziere Inferiore ha due podestà, uno con sede a Morbegno, l'altro con sede a Traona. Ogni funzionario ha il suo luogotenente, i suoi cancellieri e i suoi servitori che percepiscono i loro stipendi dalla Camera del signore locale e dalla vallata. La carica di questi funzionari che presiedono la bassa e l'alta giurisdizione dura due anni. Ognuno di essi si occupa della materia criminale e civile per quanto riguarda il territorio di sua competenza, ad eccezione del capitano del territorio, chiamato anche governatore della valle. Costui, oltre ad avere la competenza in materia di diritto penale nel Terziere di Mezzo, rappresenta la più alta carica giudiziaria nell'intera vallata, nel caso riesca, nel rispetto del diritto, ad anticipare l'iter consueto.
Le procedure amministrative rispettano gli Statuti di Valtellina, emessi dai Grigioni in qualità di signori del territorio. In materia di diritto civile e penale è prescritto un procedimento che concorda col Diritto Imperiale e che i funzionari sono tenuti a seguire dietro giuramento. Se il caso non viene risolto dal funzionario in carica attraverso la grazia o un compromesso, si sottopongono i documenti processuali dell'accusa e della difesa al vicario della Valtellina, davanti al quale possono essere giudicate le controversie civili del Terziere di Mezzo, come si fa davanti al capitano del territorio. Il vicario impartisce le direttive sul procedimento da seguire e, nella fattispecie, su interrogatori precisi, sull'eventuale pagamento di ammenda, sull'emissione della condanna o dell' assoluzione. Nel caso in cui il vicario non sia dottore in legge, egli fornisce le suddette indicazioni in seguito ad un consulto con una persona competente in materia di diritto.
Al funzionario è rimessa la possibilità di ridurre e mitigare la sentenza di condanna, in nessun caso di renderla più gravosa. Ogni funzionario tratta nel suo tribunale le cause civili operando un'analisi coscienziosa e seguendo le procedure previste dagli Statuti. Su richiesta di entrambe le parti in causa o anche di una sola parte si procede secondo gli Statuti con l'ausilio della consulenza di un presidente esperto in legge. Per i casi che non vengono contemplati dagli Statuti si ricorre, su indicazione degli stessi, al diritto imperiale. Per quanto riguarda le questioni matrimoniali il funzionario appronta il processo ed emette la sentenza dopo aver ascoltato il parere del vicario della Valtellina ed agendo sempre in ottemperanza degli Statuti.
Se i Valtellinesi devono trattare da sé questioni pubbliche, si conformano all'iter in seguito specificato. I consiglieri o deputati dell'intera vallata, i quali si incontrano abitualmente a Sondrio, eleggono il cancelliere della valle presso cui vengono conservati i certificati e i congedi dei signori territoriali insieme ai restanti documenti riguardanti i diritti e le libertà della valle. Costui convoca pure i deputati della valle su incarico del signore della valle oppure dei funzionari qualora, in tempi di bisogno, occorra procedere a tagli o imporre nuove tasse oppure trattare questioni riguardanti l'intera vallata. L'imposizione di nuovi tributi si verifica nella stragrande maggioranza dei casi per via dell'estimo. L'estimo, ovvero la stima, è il valore attribuito ai beni terrieri. Da tale valore vengono conteggiati i soldi e le lire. L'estimo dell'intera vallata ammonta a 3380 lire imperiali corrispondenti ognuna a 20 soldi imperiali. Le adunanze si svolgono al cospetto del capitano della Valtellina o del suo luogotenente: i deputati riferiscono ai rispettivi comuni sul contenuto delle stesse.
Anche il Terziere Superiore ha il suo cancelliere che tiene a Tirano le sue adunanze cui i decani dei comuni si premurano di partecipare. Anche nel Terziere di Mezzo il cancelliere della valle espleta gli stessi doveri; i decani si riuniscono a Sondrio. Nel Terziere Inferiore ognuna delle due squadre di Morbegno e Traona ha un proprio cancelliere e proprie adunanze di consiglio a cui partecipano i consoli dei comuni. Pure la popolazione di Teglio dispone di un suo cancelliere e di un consiglio. In ogni Terziere ci sono, inoltre, quattro consoli di giustizia mentre a Teglio ce ne sono due. I consoli dì giustizia sono per la maggior parte dottori in legge oppure esperti in diritto eletti nel Terziere di appartenenza. Costoro si occupano della tutela dei minori esigendo dai tutori e dai loro assistenti i resoconti riguardanti l'amministrazione del patrimonio e autorizzano o negano la compravendita eseguita in nome dei minori tutelati. In ogni Terziere sono inoltre eletti sindaci aventi il compito di controllare l'osservanza degli Statuti e l'esecuzione dei mandati degli eletti.
La popolazione usufruisce inoltre del servizio di capitani militari dei loro ufficiali che in tutta la valle comandano circa tremila uomini. Ogni comune della valle elegge il primo giorno di gennaio di ogni anno un suo rappresentante. Nel Terziere Superiore, in quello di Mezzo e anche a Teglio tali rappresentanti sono chiamati decani, mentre nel Terziere Inferiore nella Contea di Chiavenna vengono detti consoli. Essi, come pure i sindaci consiglieri, sono votati secondo modalità differenti, rispettando la suddivisione del comune stesso. Alcuni comuni sono infatti divisi in parti ulteriori chiamate quadre o quartieri, vicinanze, contrade, colondelli, cantoni... I rappresentanti del comune debbono garantire il mantenimento dei diritti e delle libertà del comune stesso. I decani o consoli sono tenuti, per via del giuramento che hanno prestato, a segnalare al funzionario ed alle autorità competenti eventuali reati o delitti. Da tutti coloro che rivestono le suddette cariche nella vallata o nel comune il funzionario del Terziere richiede un giuramento, cosicché possano esercitare la loro funzione secondo diritto e secondo legge.
Passando alla descrizione delle località, ci occupiamo innanzitutto del Terziere Superiore che conta ben undici comuni ed è suddiviso tra le due parrocchie principali di Mazzo e Villa, ognuna fornita del proprio arciprete. A Mazzo appartengono i sei comuni più a nord, a Villa i rimanenti. Il comune più importante che costituisce la maggiore striscia di terra nel terziere Superiore, è Tirano. Pertanto sarà il comune che andremo ad analizzare per primo. Otto dei comuni del Terziere Superiore sono posti a nord di Tirano e verranno descritti oltre.
I Tirano, località un tempo chiamata Villaccia, è posta sulla riva destra dell'Adda. Anticamente questa località venne distrutta e sui suoi resti vennero ricostruite man mano alcune case ancor oggi visibili. Per questo motivo il luogo viene detto Tirano: l'italiano tirare e il latino retrahere significano infatti portare via. Qui si trova la sede del funzionario, detto podestà.

Nomi di tutti i podestà di Tirano a partire dall'anno 1512
1512 Hans Hcinrich di Fijrstenau
1515 Konrad Planta da Zuoz
1517 Friedrich Pianta dal Lugnez
1519 Mauritius Hemmi da Obersaxen
1521 Hans da Agio
1253 Hans Casal di Churwalden
1525 Johann Bifrun
1527 Peter Finer da Griisch
1529 Georg Fester
1531 Andreas Bàrtsch di Fideris
1533 Peter Vonzun di Zernez
1535 Kaspar Spescha di Truns
1537 Johann Guler da Davos
1539 Johann Ulrich di Marmels
1541 Johann Georg Zippert di Filisur
1543 Johann Meyer di Fideris
1545 Zacharias Nutt
1547 Ulrich Meng di Trimmis
1549 Martin Beeli di Alvaneu
1551 Anton Pianta da Poschiavo
1553 Alexander Mengelt
1555 Valentin Dàscher
1557 Anton Pagani da Poschiavo
1559 Niklaus Fischer da Ruis
1563 Dietegen von Salis
1565 Kaspar von Mont dal Lugnez
1567 Konrad Beeli di Belfort
1569 Jakob Planta da Coira
1571 Hans Peter Maggio
1573 Peter Matthias Ruotsch
1575 Albert Baselga
1577 Jörg von Sax
1579 Hartmann Winkler
1581 Christoph Lossi da Poschiavo
1583 Ulrich von Capol. Morì e al suo posto subentrò Riget von Capol.
1585 Johann Luzi Gugelberg von Moos da Maienfeld
1587 Johann Baptista Tscharner
1589 Johann von Mont dal Lugnez
1591 Herkules von Salis
1593 Michel Burgauer da Zizers
1595 Niccolò à Marca dal Misox
1597 Johann Luzi Gugelberg von Moos da Maienfeld
1599 Hans Georg Scarpatet von Unterwegen dallo Oberhalbstein
1601 Wilhelm von Mont

Dopo la Riforma
1603 Johann Bircher da Praden
1605 Andreas Andreoscia
1607 Stephan Muggii da Ems
1609 Johann Bircher da Davos
1611 Gregorius Meyer da Coira
1613 Wolfgang Montalta da Laax
1615 Martin Grass
1617 Christen Hartmann
1619 Johann von Capol. Morì nel 1620 durante la Ribellione.

