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Albaredo
Dopo una ventina di minuti si giunge ad Albarédo (m. 996 - ab. 555 - P. - Telef. (priv.) - buon soggiorno estivo - ost. con allog. - latt. soc. - soc. allev. di bovine, soc. elett.), centro di amene escursioni che tutte offrono bellissimi panorama. Nella contrada di sopra, all'esterno di una vecchia casa, si riconosce tuttora un affresco colla data del 1402. La parrocchiale, dedicata a S. Rocco, possiede qualche buon dipinto del 700, tre càmici con preziosi pizzi antichi, e un gran piatto di bronzo, di fattura molto simile a quello di Andato. Una larga mulattiera da Albaredo, attraverso praterie, rimonta a sud tutta l'amenissima valle. Dopo un'ora si trova la chiesetta della Madonna delle Grazie (Madonnina), che possiede una piccola ancona del 600. La strada indi scende al fiume Pedéna (belle cascate) e sale attraverso resinose al ridente Dosso Civico, ove trovasi una fonte ferrugginosa. Poco sopra attraversa per circa un'ora un bel bosco di abeti, per poi discendere all'Alpe Orta, nella cui casera, in estate, si può trovare latte, uova e ricovéro. La strada sale poi a risvolti le cosidette Scale d'Orta: in un'ora si giunge al Passo di S. Marco (m. 1915).
Scendendo per un quarto d'ora, a m. 1832, trovasi l'antica canton. Ca S. Marco, dalla quale, in tre ore, si discende a Mezzoldo o ad Averara in Val Brembana. Dopo la chiesa della Madonnina una mulattiera sale la valle Pedena all'alpe e al passo omonimi e scende in Val del Tartano. Salendo la cresta a sud si tocca il pizzo Azzarini (m. 2437) da cui si può calare a Cà S. Marco. Sotto il Dosso Gerico una mulattiera scende a destra la valle, e sale attraverso boschi all'alpe Garzino (elegante chàlet di casa Melzi). Un sentiero poi sale all'alpe Dosso Cavallo, dal quale si può portarsi a Gerola, o, seguendo la cresta a nord, giungere a Berna, che s'adagia sull'ameno poggio che divide le due vallette. Un sentiero a sud conduce al Passo di S. Marco.

La Valle del Bitto, divisa in due rami, detti di Albaredo e di Gerola, sugli alpeggi estivi produce dei formaggi grassi assai accreditati. Il latte è lavorato quasi ovunque in comune dai proprietari.”
Albosaggia
Sondrio è centro di ameniasime escursioni. Una carrozzabile attraversa la valle e sale inmeziora all'importante comune di Albosaggia, parola che si vuole significasse in antico: Monte o luogo santo (m. 486 - ab. 469-3011 - Uff. Post., coop. per l'alpeggio, coop.  “La Concordia”, coop.l'Eguaglianza, coop. l'Elettrica). Vi si producono canestri e cesti di vimini. Nella chiesa, eretta nel 1354 sopra un largo terrapieno sostenuto da molte arcate in cui si seppellivano i morti, si trova una bella tavola della prima metà del secolo XVI, recante la Madonna che adora il Bambino, fra angeli musicanti, con uno sfondo arioso di cielo e di monti. Di minor pregio la tela con le Natività di S. Giovanni, attribuita a Sigismondo De Magistris (1523), ed altre della stessa epoca; interessante paramento di splendido broccato antico. Il campanile porta un ottimo concerto di campane, delle quali la maggiore venne fusa in luogo nel 1645 e pesa kg. 1580. L'ossario, costrutto nel 1732, è chiuso da un'artistica cancellata di ferro battuto. Nella chiesa della frazione Moia, eretta nel 1600, si trova pure qualche buona pittura. Sopra la Moia, vi è una fonte di acqua ferrugginosa, ed altra più ricca in contrada Romeri, sulla strada che dalla Moia conduce a S. Giacomo.