Dopo la ribellione e la riconquista della Valtellina
1639 Kaspar Schmid da Ilanz. Egli terminò il periodo di carica del succitato.
1641 Paul VaW da Fideris
1643 Peter Scarpatet
1645 Gallus von Mont, Signore di Lòwenberg
1647 Andreas Biàsch da Porta
1649 Anton Gaudenzi
1651 JohannPeterAntonini
1653 Johann Peter Enderlin
1655 Simeon Fritz da Coira
1657 Konradin Castelberg
1659 Johann Anton Buol
1661 Johann von Salis
1663 Johann Anton Schmid
1665 Johann von Salis in nome degli Schanfigger
1667 Peter Scarpatet, già citato
1669 Johann Anton Schmied, già citato
1671 Paul Jenatsch di Davos
Tirano è una località ridente e popolosa che nel 1487, sotto Serafino Quadrio, allora podestà, venne fatta circondare da una cinta muraria su ordine di Ludovico il Moro, duca di Milano, per difenderla dagli attacchi dei Grigioni. Le mura caddero quando la città effettivamente entrò in possesso dei Grigioni. Ancor oggi sono visibili i resti di un castello distrutto. Il territorio dispone di un decano e di dodici consiglieri. Le contrade che gli appartengono, sulla riva destra dell'Adda, sono: Rasica, Molino e Folla o Fullonica. Quando Gian Giacomo Medici stava pianificando la conquista della Valtellina inviò in questo luogo uno dei suoi mandanti travestito da frate. Costui diede ad intendere di voler costruire una chiesa dedicata a San Rocco a Rasica, in una posizione ben protetta naturalmente. In realtà la chiesa doveva mascherare una fortezza. Rendendosi conto che in effetti la costruzione assomigliava più ad una roccaforte che non ad un tempio, i Grigioni ne proibirono l'ulteriore edificazione. Sul confine, in direzione di Brusio, si trovava la fortezza di Piattamala.
Nella contrada di Folla è stata eretta una splendida chiesa, per la quale sono stati utilizzati preziosi marmi bianchi provenienti da una località montana non molto distante. Tale chiesa viene chiamata la Madonna in onore della Santa Vergine presumibilmente apparsa nel settembre del 1506 ad un certo Mario Omodei che stava raccogliendo fichi in questo luogo. La Vergine lo avrebbe invitato a costruire una basilica per Lei e così Folla è diventata meta di molte processioni e pellegrinaggi cui partecipano genti provenienti anche da paesi molto lontani.
Il giorno di S. Michele a Folla si svolge una fiera annuale molto importante, per la quale i nostri Grigioni conducono in Italia parecchio bestiame. Accanto a questa località si trova S. Perpetua, dove in tempi passati era stata fatta erigere una roccaforte dalla famiglia Capitanei.
Sempre a Tirano appartengono le contrade di Nasen, Roncaiola, Campo e il Dosso. Al Dosso si trovava un castello di proprietà della famiglia Omodei.
II Il comune più a nord di questo Terziere è Sondalo, un paese importante, dove, nei pressi della chiesa di S. Agnese vi trovava un castello omonimo. Del comune di Sondalo fanno parte alcune località vicine, come Le Prese, così chiamata perché nei paraggi una piccola torre serra, come già detto, la vallata. A le Prese appartengono la Val Finez e la Valle di Rezzalo, dalla quale scende il torrente Rezzalasco che si getta poi nell'Adda, come fanno tutti i corsi d'acqua della Valtellina. Qui si trovano Frontale e Fumero; seguono Bolladore, Mondadizza, la contrada del Pont, Montefeleido, Sommacologna, Migiondo, Sontiolo e, sulla montagna, Taronno.
III Il terzo comune è quello di Grosio, dove, a meno di 200 metri dal paese, si trovano i due castelli di Grosio e di S. Faustino. Prima del 1526, data in cui i Signori Grigioni smantellarono questi ed altri castelli della Valtellina e della Contea di Chiavenna, tali dimore erano abitate dalla famiglia Venosta. Dipendono pure dal comune di Grosio Tiolo di sotto, paese da cui parte una via ben percorribile che conduce al passo del Mortirolo e alla Val Camonica, le contrade di Vernuga e Ravoledo e la Val Grosina, che giunge fino al monte Dosdè.
IV A Grosotto, sul lato rivolto verso Grosio, scorre il ruscello Roasco. Grosotto è un grande paese, cui appartengono le contrade di Roncale, Prada, Piazza e S. Sebastiano. Il giorno dell'Ascensione del 1600, occasione in cui annualmente vengono distribuite le elemosine, un folla in cerca di obolo attraversò il ponte sull'Adda, che non resse l'enorme peso e crollò, causando la morte per annegamento di 23 persone. Nel 1599 una frana scese dalla montagna vicina sul paese, seppellendo 13 persone, molto bestiame e alcune case sotto un'imponente quantità di terra.
V Vervio ha cinque contrade: Nova, Fals, Rogorbello, Scalottie Moncecco. A Nova si trovava una torre dei Venosta.
I comuni finora elencati, eccezion fatta per il territorio principale di Tirano, sono situati sulla riva destra dell'Adda. Pertanto ora rivolgeremo la nostra attenzione alla parte opposta della vallata.
VI A Mazzo, sede arcipretale, appartengono i paesini di Vione, Villanova, Massoni, Sparso e la montagna di Mazzo. Su una roccia sopra Sparso si innalza il castello di Pedenale. VII Tovo comprende la piccola contrada di Prestino, sopra la quale si trovava il castello di Bellaguarda.
VIII A Lovero si trovano i resti di una torre distrutta. Il luogo è sede di un priorato dell'ordine degli Agostiniani, i cui appartenenti vengono chiamati Centuriati. La fondazione di Lovero, a cui appartiene il paese di S. Maria Maddalena, si fa risalire alla famiglia Capitanai, che prima viveva a Sondrio.
IX Sernio, con i paesi di Biolo, S. Gottardo e Valchiosa aveva una torre, abitata dai Venosta.
X Villa e Stazzona, dove un tempo si trovava il comune di Coseto, attualmente fuso negli altri due. Il comune ha cinque cantoni, dei quali solo Villa si trova sulla riva destra dell'Adda. A Villa, sede arcipretale, appartengono Piatta, Ragno, Novaglia, Romaione, Valpilasca, Sonvico, Reula e i Torchi. Al di là dell'Adda si trovano invece Stazzona, dove, presso S. Giacomo, si possono riconoscere i resti di un castello distruttosi, fatto erigere dalla famiglia Capitanei, Muscaino con S. Rocco, S. Cristina, S. Antonio con la località alla Motta.
XI Bianzone con Bratta e Piazzeda, dove più in alto, sui monte Nemina era posta una torre. Per la sua posizione Bianzone è l'ultimo comune del Terziere superiore.
Giungiamo ora al comune di Teglio, sede del podestà, il cui territorioè stimato essere circa un dodicesimo dell'intera Valtellina. Il castello di Teglio, situato sopra un'altura, dominava un tempo l'intera vallata e le diede il nome. Tale castello era abitato dalla famiglia Lazzaroni; nelle sueimmediate vicinanze, sempre sulla montagna, si trovava un altro castello detto Ripa. Il comune è diviso in trentasei piccole contrade. Poiché questo è anche il numero dei consiglieri, si può dedurre che ognuno di essi sia una sorta di rappresentante dei singoli paesi. Teglio ha due decani di cui uno appartenente ai ceti nobiliari e uno ai ceti popolari.

Nomi di tutti i podestà di Teglio a partire dall'anno 1513
1513 Filippo Cattanei e Andrea Frigeri, entrambi di Teglio
1515 Hans This
1517 Paul von Marmels
1519 Hilarius von Catomuzio
1521 Luzi Puggi
1523 Sebastian Mehr
1525 Johann von Marmels
1527 Fiori von Adam
1529  Sebastian...
1531  Antonio Landolfi
1533 Georg Thoma
1535 Georg Juon di Luzein
1537 Niklaus Malloran
1539 Martin von Obersaxen
1541 Anton Schmid
1543 Albert Albertin
1545 Martin von Disentis
1547 Gabriel Hiems
1549 Joachim von Jochberg
1551 Ulrich Zoya di Thusis
1553 Joseph Jori
1555 Kaspar Giff
1557 Herkules von Capol
1559 Jakob Wolff
1561 Johann von Porta
1563 Andreas Pandtli
1565 Jakob von Salis
1567 Joseph MÉihr
1569 Christoph Ragett
1571 Christoph Beeli da Belfort
1573 Kaspar Mengelt
1575 Dominic Puldet
1577 Ulrich Simon da Malans
1579 Anton Weber
1581 Georg Schorsch
1583 Fortunat Sprecher da Bernegg
1585 Johann Peter Schalgett
1587 Johann Wilhelm Schmid
1589 Jakob von Schauenstein
1591  Johann Salis da Stalla
1593 Konrad Mattli
1595 Ulrich Buol
1597 Andreas Zun
1599 Johann Florin
1601 Paul Buol da Davos
Dopo la Riforma
1603 Jakob Wolff dall' Avers
1605 Antoni Nigris
1607 Anton Schmid
1609 Marx Polcloss da Bergiin
1611 Martin Theus
1613 Meinrad Buol
1615 Johann Peter Perl
1617 Andreas Risch da Tschappina
1619 Andreas Enderlin da Kiiblis. Venne ucciso nel 1620 a Tirano durante
le sommosse.

Dopo la ribellione e la riconquista della Valtellina
1639 Dürig Enderlin, fratello del succitato, terminò il periodo di carica.
1641 Jodokus Rascher
1643 Jakob Baliel da Disentis
1645 Konradin Beeli da Fideris
1647 Oswald von Capol
1649 Benedikt von Capol
1651 Johann Davatz
1653 Johann Kaspar da Jochberg
1655 Christoph Brunner
1657 Peter Schmid da Malans
1659 Augustin Strub
1661 Juli Coray da Laax
1663 Stephan Buol
1665 Andrea von Zun
1667 Joachim Florin da Ruis
1669 Julius Pellizzari
1671 Leonhard Florin da Ohervaz

Le contrade più importanti sulla riva destra dell'Adda sono Piazza, Besta, Bellamira, S. Silvestro, S. Martino, Ligone di sotto e di sopra, S. Giovanni, Frigeri e Somasassa. Nella vallata si trovano invece Boalzo, Ponte di Sozzi, Ponte della Tresenda, S. Giacomo e Nigola. Nel 1600, a causa delle abbondanti nevicate, su Boalzo si riversò una grande massa di acqua che procurò molti danni, trascinando a valle case, stalle e bestiame. Anche un neonato nella culla venne trasportato dalle acque e rimase miracolosamente incolume. Al di là dell'Adda sono situate le località di Raina, Poschiavini, una parte della Val Maligna, Bondone, Carona, dove si trova un castello omonimo, Liscedo, la valle Belviso, da cui si diparte una strada che conduce nel Bergamasco e dove viene prodotto un ottimo minerale di ferro, la vicina località detta Aprica, la chiesa di S. Pietro e Ospedale, che è situato nelle immediate vicinanze del confine. Da qui si arriva, valicando il Passo dell'Aprica (Zapelli d'Auriga) alla vicina Val Camonica. Nella vallata, ai piedi della montagna, è situata la contrada di Franchesi.
Il Terziere successivo è quello di Mezzo, che fa capo a ben diciassette comuni.
I Il primo è Sondrio, nobile, incantevole e importante poiché residenza dei funzionari. Nel 1200 il suo nucleo abitativo originario era ubicato presso Masegra e si estendeva fino a Castelletto, dove si trova la Cappella di S. Siro. Queste prime abitazioni vennero però distrutte al tempo delle guerre e poi ricostruite per una seconda volta dagli abitanti sotto la chiesa di S. Eusebio, nel luogo che oggi viene chiamato Villa.
In questa località gli abitanti di Sondrio vissero in piena tranquillità fino ai tempi dell'imperatore Enrico VII e fino all'anno 1309. A quei tempi, infatti, il territorio venne nuovamente attaccato dalle truppe imperiali e fu devastato dalle incursioni e dagli incendi poiché i cittadini erano di parte guelfa. Infine il nucleo abitativo si ricostruì per la terza volta ai piedi di Masegra, presso il fiume Mallero, dove ancor oggi è visibile, e nel 1318 venne circondato da un fossato. Nel 1325 il ghibellino Franchino Rusca di Como occupò con le sue truppe il castello di Tresivio e così Tebaldo dei Capitanei fece circondare da mura la località di Sondrio.
Nel 1328 i fratelli Franchino e Ravizza Rusca assediarono Sondrio, di conseguenza gli abitanti del luogo eressero il castello Moncucco e vennero difesi in tale circostanza dal comandante Lazzarino da Lucino, cui si era unito Bucellario, sopraggiunto con numerosi soldati dalla Val Seriana. Nel 1335 Azzone Visconti di Milano distrusse le mura della città per ordine del succitato Franchino Rusca che odiava a morte i Capitanei. Da quella data delle mura della città restano solamente i ruderi. L'anno 1526 è ricordato per la terribile carestia e la peste che colpì.
Sondrio, Tirano, Teglio, Stazzona e Ponte. Anche nel 1588 una spaventosa ondata di pestilenza flagellò Sondrio e l'intera vallata.
I Capitanei erano in possesso di Masegra e di altri castelli che passarono successivamente nelle mani dei Beccaria e poi dei Salis. Nel territorio di Sondrio risiede l'arciprete.

Nomi di tutti i capitani e di tutti i vicari della Valtellina dal 1512 in poi.
Capitani
1512 Konrad von Pianta da Zuoz
Rudolf von Marmels, signore di Rhäzüns
1515 Bartholome Stampa
1517 Johann Travers da Zuoz
1519 Johann Schmid di Rhäzüns
1521 Georg Beeli da Belfort
1523 Johann Travers da Zuoz
1525 Georg Schorsch
1527 Georg Beeli da Belfort
1529 Viktor von Biicheln. Morì e gli subentrò Jakob Travers.
1531 Jakob von Marmels
1533 Peter Finer da Grúsch
1535 Georg Scarpatet
1537 Konrad von Lombris
1539 Valentin Vatscherin
1541 Anton von Salis dalla Val Bregaglia
1543 Hans Schmid da Rhiiziins
1545 Georg Beeli di Belfort
1547 Jakob Travers di Ortenstein
1549 Johann von Marmels, signore di Rhiiziins
1551 Valentin Vatscherin. Morì e gli subentrò Rudolf von Salis.
1553 Johann Planta da Zernez
1555 Martin Cabalzar dal Lugnez
1557 Fiori Hartmann da Ktiblis
1559 Rudolf von Schaucnstein
1561 Julius Maissen da Somvix
1563 Konrad Planta da Fideris
1565 Baptista von Salis da Soglio
1567 Johann Planta, signore di Rhäzüns
1569 Rudolf von Salis
1571 Herkules von Salis
1573 Ulrich von Camuntsm
1575 Ulrich Pitschen da Seewis
1577 Johann Travers da Zuoz
1579 Bartholome Stampa, signore di Rhäzüns . Morì e al suo posto arrivò Johann Planta.
1581 Hartmann von Hartmannis
1583 Rudolf von Schaucnstein
1585 Paul Florin da Disentis
1589 Gubert von Salis, dottore
1591  Johann Planta, signore di Rhiiziins.
1593  Hartmann von Hartmannis, sopra citato.
1595  Anton von Salis da Rietberg
1597 Gallus von Mont dal Lugnez
1599 Johann Enderlin da Grüsch
1601 Rudolf Planta da Zernez

Dopo la Riforma
1603 Risch Luzi da Cazis. Morì e lo sostituì nella carica Silvester Rosenroll
1605 Bernhard Adankim di Maienfeld. Anche lui morì; Andreas Komminoth.
1607 Johann Corn da Castelmur
1609 Christoph Montalta da Ilanz
1611 Paul Walthier da Alvaneu
1613 Christoph Gees da Scharans
1615 Joseph von Capol da Flims
1617 Fiori Buol dallo Schanfigg
1619 Johann Andreas Travers.

Dopo la ribellione e la riconquista della Valtellina
1639 Johann Andreas Travers, già citato
1641 Johann Simeon Florin da Ruis
1643 Meinrad Buol da Davos
1645 Johann Planta da Zernez
1647 Johann Schorsch da Spluga
1649 Diirig Enderlin da Küblis
1651 Anton von Salis da Soglio
1653 Gallus von Mont, signore di Lówenberg
1655 Heinrich Sprecher da Bernegg
1657 Jakob Ruinell Rosenroll
1659 Kaspar Toscan dal Misox
1661 Herkules von Salis da Griisch
1663 Johann von Salis
1665 Nikolaus Maissen da Disentis
1667 Johann Luzi Gugelberg da Moos
1669 Johann Planta da Wildcnberg
1671 Otto von Mont dal Lugnez

Vicari
da 1512 fino al 1515  Johann Anton Serra, J.U.D. di Como
dal 1517 fino al 1525 Rudolf Prevost, dottore
1527 Martino Bovollino, dottore, proveniente dal Misox
1529 Peter Finer di Griisch
dal 1531 fino al 1535 Rudolf Prevost, già citato
1537 Peter Sacco dal Misox
1539 Rudolf Prevost
1541 Georg Travers da Samaden
1543 Peter von Sax
1545 Jakob Finer da Griisch
1547 Johann Planta da Zernez
1549 Jakob von Mont
1551 Johann Guler da Davos
1553 Peter Planta da Zuoz
1555 Franziscus Ninguarda da Schleuis
1557 Konrad Planta da Fideris
1559 Anton von Salis da Soglio
1561 Johann Capol dal Lugnez
1563 Ambrosi Gugelberg da Malans
1565 Johann Travers da Zuoz
1567 Johann Peter Sonvig dal Misox
1569 Peter Guler da Davos
1571 Anton von Salis da Soglio
1573 Paulus Florin da Disentis
1575 Hartmann von Hartmannis
1577 Johann Planta da Zernez
1579 Kaspar von Schauenstein da Cazis
1581  Vespasian von Salis da Jenins
1583 Johann von Salis da Samaden
1585 Gallus von Mont dal Lugnez
1587 Georg Beeli da Belfort
1589 Rudolf Planta da Zernez
1591 Anton von Sonvig dal Misox
1593 Andreas von Salis da Malans
1595 Augustin Travers da Zuoz
1597 Thomas von Schauenstein da Cazis
1599 Dietegen von Hartmannis
1601  Albert Dietegen von Salis da Soglio
1603 Balthasar von Caflisch da Hohentrins
1605 Johann Sprecher von Bernegg proveniente da Davos
1607 Johann Albertin da Camogasc
1609 Julius Maissen da Ruis102
1611 Rudolf Matthias Ruotsch da Kiiblis
1613 Ulrich Rea von Porta da Schuls
1615 Johann Schorsch da Spluga
1617 Fiori Sprecher von Bernegg da Luzein
1619 Anton von Salis da Soglio

Dopo la ribellione e la riconquista della Valtellina
1639 Gubert von Salis al posto del succitato
1641 Rudolf von Marmels
1643 Herkules von Salis da Grtisch
1645 Ruinell Jecklin da Rodels
1647 Rudolf Antonini dal Misox
1649 Hartmann Planta da Wildenberg
1651 Johann Juvalta da Samaden
1653 Florin Jagmet da Disentis
1655 Ulrich Buol da Parpan
1657 Ulrich von Porta di Schuls
1659 Silvester Rosenroll di Thusis
1661 Andreas Enderlin da Monzwick
1663 Augustin Gadina dalla Val Bregaglia
1665 Johann Bartholome Montalta
1667 Meinrad Buol da Davos
1669 Johann Viktor Travers da Ortenstein
1671 Joachim Fiorirti da Ruis