In Albosaggia nacque Gian Giacomo Paribelli, storico e diplomatico che, dopo l'insurrezione del 1620, sostenne, quale legato, le ragioni dei Valtellinesi alla Dieta di Baden, presso il Pontefice ed il Re di Spagna. Appena passato il ponte sul Torchione si trova un vecchio castello detto la Torre, che, da un documento rinvenuto nell'archivio notarile di Sondrio del 1196, risulta chiamata Paribella, prova che apparteneva sin d'allora a questa antica famiglia. Ivi una sala in legno (stufa) della fine del 1500 ha le pareti e i soffitti con pregevoli intagli. Vi si trova pure un antico affresco colla M., il B. e altri santi. La strada, divenuta mulattiera, continua a sera e giunge in mezz’ora alla chiesa di S. Antonio (panorama). Ivi ai trovava nei secoli scorsi la parte maggiore dell'abitato di Albosaggia. La via prosegue sotto ombrosi castani, a destra del Livrio, sino alla località detta Valle Mani sopra la quale, per due vie di cui una passa per i casolari di Cantone (m. 800), in circa tre ore si giunge a S. Salvatore (m. 1300 - alb. pens. Saffratti e cam. arnmob.).
La chiesa di San Salvatore è monumento nazionale, ma poco conserva di antico. È pregevole la pala con l'Ascensione di N. S. Posto sul ciglio di Val del Livrio, San Salvatore è un buon soggiorno climatico, dal quale si possono fare molte escursioni, ad es. le salire al Meriggio e al Campaggio. I ricordi di questa chiesa risalgono al VI sec. e vuolsi sia stata edificata dai primi cristiani bergamaschi, quando nel loro paese dominava ancora il culto pagano, e che vi trasportassero i loro morti. Lo storico Sav. Quadrio ritenne che S. Salvatore, in antico, fosse parrocchia comune di varie terre del Bergamasco e della Valtellina. Qui si mantenne vivo anche il passaggio fra le due regioni. Nell’ossario si conservano stinchi e teschi di straordinario sviluppo, che sembrerebbero appartenenti ad una razza quasi gigantesca. Da San Salvatore penetrando in Valle del Livrio, per prati e boschi, si giunge al Forno, ove un tempo si fondeva il ferro e, passato il fiume, si arriva all’alpe Piana (m. 1465). Il sentiero corre ancora per circa mezz’ora sul fondo della valle, poi risale ripido e tortuoso giungendo ad un laghetto, ove s’incontrano tre sentieri. Quello a est conduce ai laghetti del Publino; quello di mezzo al passo omonimo (m. 2351) discendendo ai Pagliari ed a Carona in Val Brembana; quello a sera in circa mezz’ora giunge all’alpe del Publino (m. 2091), da dove in circa un’ora si sale, con un sentiero ben segnalato e facile, la cima del Corno Stella (m. 2618). Vi si ammira tutta la catena delle Alpi, dal gruppo dell’Ortler al Monviso… le Prealpi, la gran valle del Po sino agli Appennini, e parte di Milano.”
Andalo
Aprica

Ardenno

"Allo sbocco della valle del Masino scorgesi il piccolo borgo di Ardénno (staz. ferr. - auto est. pei bagni del Masino - alb. Pollini, osterie, pastificio, fabb. carburo di calcio - coop. di cons. di produz. e lavoro - asilo inf. - ricovero di defic. delle Suore di S. M. della Provvidenza).  Notevole il palazzo Visconti (sulla porta vi è lo stemma col biscione) con un bel cortile a colonnato, e un ampio salone dipinto. Nella parrocchiale vi è un paliotto con Cristo morto di Pietro Ligari, ed un'ancona pregevolissima, simile a quella di Morbegno, con la data del 1540… L'Ancona di Ardenno presenta spiccatissime affinità di fattura non solo con quella di Morbegno, ma anche coll'Ancona di S. Abbondio nel Duomo di Como ; anzi, se i caratteri dello stile e della prodigiosa esecuzione (ogni figura, ogni particolare vi sono finemente intagliati e miniati a colori ed oro) sono comuni alle tre, quelle di Ardenno e di Como hanno molto simile l'ordinamento architettonico, il quale però nell'Ancona di Morbegno è più armonico ed elegante.