Il comune di Sondrio è oggi suddiviso in cinque quadre: La quadra dei nobili di Sondrio, che ha sempre diritto a tre dei sette consiglieri. Piazza, cui appartengono le piccole contrade di Acquacolda, Piazza di Masegra, Scarpatetti e Ponchiera. La montagna di Sondrio, un tempo chiamata Rovoledo, dove si trovano Maioni, Aschieri, Mossini, Arquino, Gualtieri e Ronchi. Qui, dove ora è possibile ammirare il convento femminile di S. Lorenzo, si ergeva il castello di S. Giorgio. Il convento di S. Lorenzo, fondato dai Capitanei, è abitato da suore e viene diretto da una badessa. La quadra del Dosso, cui appartengono Triasso, Bassolaiffl, Colombera, Gualzi, Sondrini e Marzi. Triangia con Ligari, Pradella e Moroni. Un tempo vi era in questa zona anche una quadra dei nobili Beccaria; in parte i beni di questa famiglia sono passati in altre mani.
Al comune di Sondrio appartiene anche la Val Malenco.
I Malenchi hanno un loro proprio anziano e sei consiglieri poiché anche le quadre sono sei:
1) Bondoledo, dove esiste una località detta alla Torre.
2) Campo Quadra di Campo, posta sopra Ciappanico. Oggi in questi luoghi si trovano alcune stalle e Ciappanico. In questo punto la valle si divide in due vallette minori; presso Lanzada si trova un lago piuttosto pescoso.
3) Chiesa.
4) Melirolo.
5) Caspoggio, dove anticamente si innalzava un castello dei Capitanei.
6) Lanzada, Vetto, Ganda e Tornadri. Da qui passa una via che conduce a Poschiavo.
Nella Val Malenco vengono prodotti anche molti lavezzi, cioè pentole in pietra oliare. La pietra ollare di questa zona è però un poco più ruvida rispetto a quella di Piuro. Dal Monte dell'Oro nasce il fiume Mallero e dalla località Bosco di Chiareggio, sempre su questo monte, una via facilmente transitabile conduce alle vicine Val Bregaglia ed Engadina.
Proseguiamo, analizzando i restanti comuni di questo Terziere iniziando da quelli che si trovano sulla riva destra dell'Adda.
II Ponte, un territorio grande e bello come nessun altro in tutta la vallata. Ad esso appartiene la località di Berola che si incontra salendo verso la montagna. Ponte ha tre decani: quello dei liberi, quello dei nobili e quello delle località limitrofe. A questo comune sono annessi i seguenti paesi al di là dell'Adda: Sazzo, dove un tempo si innalzava una fortezza omonima, Carugom, Briotti, Albareda e una parte della Val d'Agneda.
III Chiuro, dove, come sopra accennato, vi sono tre decani; Lera e Castiunetto sopra Ponte, da cui sono visibili le rovine di una torre‑ fortezza oggi distrutta. Oltre l'Adda sono situati Castello dell'Acqua, Scalvini, Ponziari, una parte della Val Maligna e la Val d'Arigna, da cui nasce il torrente Armisa.
IV Tresivio era anticamente una località importante, poiché vi risiedevano il capitano della Valle e il vicario. Abitavano in un castello di cui ancor oggi sono visibili le possenti rovine; ancor oggi il vicario della Valtellina tiene in questo luogo un tribunale per le questioni di materia civile.
Tresivio è inoltre sede arcipretale. Le sue contrade si chiamano: Borgo, Piazza, Poppa, S.Tomaso e Menatti.
V Monte dell'Acqua, sopra Tresivio. Le sue piccole contrade sono: Rusconi, Piedo, Palvari, Rampone e Rebuffi.
VI Montagna ha quattro quadre.
1) La prima è quella dei nobili, che abitano in dimore sparpagliate sulla montagna.
2) Surana e S. Maria Perlungo.
3) De Bono e Dosso de Boisio. Sull'altura dietro De Bono si ergeva la torre Pendolasco.
4) Lepucci con S. Giovanni, Masarescia,
Prada, dove scorre il torrente Davaglione, Paini e S. Antonio. Qui si trovavano il castello Grumello, proprietà della famiglia de Piro, e, più in alto sulla montagna, un altro castello, detto Mancapane. A questa quadra appartengono anche le contrade di Spriana e Marveggia nella Val Malenco.
VII Castione, un tempo detto Comune di Andevenno. A metà pendio, sopra Castione, si ergeva una torre. La località possiede quattro quadre. 1) Castione stesso. 2) Andevenno e Vendolo. 3) Grigioni, Moroni e Piatta. 4) La quadra sul monte, Soverna e Ruvari.
A Castione nel 1520 icorsi d'acqua causarono molti danni ai terreni e alle case, agli uomini eal bestiame.
VIII Postalesio, composto da quattro quadre: 1) Postalesio nel fondovalle. 2) La contrada di Sambrolo 3) Il Dosso e 4) Lone.
IX Berbenno, dove ha la sua sede un Arciprete. La località ha due decani e nove colondelli o piccole contrade. Il comune è diviso in due dal torrente Finale. Sotto Berbenno, presso la chiesa distrutta di S. Michele, c'era la fortezza di Roccascissa. Le contrade sono Polaggia, sviluppata in lunghezza, Praviolo, Sina, Dusone (sopra cui, sulla montagna, presso la cappella di S. Giorgio, si innalzava la fortezza di Mongiardino), Sedurno, Regoledo, Sogno, Muscio, Liscione, Bardagli, S. Pietro, Pedemonte, Monastero e Maroggia.
X Sulla riva sinistra dell'Adda viene per prima Boffetto. Le case di questo paese al di qua e al di là dell'Adda sono distrutte. Le contrade sono Paiosa, chiamata così per via del torrente omonimo, Valbona e un tratto della Val d'Agneda.
XI Piateda, cui appartengono Bessega e Bettoli. Qui scorre il torrente Venina. Dietro questo comune è situata la Valle d'Ambria, i cui abitanti godono, da un punto di vista contributivo, di una certa libertà e non sono pertanto annessi a nessun comune. Da qui un sentiero di montagna conduce nel territorio confinante di Bergamo.
XII Faedo con S. Bernardo costituisce il più piccolo comune dell'intera vallata.
XIII Albosaggia ha quattro quadre. 1) La prima è la più alta e comprende Cantone, Paribelli e le genti di Motta. 2) Alla quadra più bassa appartengono Moia é Delini. 3) Carasale, dove ancor oggi si erge la torre Albosaggia. 4) Carbonera.
XIV Caiolo, che in tempi passati veniva chiamato comune di Soltoggio, con cinque vicinanze: 1) la prima, che è Caiolo. 2) Livrio, il cui nome deriva dalla vallata, dalla quale sbocca il torrente omonimo. 3) Pranzera. 4).Lotteri e 5) Nogaredo con Palù (da palude).
XV Cedrasco possiede fuori dal centro abitato la località di Spinede o Masoni, sulla montagna di qua dall'Adda. Il torrente che vi scorre vicinoè chiamato appunto Cedrasco.
XVI Fusine. Qui vi erano molte fucine, che diedero il nome alla località. Sul suo territorio si espande la Valmadre, nella quale si trovano le vicinanze di Piazzabella e del Monte. Da questa valle, da cui nasce il torrente Madrasco, un sentiero agibile conduce verso il Bergamasco.
XVII L'ultimo comune di questo Terziere, procedendo perlocalizzazione, è Colorina. Le sue sei vicinanze sono: 1) Colorina stessa. 2) Valle. 3) Poira. 4) San Giacomo e, sulla montagna, Rodolo. 5) Corna e 6) la montagna di Nono.
Il Terziere Inferiore è suddiviso nelle due squadre di Morbegno e Traona, il cui confine è segnato dal corso dell'Adda. La prima squadra citata sorge sulla riva sinistra dell'Adda e ha dodici comuni:
I La località di Morbegno. Si presume che il suo nome derivi dal termine morbus che significa malattia. Se seguiamo la teoria della derivazione del nome, originariamente il centro abitato avrebbe dovuto trovarsi presso la chiesa di S. Martino, dove le esalazioni provenienti dalle molte paludi appestavano l'aria. Nel corso dei secoli l'abitato venne spostato ai piedi della montagna, sulle due rive del fiume Bitto che l'attraversa. Qui si ergeva un castello che venne circondato da una cinta muraria di cui oggi rimangono solo i ruderi. Durante il mercato settimanale in questo luogo si verifica un grande movimento di uomini. Presso la chiesa di S. Antonio si trova un convento di Domenicani che sta sotto la tutela di un priore; la fondazione del convento è da far risalire all'anno 1300. A Morbegno appartengono anche i paesi di Campo Erbolo. di Valle e di Arzo. Per amministrarlo gli abitanti si servono di dodici sindaci e di un caneparo. Negli anni 1485, 1513 e anche nel 1528 si verificarono in questi luoghi grandi pestilenze che ebbero come conseguenza un notevole tasso di mortalità.

Nomi di tutti i podestà di Morbegno dall'anno 1512
1512 Bartholome Stampa, divisore di Vicosoprano
1513 II medesimo
1515 Simon von Quadrio
1517 Il sopracitato Stampa e Jakob von Castelmur
1519 Hans von Agio
1521 Gubert von Salis. Al suo posto subentrò Johann Stampa.
1523 Konrad von Lombris
1525 Valentin Vatscherin
1527 Christen Bernhard
1529 Josef von
1531 Fiori von Jochberg
1533 Alexander von Jochberg
1535 Bartholome Jegen
1537 Gregorius Carli da Hohenbalken
1539 Christen Schenni
1541 Paul Ambrosi da Lenz
1543 Luzi Ott
1545 Peter Colla
1547 Gaudenz von Salis
1549 Georg Travers
1551  Johann Planta156
1553 Johann Nuttli
1555 Andreas Sprecher da Bernegg
1557 Paul Buol
1559 Luzi Gugelberg
1561 Rudolf von Salis
1563 Johann von Jochberg
1565 Rudolf Matthias Ruotsch
1567 Konrad von Jochberg
1569 Gallus voi) Jochberg
1571 Hans Wyss da Jenaz
1573 Johann Schalgett
1575 Johann Mattli dallo Schams. Morì e al suo posto arrivò Mathis Mattli.
1577 Georg Sumbro dallo Schanfigg
1579 Kaspar Planta dalla Val Monastero
1581 Christoph Castelberg
1583 Johann Enderlin da Griisch
1585 Hans Vonzun da Remiis
1587 Rudolf von Schauenstein
1589 Peter Enderlin da Maienfeld. Morì, e suo fratello Diirig ne fece le veci.
1591 Dusch von Cadusch da Obervaz
1593 Johann Simeon Florin da Ruis
1595 Fiori Sprecher da Bernegg
1597 Johann Schalgett da Bergiin
1599 Joachim von Jochberg da Laax
1601 Hans Hartmann da Klosters

Dopo la Riforma
1603 Kaspar Prevost
1605 Kaspar Janick dallo Schams
1607 Christen Gasner da Seewis
1609 Balthasar von
1611 Johann Oliva da Disentis
1613 Albert von Salis da Jenins. Affogò nel lago e suo padre Vespasian
lo sostituì
1615 Johann Florin da Obervaz
1617 Giovan Antonio Gioiero dalla Val Calanca.Venne scacciato e gli
subentrò Gaspare à Marca dal Misox
1619 Heinrich Hartmann da Parpan

Dopo la ribellione e la riconquista della Valtellina
1639 Johann Anton Buol in nome dell'erede Hartmann
1641 Johann Planta da Zernez
1643 Julius Montalta da Ilanz
1645 Georg Schmid dallo Schanfigg
1647 Johann Capell da Stalla
1649 Jakob Ruinell Rosenroll
1651 Paulus Sprecher da Bernegg
1653 Balthasar Planta da Stcinsberg
1655 Herkules Cabalzar da Laax
1657 Ambrosi Planta da Wildenberg
1659 Johann Anton Beeli
1661 Benedikt von Capol
1663 Flori Sprecher da Bernegg
1665 Andreas von Salis
1667 Johann Jakob Schmid da Griineck
1669 Hieronimus von Salis
1671 Sebastian von Capol

Seguono, in corrispondenza alla loro localizzazione geografica:
II Il comune di Forcola, sul cui fondovalle, si trova la chiesa di S. Gregorio. Verso Talamona si ergevano in tempi antichi delle mura difensive che oggi vengono chiamate Torraccia. Al comune appartengono, anche se in posizione più lontana, Sirta e Selvetta. Sul pendio della montagna sono situate Alfaedo con S. Gottardo, Foppa, Prato, Lavisolo e Sostila.
III Talamona, dove scorre il torrente detto Roncaiola. La località comprende anche i paesi vicini di Premiana, Dondone, Serterio e la Valle di Tartano che deriva il suo nome dall'omonimo ruscello che vi scorre. Qui c'è il paese di Campo. La valle si divide poi in due vallate più piccole, Biorca e Zoccade, attraverso cui si giunge per vari sentieri nel Bergamasco.
Direttamente confinante è la famosa Valle del Bitto, così chiamata per via del fiume Bitto che nasce dalle cime più alte. Sulla riva destra sono situati:
IV Il comune di Bema. Ad esso appartiene il paese di Taida, situato sulla sponda opposta.
V Albaredo. Da qui una strada ben percorribile conduce, passando per le vicine montagne, nel Bergamasco.
Sull'altra sponda del Bitto e sulla vicina montagna si trovano:
VI Il comune di Gerola con le località di Piazza, Ravizze, Mazzi, Castello, Laveggiolo, Foppa, Tegiole, Roiet, Nasoncio, Cascinelle e Fenile.
VII Pedesina. Da qui un sentiero conduce in Val Sassina e nel ducato di Milano.
VII Rasura con la contrada de' Molini.
IX Cosio, un tempo sede di una podestaria, sul fondovalle, appartiene alle zone più antiche della vallata. Sul pendio della montagna stava un castello ben fortificato, ora distrutto, in cui un tempo viveva la famiglia Vicedomini. Sul monte si trovano i paesi di Sacco di Sopra e Sacco di Sotto e sul fondovalle sono invece situati Regoledo, Pianezzo, Piagno e Vallate, dove sorgeva l'abbazia di S. Pietro.
X Rogolo. In località soprastante, sul pendio, si ergeva la fortezza di S. Giorgio. Le località vicine si chiamano Andalo, Oca, Fistolera e Casin.
XI Delebio. Il comune, separato da Rogolo dal torrente Lesina, è un paese di grosse dimensioni dove le case giacciono in posizione sparpagliata. Qui un tempo si trovava l'abbazia di Acquafredda, dell'Ordine Cistercensem. Il comune ha tre colondelli, di cui il primo è Piazza il secondo Cantone di Sopra e il terzo Torazza.
XII L'ultimo comune in questo Terziere è Piantedo; anche qui le case giacciono molto distanti le une dalle altre. Piantedo ha quattro colondelli. Il primo, dove si trova la chiesa, è Bonatelli, chiamato anche Rubei. 2)Verdione. 3) Forati e 4) Piganzoli.
Vicino al limitare del vecchio letto dell'Adda era situato Borgofalcone, che venne fatto costruire da Francileone, il condottiero dell'esercito dell'Imperatore Mauricius e venne pertanto chiamato col suo nome, come abbiamo accennato nel terzo libro.
Oggi in quel luogo si trova la chiesa di S. Agata, e nella zona si riconoscono certi ruderi che vengono riconosciuti come resti della famosa città di Volturena.
Non lontani, sulla riva del lago di Como, si ergevano la torre di Olonio e la cappella di S. Stefano. Nel 1603 in questo luogo e nella vicina località di Montecchio il conte Fuentes fece costruire due fortezze, come abbiamo già detto con maggiori dettagli in un altro libro.
Di là dall'Adda si trova la squadra di Traona, suddivisa in undici comuni:
I Traona, la zona più grande e la località di residenza del podestà, è suddivisa in vari cantoni: Somagna, Moncucco, Susingono, Coffedo, Manescia, Corlazzo, S. Agata, Valletta e Bioggio, in posizione alta sulla montagna.

Nomi di tutti i podestà di Traona dall'anno 1512
1512 Donato à Marca dal Misox
1513 Hans von Jochberg da Laax
1515 Jakob Sacco da Roveredo
1517 Jakob Aliesch dal Pattigau
1519 Johann Donat da Alvaneu
1521 Hans Peter Wilhelm
1523 Wilhelm Mock da Trimmis
1527 Wilhelm Mock von Trimmis
1529 Laurenz Sgier da Disentis
1531 Hans Guler da Davos
1533 Johann Rink da Baldenstein
1535 Andreas Rosa dallo Schams
1537 Engelhard Briigger da Parpan
1539 Andreas Pianta da Poschiavo
1541 Hans Lombriser da Truns
1543 Hans Fliitsch da Malans
1545 Rudolf Landolfi da Poschiavo
1547 Niklaus Maggio da Roveredo
1549 Martin Grass da Klosters
1551 Peter Simonm dall'Oberhalbstein
1553 Hans Henni da Obersaxen (deceduto), Georg Henni.
1555 Valentin Salzgeber da Jenaz
1557 Lauzi Pfosi
1559 Peter Carisch da Heinzenberg
1561 Peter Guler da Davos
1563 Jakob Baselga dall' Oberhalbstein
1565 Anton Molina dalla Val Calanca
1567 Christen Ruosch da Schiers
1569 Hans Huber da Zizers
1571 Peter Bundi da Disentis
1573 Christen Gredig da Churwalden
1575 Jakob Planta da Coira
1577 Giovanni à Marca dal Misox
1579 Fiori Sprecher da Bernegg
1581 Christen Hartmann da Igis
1583 Jakob von Jochberg da Laax
1585 Hans Heinz dal Pràttigau. Morì e gli succedette Rudolf Mathis.
l 587 Georg Scarpatet da Unterwegen
1589 Peter Schorsch da Spliigen. Morì, come pure suo figlio Georg.
Jakob von Planta li sostituì.
1591 Konrad Beeli da Belfort
1593 Stefano Lossi da Poschiavo
1595 Joachim Montalta da Sagens
1597 Diirig Enderlin da Kiiblis
1599 Peter Planta, figlio di Jakob, da Coira
1601 Orazio Molina dalla Val Calanca

Dopo la Riforma
1603 Christen Hartmann. Morì. Gli succedette Jakob Salet.
1605 Simon Marti da Untervaz
1607 Balthasar von Mont dal Lugnez
1609 Hans Fausch da Fanas
1611 Peter Scarpatet dall' Oberhalbstein
1613 Anton Molina dalla Val Calanca
1615 Johann Rudolf Gugelberg da Malans
1617 Michele Montio da Brusio
1619 Bartholome von Tuor da Disentis