Si può quindi ritenere che i tre capilavori si debbano ad unico artista, o meglio ad unico gruppo di artisti non essendo documentata l'ipotesi di S. Monti (in Arte e storia della Diocesi di Como) che l'Ancona di S. Abbondio spetti ad Andrea de Passeris, noto d'altronde quasi solo come pittore…: rimarrebbero più probabili gli autori dell'Ancona di Morbegno, documentati dal "liber credentiae" più volte citato Gaud. Ferrari e F. Stella pittori, e Giov. Angelo Majno, pavese, scultore in legno. piccola e meglio conservata. Belli gli ornati e le scene a rilievo e dipinte con estrema delicatezza a colori e dorature; al basso porta in bassorilievo storie della vita di S. Lorenzo, e in alto S. Sebastiano, S. Rocco e S. Lorenzo con l'Annunziata e Cristo risorto fra angioletti decorativi. In un altare a destra vi è un dipinto del 500 di buon pennello. Nell'oratorio è lodata la pala dell'altare, forse di Cesare Ligari. La chiesa possiede un paramento completo in terza rosso e oro con paliotto identico
."
Bema
Da Morbegno una rotabile sale, con diversi risvolti, in mezzo a selve di castagni, a destra del fiume Bitto. A circa 1 km. si trova a d. una strada che scende al fiume e sale con parecchi risvolti a Béma (m. 795 - ab. 447) in amenissima posizione (osteria, cassa rurale - piccola industria di tessitura e di zoccoli); più avanti vi è una cappella dipinta dal Gavazzeni, e più in alto, a sinistra, la strada per Arso, fraz. di Morbegno, ove si giunge fra ameni castagneti. Nella chiesa di questo villaggio si vede, sopra l'altare a sinistra di chi entra, un buon quadro con il Crocifisso, attribuibile a P. Ligari: l'ancona dell'altar maggiore è del 1595. Sulla facciata, nella parte di mezzo, vi è un bell'affresco di G. Gavazzeni, che ha pure dipinto una santella vicino alla chiesa. Lasciata la strada di Arso, dopo circa un km., si tocca Valle, la cui chiesetta contiene notevoli dipinti, fra i quali un'ampia tela rappresentante la Gloria di Cristo, di buona fattura; alcuni medaglioni con teste di Santi, fra i quali un S. Pietro, pieni di forza e d'espressione, tutti inviati dagli abitanti del luogo che emigravano, specialmente a Livorno, ove godevano uno speciale privilegio pel servizio delporto. Dicesi che per rinunciarvi fu pagata alle famiglie degli aventi diritto la somma di L. 66.000.”
Bianzone
Continuando, dopo Tresenda, la provinciale, si lascia a sinistra Boalzo, fraz. Di Teglio, rovinato dalle alluvioni del suo torrente, e da cui una strada sale a Teglio, e si raggiunge Bianzone (m. 444 – ab. 1554 – P. –st. ferr. a km. 1,5 – latt. turn. – soc. l’Elettrica, coop. di cons., altra detta “Il Popolo” – ost. – produz. di buon vino). Quivi la chiesa della Madonna del Piano è di stile bramantesco con affreschi di Gio. B. Muttoni e lodevoli tele più moderne. Nella prima cappella a destra della parrocchiale vi sono ottimi affreschi di C. Valorsa, alcuni malamente ridipinti. Sono del 1558 e rappresentano Cristo che porta la croce, con S. Rocco, S. Pietro Martire e alcuni frati; in alto una deliziosa M. con B.; Cristo coronato di spine, e Cristo flagellato. Nel secondo altare a sinistra vi è una buona ancona colla Deposizione, attribuibile allo stesso Valorsa: l’ancona, di bell’intaglio, monca nella cornice superiore, porta dipinta sulla predella delle piccole figure ed una bella Cena. L’altar maggiore ha un’ancona dorata barocca. È del Valorsa un altro bell’affresco nella chiesa della frazione di Bratta. La chiesa di S. Siro rimonta al secolo XI.”