Dopo la ribellione e la riconquista della Valtellina
1639 Bartholome von Tuor governò ancora.
1641 Johann Anton Buol da Parpan
1643 Jakob Planta, figlio di Peter, da Coira
1645 Peter Rosenroll in nome dei Safier
1647 Fiori Pellizzari dallo Schanfigg
1649 Johann von Salis da Zizers
1651 Johann Wilhelm Schmid da Ilanz
1653 Paul Jenatsch da Davos
1655 Johann Georg Scarpatet
1657 Konradin Planta da Wildenberg
1659 Georg Jenatsch da Davos in nome dei Klosterser
1661 Johann Gaudenzi da Poschiavo
1663 Konradin Planta da Wildenberg
1665 Peter Janett da Fideris
1667 Thomas Saxer da Coira
1669 Johann Planta da Wildenberg in nome degli Schamser
1671 Hieronimus von Salis da Seewis
Torniamo al confine col Terziere di Mezzo, dove incontriamo:
II Il comune di Buglio, situato sulla montagna. Questo comune possiede sei colondelli e altrettanti sindaci; due colondelli sono abitati da Paravicini e l'altro dalle famiglie Bettinalli, Sanabelli e Roserari. Il terzo colondello, che è posto in direzione di Berbenno, è Zanetti, il quarto Donzelli e il quinto Mazzucchi. Al sesto colondello appartengono Villapinta e le genti che abitano nel centro di Buglio.
III Il comune di Ardenno, il cui nome proviene dalla parola "ardendo" a causa dell'insolita calura del luogo. Qui si trova la residenza del prevosto di S. Lorenzo. Nel piano vi era un castello fatto costruire dalla famiglia Capitanei e sul pendio della montagna la fortezza di S. Lucio. Sulla montagna si trovano le località di Gaggio, Piazzalunga, Pioda, Biolo, Scheneno e Foppa, nel fondovalle Masino, che deriva il suo nome dal fiume omonimo.
Salendo sul monte Pilasco si incontrano:
IV II comune di Dazio, così chiamato perché qui il signore del luogo riscuoteva una tassa sul bestiame che veniva condotto in Val Masino per l'estate. Le piccole contrade sono quelle di Regolido e di Cerido. Sulla vicina cima della montagna, che si chiama Culmine di Dazio, si trovano le tracce di una fortezza, oggi distrutta, che serviva come posizione di osservazione dell'intera vallata.
V Civo è un antico paese. A questo comune appartengono Caspano, conosciuto per via delle belle residenze delle famiglie Paravicini e Malacrida, Bedoglio, Cadelpicco, Cadelsasso, Roncagli di Sotto e di Sopra, Toate, che deve il suo nome al torrente che le scorre vicino, Chempo, Vallate, Naguarido, Serone, Selvapiana, Acquamarciani e Cevo in Val Masino.
VI Mello, cui appartengono Consiglio, sovrastato dal castello Demofole, un'antica residenza dei Vicedomini, S. Giovanni, Civasca, Pregrosso e la Val Masino con S. Antonio, Cataeggio, Filorera, Remenno e S. Martino. Presso Remenno si può notare un blocco in pietra di dimensioni colossali, lungo 35 braccia, largo 10 e alto 15. Presso S. Martino sgorgano alcune fonti termali dalle proprietà curative, che derivano il loro nome dal fiume Masino che nasce da queste rocce. Le acque sono benefiche soprattutto per combattere dolori cardiaci ed epatici; il cavalier Johann Guler da Winegg, nella sua "Storia della Rezia", come pure Pietro Paravicini, medico di Como, e il valtellinese Giovanni Andrea Malacrida hanno descritto scientificamente i loro effetti benefici. Nella medesima valle esiste il paesino di Cornolo, non appartenente ad alcun comune, che versa le imposte per proprio conto.
VII Cercino, a cui appartengono Piussogno e Cresta.
VIII Cino. Ad essa appartengono alcune località sparpagliate. Nelle vicinanze è visibile un castello in rovina.
Tornando verso il fondovalle si trovano:
IX Il comune di Campovico. Le Vicinanze sono: Cermeledo, Desco e Bareo. Sopra Cermeledo si trova Dosso del Visconte, dove era eretta una fortezza della famiglia Castelli di S. Nazaro.

X Mantello, cui si aggiungono le località di Soriate, Pusterla e Cortile.
XI Dubino. Il luogo comprende anche la vicina Ferzonico. Monastero è così denominata poiché qui sorgeva un convento di monache che, a causa dell'aria malsana, venne trasferito a Como o a S. Lorenzo, sulla montagna sondriese. Sebbene il luogo sia considerato solo frazione e non comune, paga ugualmente in forma autonoma il suo estimo. Qui si trova la località montana di S. Giuliano, che deriva il suo nome dall'omonima cappella costruita lì. Proseguendo verso il confine con la contea di Chiavenna si incontrano Proescio, Mortai e Bocca d'Adda, dove l'Adda sbocca nel Lago di Como.
Infine giungiamo alla Contea di Chiavenna, il cui nome viene dal termine latino clavis, che significa chiave. Anticamente, infatti, a causa del castello di Chiavenna, ai popoli stranieri era impedito l'accesso all'Italia come a causa di una chiusura a chiave. La Contea, oggi separata nelle due diverse giurisdizioni di Chiavenna e di Piuro, è situata in un luogo ben protetto dalla natura. La Contea confina ad oriente con la Val Bregaglia, ad occidente col Misox e con il lago di Como; a sud si trova Bocca d'Adda e verso nord la Rezia Lepontina con Rheinwald ed Avers.
1) la città stessa con le sue Vicinanze. 2) i quattro comuni esterni e 3) la Valle di S. Giacomo.
I La città, citata da Antonino Augusto nel suo "Itinerario", spicca oggi per il fasto di edifici straordinariamente belli. Molte genti si riuniscono qui per via della vivacità del commercio e dell'industria. Nell'anno 1486 la città venne fatta circondare da mura per ordine di Bona, madre e precettrice del duca Gian Galeazzo di Milano, al fine di difenderla dagli attacchi dei vicini Grigioni. Ora le mura sono distrutte. Sopra la città si innalzava un imponente castello che venne fatto erigere da un conte di Angleria nel 1162 per timore dell'Imperatore Federico I. In seguito i duchi Gian Galeazzo e Giovanni Maria Visconti di Milano ne ampliarono la costruzione. Lazerta, capitano del re Luigi di Francia, lo fortificò con lavori di trinceramento. Nell'anno 1526 venne distrutto dai Grigioni insieme ad altri castelli della Valtellina.
In città hanno la loro sede l'Arciprete e il funzionario deputato dai Grigioni, il cosiddetto Commissario. Costui amministra la giustizia in maniera autonoma con alta e bassa giurisdizione, sia per questioni di materia civile, penale e coniugale così come fa il podestà di Piuro nella sua giurisdizione. per le questioni di diritto penale non esiste un Vicario; comunque il Commissario è tenuto dietro giuramento al rispetto degli Statuti della Contea, che si differenziano in parte da quelli valtellinesi. Per i casi particolarmente difficili egli si avvale comunque dell'aiuto di esperti in diritto. Nell'intera contea si contano, sotto i capitani che vengono nominati, ben 1000 soldati.

Nomi di tutti i commissari della contea di Chiavenna dall'anno 1512 in poi.
1512 Andreas von Salis
1513 Johann Lombris dal Lugnez
1515 Rudolf von Marmels
1517 Georg Schorsch da SpItigen
1519 Anton Lombris224 dal Lugnez
1521 Wofgang Capol da Flims
1523 Silvester Wolf
1525 Martin von Capol da Flims
1527 Martin Cabalzar dal Lugnez
1529 Johann Franz225 da Ilanz
1531 Johann Luzi da Schauenstein
1533 Parcival Planta da Zuoz
1535 Johann von Jochberg
1537 Georg Thiiini da Casteis
1539 Jakob Florin da Ruis. Morì e venne sostituito da Niklaus Fiorin.
1541 Sebastian Wolf da Trins
1545 Rudolf Mathis da Kiiblis
1547 Martin Cabalzar dal Lugnez
1549 Diirig227 von Jochberg da Laax
1551 Hans Valdr da Fideris
1553 Johann von Schauenstein
1555 Peter Berchter da Disentis
1557 Jakob Catharina da Scharans
1559 Friedrich von Salis
1561 Johann Peter Sonvig
1563 Ulrich Pitschen da Seewis
1565 Balthasar Planta da Zernez
1567 Wolfgang Montalta da Laax
1569 Christcn Hartmann
1571 Johann von Salis
1573 Peter Travers da Flims
1575 Meinrad Buol da Davos
1577 Jakob Ludwig da Tomils
1579 Gallus von Mont dal Lugnez
1581 Hans Barett da Klosters
1583 Benedikt von Salis
1585 Matthias Mattli dallo Schams
1587 Christen Dascher da Jenaz
1589 Hans Raschèr da Zuoz
1591 Hans Jakob Schmid
1593 Fiori Mathis da Kiiblis
1595 Johann Planta da Zuoz
1597 Johann Schorsch
1599 Andreas Sprecher da Bernegg
Dopo la Riforma
1601 Johann Travers da Zuoz
1603 Martin Fiorin da Tavctsch
1605 Engelhard Brijgger da Parpan
1607 Karl Ludwig von Tomils
1609 Thomas Juli da Heinzenberg
1611  Fiori Mettier dallo Schanfigg
1613 Johann von Salis
1615 Kaspar Schmid da Grijneck
1617 Fortunat Sprecher da Bernegg
1619 Dominicus Gulfin da Zernez
1621 Martin Camenisch da Tamins
1625 Fortunat Sprecher da Bernegg, J.U.D., già citato.

Dopo la Riconquista della Contea
1639 Johann Wilheim Schmid sostituì il precedente.
1641 Johann Kaspar da Klosters
1643 Rudolf von Salis da Soglio
1645 Konradin von Planta
1647 Johann Sprecher von Bernegg da Luzein
1649 Johann Viktor Travers
1651 Herkules von Capo1228
1653 Herkulcs von Salis
1655 Balthasar Planta da Zuoz
1657 Gcorg Minz da Vals
1659 Hartmann Planta da Malans
1661 ancora una volta Hartmann Planta, in nome degli abitanti di Zernez.
1663 Simeon Fritz229 in nome degli abitanti del Misox
1665 Ulrich Buol da Parpan
1667 Nikolaus von Salis da Soglio
1669 Silvester Rosenroll da Thusis
1671 Fiori Pellizzari dallo Schanfigg

Per quanto riguarda il sistema amministrativo gli abitanti eleggono ogni anno, e per lo più tramite estrazione a sorte, il Console ed il Viceconsole, che ricopre la carica di Caneparo, e ancora due Consoli di Giustizia, che rimangono in carica per due anni, due Sindaci per l'adempimento degli Statuti della città, due cosiddetti Provvisionari, che rimangono pure per due anni, un Consigliere e un Cancelliere. A questi si aggiungono quattro tra i più anziani della città, che vengono denominati l'Aggiunta. I suddetti quattordici uomini curano l'amministrazione pubblica della città.
Alla città appartengono le vicinanze di Bette, Dragonera con Crotti e più avanti Maina , Campedello, Pianazzola, Orelli, Tanno, Piano e Capiola. Crotti è così chiamato per via delle grotte sotterranee che servono come cantine e sono molto numerose attorno alla città.
La seconda parte della giurisdizione di Chiavenna è costituita da quattro comuni. Sulla riva sinistra del fiume Mera troviamo:
I Il comune di Prata che comprende Dona, Stoveno, Pradella, Uschione, Lotteno, Val Bovera e, nel piano, Malaguardia e Bellaspada. A Dona sorge un convento di monaci benedettini subordinati a un priore. Il convento venne fondato dalla figlia di Gian Galeazzo, Valentina, sposa del duca di Orléans.
II Il secondo comune è Novate, diviso in due consolati, Novate e Samolaco. In tempi antichi Novate veniva chiamato Lezzeno Superiore, da molto tempo porta però il nome di Novate ed è la zona del mercato. Novate aveva un castello posto su una piccola altura. A Novate appartengono, sul lago, Riva di Mezzola, dove si usa scaricare e depositare in un edificio pubblico le merci provenienti dal lago di Como, Campo, Verceia, Sceglio, Vico e la Val Codera, così chiamata per il monte omonimo. All'ingresso della vallata si trovano Codera e Cola.
Al di là della Mera, sulla sua riva destra, si raggiunge dapprima Samolaco o Summus lacus, come lo designa Antonino Pio nel suo"Itinerario", poiché è situato all'estremità superiore del lago. Qui S. Fedele patì il martirio sotto l'Imperatore Massimiano a causa della sua fede cristiana. Il suo corpo venne traslato a Como nell'anno 937 sotto il Vescovo Ubaldo. Le frazioni dipendenti da questa località sono Vigazzuolo, Casenda, Era, sopra la quale si innalzava il castello di S. Andrea, fatto costruire dal Trivulzio, Paiedo, Selvapiana, Monastero, Nogaredo, Ronscione e Montenuovo. Qui si trovava anche un'altra torre con il nome di Panperduto, non lontano dal torrente Boggia che sfocia nella Mera. Nel piano vi sono alcune case sparpagliate, denominate alla Trivulzia.
III Gordona, nelle vicinanze si trova il castello di S. Caterina. Le piccole contrade si chiamano Coloredo, Scogli, Gasperoni, Cimavilla, Ponte, la Valle Bodengo e le montagne di Sommarovina. Da questo comune una via conduce nel Misox attraverso il Passo della Forcola.
IV Il quarto comune è Mese, così chiamato per via del paese di Mese. Le piccole contrade sono Scandolera, Peverelli sulla montagna, dove un tempo si ergeva un castello dallo stesso nome, Castrona e Cargasacchi.
La terza parte della giurisdizione di Chiavenna è la Valle di S. Giacomo o Campodolcino. La vallata è suddivisa in dodici quartieri:
1) S. Giacomo e S. Guglielmo, dove deve essere sepolto il corpo di questo santo
2) Vhò, dove è stata eretta una chiesa in onore della Vergine Maria e Lirone.
3) Campodolcino chiamato anche S. Giovanni per via della sua chiesa.
4) Fraciscio, dove si trovava un castello.
5) Le montagne di S. Bernardo.
6) I monti di Mezzo.
7) Madesimo, tempo fa chiamato Tarvesede o Torvaedes,
come afferma Antonino. Qui corre la strada maestra.
8) Pianazzo.
9) Portarezza.
10) Stambilone.
11) Starleggia e
12) Isolato, Torni, Teggiate e Rasdeglia, dove si trova l'inizio del Cardinell. Così viene infatti chiamata la strada scocesa e difficile che conduce sulla montagna dello Spluga, cheè la parte più importante dei Monti Adula e si chiama anche Adula a causa della sua altezza. Da essa nasce il Liro, il corso d'acqua della Valle di S. Giacomo, che nei pressi di Mese si riunisce alle acque della Mera. Sulla montagna in alto, nel tratto pianeggiante, sono riconoscibili le tracce di una torre molto vecchia"' che si erge solitaria nel luogo in cui la strada maestra si divide in due sentieri, uno dei quali porta verso Madesimo o Tarvesede, mentre l'altra scende attraverso il Cardinell. Sullo stesso Passo si trova una costruzione spaziosa, grande e in muratura, chiamato "Casa", sicuro e utile rifugio per i viandanti in caso di maltempo.
Questa vallata ha una propria amministrazione in ambito civile, per le quale dodici Consiglieri eleggono un Console, un Luogotenente e un Cancelliere. Questi dodici vengono a loro volta scelti dal Console e dal Luogotenente. I ricorsi vanno indirizzati agli stessi dodici Consiglieri della Valle. Per quanto riguarda le questioni tributarie i processi devono essere tenuti davanti al funzionario del Tribunale di Chiavenna. L'8 febbraio 1513, in occasione della Dieta federale di Ilanz, il vescovo Paul e le Tre Leghe confermano alla Valle gli stessi privilegi di cui essa aveva goduto sotto il Duca di Milano.
L'altra giurisdizione della Contea di Chiavenna è la Podestaria di Piuro. E' separata dalla giurisdizione di Chiavenna dal torrente della Valle Pluviosa. Qui l'autorità è rappresentata dal Podestà grigione, che ha la sua residenza nella località di Piuro. Il luogo ha anche un Arciprete. Il nome deriva dalla parola plorare, che significa piangere o lamentarsi. Si dice infatti che la zona sia stata un tempo sconvolta da grandi quantità di acqua e dalla caduta di massi e in seguito a ciò sia stata spostata in un altro luogo, dove si trovava il castello Belforte. Oggi il paese è molto popolato e ricco di costruzioni sontuose.

Nomi di tutti i podestà di Piuro dall'anno 1512 in poi
1513 Johann von Marmels
1515 Paul von Castelmur
1517 Johann von Agio
1519 Heinrich Scanco
1521 Johann Tapont da Stalla
1523 Peter Scanco dal Prttigau
1525 Peter von Sax
1527 Martin Janell
1529 Lorenz Zippert
1531 Johann Coradi da Salux
1533 Gregorius von Mont
1535 Albert von Mont
1537 Johann Baptista von Salis
1539 Blasius Balsaris da Schleuis
1541 Michael Sutter da Tenna
1543 Bartholome Diotta da Stalla
1545 Bcnedikt Thoma da Ruis
1547 Martin von Tschappina
1549 Jakob Zuon da Zernez
1551 Michael Gopfer
1553 Johann Broccard
1555 Jeremias Cadusch
1557 Valentin von Marmels
1559 Johann Bella da Ems
1561 Gaudenz Scheer da Lenz
1563 Johann Domenig da Franchis
1565 Conrad Blon dallo Schams
1567 Paul Winkler
1569 Hartmann Hartmann
1571 Wolfgang von Halix
1573 Thomas Adank
1575 Sebastian Simon
1577 Matthias Gartmann
1579 Peter Finer da Grijsch
1581 Thomas Ninguarda
1583 Albert von Mont dal Lungnez
1585 Anton Montio da Brusio
1585 Paul Ambrosi da Lenz
1587 Anton Montio da Brusio
1589 Johann Wòlfli
1591 Christen Sprecher
1593 Kaspar Baselga
1595 Jakob Arpagaus da Somvix
1597 Thomas Maletta da Lenz
1599 Anton Landolf da Poschiavo
1601 Herkules Catharina

Dopo la Riforma
1603 Thomas Wehrli da Schiers
1605 Andreas Meyer da Coira
1607 Jakob Arpagaus da Somvix
1609 Andreas von Tugg
1611 Andreas Meng da Zizers
1613 Valentin Gartmann
1615 Sambedus Bossi da Brienz
1617 Johann Andreas Nasan da Tiefencastel. Sotto il suo governo il bel
paese di Piuro è scomparso nel 1618. Al citato podestà Nasan si sostituì
suo fratello Jakob Andreas Nasan.
1619 Gallus von Mont
1621 Ulrich Mettier dallo Schanfigg
1625 Luzi Scarpatet. AI suo posto subentrò Anton Baselga.