Berbenno

Dopo circa km. 6 da Ardenno si arriva a S. Pietro di Berbenno (staz. ferr. - due alb., posta, meccan., nol. vett. - scuola complement.), dal quale una rotabile, salendo a sin., conduce alla sede del comune di Berbénno (m.375 - ab. 624-3354 - P. T. - farm. - med.cond. - coop. per l'assicur. best. a Polaggia, varie osterie; soc. musicale), situato sopra un'altura, e dalla quale si accede alle grosse frazioni di Pedemonte, Monastero (unione coop.), Polaggia, Dusone e Maroggia. Presso la stazione si trova la chiesa di S. Pietro, del X sec., già plebana di Berbenno, abbandonata per le alluvioni dell'Adda, rifatta nel XVI secolo. Gli stipiti del portone d'ingresso con pregevoli ornati a bassorilievo, portano la data del 1563 e furono attribuiti ai Rodari. Il pulpito in legno intagliato, la balaustra in marmo dell' altar maggiore, e l'ancona dello stesso altare sono del sec. XVII. Bella, benchè di proporzioni piuttosto massicce, la pila dell'acqua santa. L'interno è a tre navate, la centrale ad archi acuti. Secondo A. Giussani non è l'originale, anteriore al 1000, ma rifatta verso il 1400. Gli archi longitudinali sono a sesto acuto nella 1. e 4. campata; a tutto sesto nelle intermedie. L'abside è coperta da una volta reale a mezza tazza. Il pavimento fu sopralzato due volte per oltre due metri. Il presbiterio è separato con elegante balaustra di marmo variegato di stile barocchino, dono degli abitanti di Polaggia emigrati a Roma nel 1809.
Nella parrocchiale di Berbenno, dedicata all'Assunta, il portale è di marmo bianco venato; la porta ricca di begli intagli; il coro intagliato ed intarsiato in legno, del 1648, è opera di Gio. Schmidt di Lipsia. Questa chiesa  sarebbe divenuta plebana, in sostituzione di quella di S. Pietro il 19 Luglio 1766. Secondo il prof. Enrico Besta esisteva sino dal 1383, eretta sulle rovine del castello di Roccascissa, sino dal 1400 era la sede normale dell'ufficiatura. Fu rifatta più volte, e vi risiedeva l'arcidiacono che vi teneva tribunale. La chiesa possiede pure affreschi di Cesare Lipari; una Assunzione sulla volta del presbitero; due grandi tele del 500, e altre sei di contro; due bei reliquari dei Ss. Pietro e Paolo; bella statua della V. in una ricca ancona del 1600; e sei statue antiche collocate in apposite nicchie sugli altari. Nella casa dell'arciprete esiste un genuflessorio in legno intagliato, con la Passione di N. S. Nella chiesa di S. Gregorio vi è una bella ancona, opera di Socio Filippo e Bartolomeo, probabilmente di Bórmio. È bellissima la pala dell'altar maggiore della chiesa di Polaggia, firmata da C. Lipari. A Monastero sono notevoli l'altar magg., e l'urna di S. Benigno, opera d'intaglio squisito. Questo S. Benigno, frate dell'ordine degli Umiliati, al secolo Ippolito De Medici della famiglia medicea di Firenze, vuolsi fosse venuto a stabilirsi a Monastero (già chiamato Assovinno) nel 1466 fondandovi un convento, e vi rimanesse fino alla morte, avvenuta nel 1472. Donò alla chiesa le sue preziose vesti di porpora e di seta, che furono convertite in paramenti, nonchè le sue biancherie e vasi di metallo.

Buoni dipinti si trovano in case private. Meritano menzione: uno stemma scolpito sopra una pietra dietro il focolare della cucina Dassogno e la cappa del camino della cucina Negri. Sopra la frazione di Dusone vi era il castello di Mongiardino o di S. Gregorio. Da pochi anni nella località detta "Roccie di Palasio", sopra un promontorio sovrastante la ferrovia, fu scoperto un masso-avello scolpito nella roccia di gneis granitoide. A. Giussani ha anche visitato certe cavità somiglianti a scodelle nella pietra viva, conosciute col nome di Preda di danèe (pietra dei danari) fra la località Campise e il prato Maslin, che si ritengono opera dell'uomo preistorico, probabilmente pietre capellifere, come quelle di Colico. Ha destato e desta tuttodì interesse una fiammella che si vede talvolta vagolare di notte vicino alla parrocchiale, e di cui non si sa spiegare la causa. A Berbenno nacque Caterina o Elisabetta Scannagatta, che, arruolatasi al posto di un fratello sotto Napoleone I, prese parte a molte battaglie. Si guadagnò il grado di capitano, finchè, ferita, se ne scoperse il sesso, e fu licenziata con molti onori. Di famiglia berbennese nacque in Albosaggia nel 1719, G. B. Noghera, teologo, buon letterato e poeta.