Dopo la riconquista
1639 Georg Schmid dallo Schanfigg sostituì il succitato Mettier.
1641 Francesco Acqua da Poschiavo
1643 Peter Moron da Bonaduz
1645 Johann Sprecher
1647 Hartmann Buol da Coira
1649 Ulrich Cadonati da Waltensburg
1651 Johann Hartmann
1653 Anton Burgauer
1655 Georg Schorsch da Spliigen
1657 Peter Janett da Fideris
1659 Johann Jakob Baselga
1661 Georg Capol da Schleuis
1663 Ràtus Sprecher da Bernegg
1665 Marc'Aurelio Gaudenzi
1669 Johann Enderlin da Maienfeld
1671 Nikolaus von Salis da Coira

La giurisdizione si divide nei due comuni di Piuro e Villa.
Il Comune di Piuro ha un Console e nove Consiglieri. Cinque di questi e il Console stesso vivono a Piuro, come pure un Viceconsole, un Caneparo, due Consoli di Giustizia e molti Provvisionari. Al territorio appartengono S. Croce, S. Martino e Aurogo, dove si innalzava un castello. Le vicinanze sono: Sellano, dove si trova il castello omonimo, Ponilo e Pradella, più lontano Roneaglia, Prestera, Borsio, Grana e Giupedi. A Prestera si può ammirare l'inconsueta magnificenza del palazzo Vertemate Franchi. Sul pendio si trovano Savogno e qui un sentiero conduce alla località grigione di Avers, Dasile e più in alto Garotto.
Sulle montagne al di là della Mera si trova una cava di pietre ancor oggi utilizzata. Dalle pietre friabili cavate in questi luoghi si ricavano — secondo Plinio (III-VI libro, capitolo XXII) già dall'antichità — lavezzi per la cottura di pietanze e altre stoviglie, che si esportano in grandi quantità nei vicini territori dell'Italia.
Sabato, nel giorno dell'Ascensione di Maria al cielo, il 15 agosto 1618, verso sera iniziò a piovere a Chiavenna, a Piuro e nell'intera zona. Ci furono lampi e tuoni improvvisi e questo durò fino al seguente giovedì 20 agosto. Giovedì era una bella giornata senza pioggia, ma nella notte che seguì ricominciò a tuonare e a piovere in maniera ancora più forte rispetto alle giornate precedenti. Continuò così fino a lunedì 24 agosto, giorno di S. Bartolomeo, quando smise di piovere poco prima che facesse giorno. L'acqua aveva portato via quasi tutti i ponti e aveva inondato tutte le pianure, cosa che non succedeva ormai da molto tempo. Il martedì pomeriggio, 25 agosto, incominciò a staccarsi una frana dal monte, in località alpe o valle Monte del Conte, a sinistra di Piuro, nel luogo in cui un tempo venivano estratti i lavezzi. La frana distrusse molti vigneti presso il paesino di Scilano, nelle vicinanze di Piuro. Anche in tempi precedenti si erano formate delle frane, ma erano scese a valle. Come raccontava la gente di Uschione, la montagna si era spinta in avanti già dieci anni prima. Col calare delle tenebre, quando la gente aveva appena chiuso le porte e quando il cielo era sereno, poiché lunedì e martedì era stato bel tempo — in quel momento l'intera frana si mosse, seppellendo completamente Piuro e Scilano, Dio ne abbia misericordia. Arrivò con una tale violenza che le persone che abitavano al di là della Mera vennero scaraventate verso la montagna opposta, cosicchè vennero ritrovati da questa parte i palazzi, i blasoni, le finestre e le campane della chiesa che si trovavano dalla parte opposta, ogni cosa distrutta e fracassata. Era come una slavina di polvere
fece un gran rumore, come se venissero fatti sparare più cannoni contemporaneamente. Dove le masse di terra si fermarono, si potè misurare la loro altezza e corrispondeva a cinque lance. La polvere oscurò il cielo, il tumulto si potè percepire chiaramente a Chiavenna, come io stesso ebbi modo di vedere e sentire, e la polvere scese fino a Chiavenna. A Piuro e Scilano si contavano all'incirca 200 case, più precisamente 125 nuclei famigliari (fuochi) a Piuro e 75 a Scilano. 930 persone vennero travolte. Di stranieri erano presenti quattro o cinque viandanti. C'erano due palazzi, uno dei Franchi, l'altro di Giorgio Beccaria, nessuno dei quali è stato costruito per meno di 20.000 corone, come pure altri palazzi, begli edifici e chiese. Di questi non si vedeva inizialmente traccia alcuna, poiché non c'era null'altro se non acqua, pietre e masse di terra rossa.
La Mera rimase nel frattempo intasata per un'ora e mezza e si costituì un lago, lungo all'incirca un mezzo miglio italiano, che aveva il suo inizio presso il crotto del signor Giovan Pietro Franchi e si estendeva fino a Rovano o fino al pendio di Piuro. A Chiavenna si diffuse un grande spavento poiché la Mera avrebbe potuto trasformarsi in lago e poi improvvisamente straripare e portare via con sé anche altre località. Così tutti fuggirono nelle cavità e nei crotti, ma per grazia di Dio la situazione tornò entro breve alla normalità. Rimase comunque un lago lungo un quarto di miglio. Nella località di Piuro e a Scilano nessuno rimase in vita, eccezion fatta per Francesco Forno, oste al Corona, e per un muratore, Simone Ramada, che si trovavano in un crotto sul Roveno, come pure un'anziana signora con due bambini che era in un ronco sopra Piuro. Questi e tutti coloro che si trattennero a S. Abbondio raccontavano come tutto si fosse svolto in un istante. Jakob Nasan, fratello del signor Podestà, era presso S. Abbondio in Roncaglia, dove pure morirono cinque uomini e vennero Pianta, detto Ninolo, voleva raccoglier pesche fuori dal paese e a lui rimasero le scarpe nel terreno. Rimasero in vita anche Giovan Pietro Vertemati e un tale chiamato Giudeo o Fratinolo con sua moglie e i suoi cinque figli. Aveva visto a mezzogiorno la prima frana poiché si trovava al camposanto di S. Giovanni a Scilano. Là c'erano anche altre persone che videro come i vigneti erano stati distrutti. Caddero inginocchiate a pregare. Giudeo scappò da Piuro verso S. Croce, avvisando chiunque incontrava sul suo cammino.
Non rimase nessuna casa, eccezion fatta per quelle del Signor Francesco Giulino, del Signor Giovan Pietro Franchi, dei Buttintrocchi, dei Friaien e di alcuni altri, in totale quindici, che si trovavano tutti lontani, come pure una piccionaia di....Serta, che stava in alto sulla montagna.
La massa di terra iniziava proprio sopra l'Alto Tribunale di Piuro e arrivava fin quasi al Rovano o al pendio di Piuro, lontano circa mezz'ora di cammino. Se si fosse voluto fare il giro attorno alla frana, si sarebbe impiegata un'ora e mezza. L'intera frana era lunga un miglio e mezzo e larga un miglio.
In qualità di Commissario di Chiavenna salii io stesso la mattina del 26 per dare direttive, poiché anche il funzionario di Piuro era deceduto. Col fratello del funzionario e alcuni della Val Bregaglia, valutata la situazione, diedi le dovute disposizioni. Al mio posto lasciai il signor Nikolaus von Salis. Allora si cominciò a recuperare uomini e oggetti. Dapprima fu ritrovata, come si presume, una figlia del signor Podestà e Lorenzo Scandolera, che giaceva là privo di testa. La ragazza indossava solo una sottoveste semplice, Lorenzo fu riconosciuto dalla podagra sulla mano. Presto si ritrovò il corpo di una donna e altri cadaveri, tutti devastati in maniera orribile.
Quando mi trovavo lassù, il cielo era sereno e una nuvoletta soffice si stagliava proprio nel punto dal quale era partita la frana. Mi girai e controllai se ci fossero altre nubi verso questa montagna. Non ne vidi nessuna, poiché il cielo era completamente sereno. Proprio in quel momento apparve un bell'arcobaleno variopinto. Iniziava dal terreno, arrivava fin quasi a Rovano o pendio di Piuro, formando un arco fino ai Ronchi.
Lo considerai come un segno di Dio, che volesse mostrarci la sua misericordia. Dopo un'ora l'arcobaleno scomparve.
Un albero di pere iniziò a fiorire presso il crotto dei Brocchi e così fecero anche altre piante di prugne. Nei due giorni che precedettero la sconvolgente devastazione e anche il giorno stesso le api di Castasegna nella Val Bregaglia iniziarono a impazzire, uscirono dai loro alveari e si trasferirono a Cà di Scatton, la prima contrada nel territorio di Piuro. Altre api vennero e cominciarono a pungersi le une con le altre, cosicchè esse giacevano morte in enormi quantità sul terreno. La stessa cosa siverificò con le api della contrada vicina chiamata al Perée e poi nell'intera Contea di Chiavenna. — O Signore, abbi misericordia di noi, risparmiaci dalla Tua grande e giusta ira, non punirci secondo quanto ci meritiamo, ma secondo la Tua grande grazia e misericordia e concedici vera penitenza e miglioramento.
Piuro con 125 case e Scilano con 75 case facevano parte di una delle più belle zone dei domini dei Grigioni, molto rinomata e impreziosita dai palazzi di ricchi commercianti. C'erano tre chiese: S. Cassiano, S. Giovanni e S. Maria, chiesa evangelica; di quest'ultima è stata ritrovata una campana intera. Nell'inverno scorso i ragazzi di Mese a Coltura, presso Piuro, avevano trovato un cane morto, l'avevano portato con sé e lo avevano collocato, congelato così com'era, davanti alla chiesa evangelica. Lo avevano fornito di libro e di occhiali e gli avevano apposto la scritta:"Questo è il Dio di Voi" . — La maggior parte dei commercianti ostentava a quel tempo un grande sfarzo e viveva al di sopra delle proprie possibilità e di quelle del territorio. Per questo motivo molti si erano impoveriti e avevano contratto debiti, infine si era avuta questa tragica conclusione.
Questa misera fine del bel territorio di Piuro è stata descritta in maniera più dettagliata da Benedetto Paravicini.
Villa, l'altro comune di questa giurisdizione, viene chiamato così per via del paese. Ad esso appartengono le Vicinanze di Ponteggia, Giavera, dove si vedono le mura cadute di un antico castello, S. Eusebio, Canete, Puri, Teiedo e al Peree. Gli abitanti che prima vivevano a Bondea, presso il confine, si trasferirono a Teiedo. La Contea di Chiavenna, la Giurisdizione e il comune di Piuro sono separati dalla Val Bregaglia dal torrente Lovero, che scorre sul lato destro della vallata.
Con questo io ho descritto la condizione della "Raetia prima inalpina", il suo passato, le guerre, le alleanze e la forma dello Stato. Ho cercato di essere breve e fedele il più possibile alla verità, ho ricercato, raccontato, tramandato e concluso in onore di Dio l'Onnipotente e in lode della cara Madrepatria.
Amen