Bormio
“Bormio - Notizie artistiche. – Bórmio (m. 1221 -ab. 2173 - P. T., telef. - R. C. - auto per Tirano km. 38, est. per i Bagni, il Giogo dello Stelvio e Spondinig; Valfurva, S. Caterina e Livigno - staz. clim. est. - campo sci - tass. sogg. - Soc. Pro Bormio Climatica - alb.: della Posta con pens. e rimessa per auto, della Torre Bormio, Nazionale, Braulio, Fraele, Clementi - diversi caffè - nolegg. auto e vetture - cinema - teatro filodram. - offellerie - ristoranti - med. - farm. Peloni con carburo e benz.).
Bórmio è antica borgata a vie regolari, sede di Mandamento e di Pretura, Ginnasio che rimonta al 1632, Scuola compierli., in cui si insegna anche il disegno e il tedesco; agenzia della Cassa di Risp. di Milano, della Banca Pop. di Sondrio, del Piccolo Cred. Valt.; ha una coop. di cons. ed agric., una società di M. S., una coop. di lavoro fra muratori, altra fra falegnami ed affini, altra per l'industria bormiese del legno; una soc. elettrica, altra pei Bagni di Bormio, altra «Terme Bormiesi». Possiede una scuola d'arti e mestieri, piccole industrie di ornati, intagli, trafori in legno, secchie, scodelle, boracce, vasi in cemento, lavori a tombolo; molti telai per panno casalingo; una biblioteca del Pio Ist. Scolastico fondata dal Collegio dei Gesuiti nel 1632 con documenti storici e pergamene che rimontano al 1100 e 1300; la biblioteca Sertorio del Clero, con documenti del 1200, ricca di manoscritti del Bardea, Foliani, Picci e di opere teologiche; ecc.; una fornace di calce a fuoco continuo; industria biscotti e caramelle.
Bormio, per il suo clima mite, asciutto, difeso dai venti del nord, è una delle migliori stazioni alpine. Risulta da scritture del 1552 che in quel tempo vi erano castagni e noci sull'Areit. Anche ora, negli orti, maturano pere, susine, mele ed altra frutta, e alligna perfino qualche pianta di vite. Vi si produce miele squisitissimo.
Il territorio di Bormio è ricco di alabastrite bianca sull'Areit, di preziosi marmi, statuario e da costruzione, a Piatta in Val Sobretta, Zebrù, Trepalle, Fraele e in Vai Bruna; di gesso in Val d'Uzza; di alabastrite orientale, agata, onice e marmo giallo sopra Premadio, nonchè di ricche miniere di ferro oligisto in Val Zebrù, a Pedenollo in Val del Braulio, questa coltivata sino al 1875, e della quale ora si studia di riprendere lo sfruttamento…
La parrocchiale, dallo svelto campanile, eretto nel 1551, e dai finestroni ogivali, fu rifatta dopo l'incendio del 1621, col concorso di tutto il contado, ma la memoria di essa risale fino a Carlomagno, in un diploma del quale è ricordata come battesimale. Pregevoli la pala dell'altare di San Antonio del Marni, del 1555; la grande tela dell'organo, dello stesso in concorso col pittore Paolo Colbergh (Monti, pag. 372), o, secondo altri, del Canclini (che costò, a detta del Bardea che riproduce la scrittura del contratto, 200 ducatoni ossia L. 2000). L'organo fu fatto nel 1639 per $50 ducati da Pietro Rogantino di Morbegno…
Nonostante gli incendi più volte sofferti, molte case in Bormio conservano ancora portoni e finestre del 400 e del 500. In contrada Dossiglio, nell'attuale caserma degli alpini, trovasi la bella torre che nel 1406 alloggiò Lodovico Sforza colla moglie Beatrice. Si conservano ancora la torre della casa De Simoni e un avanzo della casa Pedranzini (riparto Buglio). Da pochi anni rovinò la torre del castello: ne rimane un solo muraglione. Meritano menzione le case Fiorini, ora Gobbi (via De Simoni, 88), sul cui portale ad arco in pietra sono scolpiti due delfini, una tazza e frescate due deità; Dea, con portale in pietra a sesto acuto, finestre ogivali, cortiletto a loggiati; quella in via Giunio Bruto n. 105, che porta un affresco coll'Annunciazione e due sante di espressione delicata, di buon colorito e di corretto disegno, abbastanza ben conservato, attribuito al Valorsa, nonchè un S. Cristoforo bergognonesco; l'antica casetta in via Cincinnato, con finestre a sesto acuto, porta del 400, fregi policromi e due stemmi: in un angolo è dipinto il Padre Eterno. Nell'andito della casa Pedranzini sono dipinti molti stemmi tedeschi e si scorgono traccie di vecchi affreschi. La casa al N. 19, oltre l'affresco sulla porta, attribuito al Valorsa, è ricca di fregi policromi e di decorazioni antiche a grafite. La casa Gobbi (via Indipendenza, 32) ha pure un affresco attribuito al Valorsa colla V., il B., S. Sebastiano, S. Lucia; la casa eredi Cola (via Morcelli 130) porta dipinti l'Annunciazione e Angeli. Poco distante vi è altra porta ogivale con finestrelle a incorniciature classiche; una con figura dipinta a mo' di cariatide con lo stemma sforzesco. La casa Peloni, in via Giardino 284, ha la porta ad arco pieno e un affresco del 400 colla Vergine e Santi; la casa De Simoni possiede bei stucchi e moltissimi mobili e cornici intagliate e di pregio del 600, 700 ed 800, fra i quali un letto intagliato e dorato del 700, ricchissimo, e stemmi sulla testata, ove, dicesi, avrebbe dormito Francesco I quando fu a Bormio in occasione dell'inaugurazione della strada dello Stelvio; la casa Trabucchi, ora Longa, sulla strada di Valfurva, che in un magazzeno superiore ha decorazioni e pitture del 1626 col panorama di Bormio; la casa Bruni, ora Dea, via De Simoni 80, che possiede una stufa artistica.
In contrada Combo, presso il ponte, sono notevoli la casa medioevale con porta arcaica e finestrino formato da tre blocchi con scolpito il giglio guelfo; la casa Pedranzini, già Cottamini, con porta a sesto acuto e finestre del rinascimento; nonchè le case Nesini e Settumini. In una vana a p. t. del palazzo Alberti, dalle mura merlate e con una bella bifora del 400, sono dipinti gli stemmi delle famiglie con le quali gli Alberti si erano imparentati. Tutti questi avanzi di passata agiatezza rimontano al 400 e 500, quando il borgo godeva dell'importante transito tra la Svizzera e la Repubblica Veneta. Questa, per tenersi amici i Bormiesi, mantenne per molti anni a loro favore quattro borse di studio alla Università di Padova.
Il palazzo posto nella parte alta della piazza era la sede del Podestà: vi abitò nel 1838 Ferdinando I d'Austria. Nella torre sovrastante vi è la Baiona, campana che pesava kg. 2900. Essa si sentiva in tutto il contado e serviva alla chiamata del Consiglio delle Valli. Dopo l'incendio del 1855 fu ridotta a kg. 2450. In questi ultimi anni Bormio si è abbellita di diverse graziose ville; durante la guerra ebbe a soffrire qualche danno per tiri di medii calibri nemici.
A Bormio si conservano alcune antichissime usanze: curiose quelle del Re del Carnevale; dell'agnello pasquale che si fa benedire e si distribuisce in dono a tutte le famiglie ricche e povere; e quella, comune ad altri luoghi della Valle, per la quale un estraneo che sposa una Bormiese deve pagare in speciale cerimonia una regalia ai giovani del luogo…
Sono di Bormio i pittori: Aloisio de Sermundo della fine del 400, Antonio Canclini del 500, di cui vi sono due buone tele del 400, Antonio Canclini del 500, di cui vi sono due buone tele del 1585 nella chiesa é dell' Assunta d i Morbegno, ed altra del 1591 coll'Assunzione nella chiesa di Biolo sopra Ardenno; che dipinse la vecchia chiesa di S. Nicolò in Val Furva, delle quali pitture resta ancora la M. e il B. all' esterno della casa parrocchiale; Carlo Marni del 1600; lo scultore Giuseppe Settumini del 1600,del quale il Monti possedeva un bel bassorilievo in marmo col Cristo morente; Giuseppe Tamagnini pure scultore; il letterato Sigismondo Fogliani, valente latinista del 1500; il padre Francesco de Sermondi morto nel 1583, caro a S. Carlo, che l'inviò nella Svizzera per introdurvi l'ordine dei Cappuccini; Giacomo degli Alberti della metà del 600, canonico di Coira, prelato di Bolzano e del capitolo di Bressanone; Corrado Foliani della fine del 500, che per le sue virtù venne in fama di santità sotto il nome di B. Francesco da Bormio; il padre B. Pedrazzini che fu missionario in Cina e che donò diversi arredi sacri alla chiesa parrocchiale. Sono pure di Bormio: Francesco Giuseppe Rezzoli della fine del sec. XVI, letterato ed epigrafista; Ant. Murchio, che scrisse la storia delle Indie Orientali (1680); il canonico Ignazio Bardea, nato nel 1736, morto nel 1815, che lasciò due manoscritti molto interessanti di storia bormiese e fu pure buon poeta; Alberto De Simoni, nato nel 1740, acuto giureconsulto; Gioachino Alberti del 1600, che scrisse le «Antichità di Bormio» edite nel 1890 (Como, Tip. Ostinelli) a cura della Società Storica Comense; G. B. Donati, lettore di filosofia a Milano nel 1700; Giovanni Negri, che si distinse nelle guerre dell'indipendenza; il prof. Martino Anzi, rinomato botanico, morto sulla fine dello scorso secolo, autore di varie opere assai pregiate sulle crittogame. Fu suo discepolo il naturalista Massimo Longa, da poco defunto.
Di Bormio può considerarsi anche G. B. Mattoni, sebbene nato a Scarnafigi (Piemonte), perchè vi passò buona parte della sua vita. Gesuita, per disgusti lasciò l'abito e morì ottantenne a Vervio nel 1742; fu scolaro di Andrea Pozzo da Trento, pure gesuita, famoso architetto e pittore di feconda fantasia e facilità d'esecuzione, ma, come all'epoca, manierato e pesante. Fu arciprete a Bormio, dal 1828 al 1844, il nob. Gio. Battista De Picchi, morto canonico a Corno, uomo di molta dottrina. Sono di Bormio i patrioti: cap. Pedranzini… ed Edoardo Rami, che, medico di S. Caterina a Milano, nel '59 fuggì e prese parte alle campagne del 1859 e del 1866, raggiungendo il grado di colonnello medico. Morì nel dicembre 1910 a Verona.”

Concludiamo questa presentazione di Bormio, che non ha, ovviamente, alcuna pretesa di completezza, con una nota di colore, cedendo la parola ad Ercole Bassi, il quale, ne “La Valtellina (Provincia di Sondrio)” (Milano, Tipografia degli Operai, 1890), così tratteggia il carattere bormino, comparato con quelli di altri paesi della Magnifica Terra: “Gli abitanti del Chiavennasco e del Bormiese, memori di aver appartenuto a contadi indipendenti dal resto della Valtellina, non si consideravano come Valtellinesi, ed anzi il Bormiese riguardava il Valtellinese con certo dispregio e ripeteva il proprio proverbio: «Abbisognano tre Valtellinesi per fare un Bormino; tre Bormini per fare un Livignasco; tre Livignaschi per fare un Trepallino.» E cioè per eguagliare in accortezza e furberia. Ed in vero il Bormiese gode nel resto della Valtellina fama di molta scaltrezza. Sotto l'apparenza di molta bonomia, di un contegno molto ossequioso, sono assai guardinghi e diffidenti. Più ancora quelli di Livigno, di Valfurva e di Trepalle, frazione di Livigno. Questi, per la loro vita selvaggia ed isolata buona parte dell'anno, raggiungono una diffidenza esagerata oltre ogni misura. Il Livignasco invece, avvezzo a percorrere il mondo recandosi, per ragione di lavoro e di commercio, non solo in Lombardia, ma anche in maggior tatto ed avvedutezza, ed ostenta una certa superiorità d'intelligenza anche sul Bormiese.”

Buglio

Ad Ardenno incomincia la zona vinicola tanto accreditata. Una rotabile conduce dalla staz. ferr. per circa km. 1 adArdenno, che è appoggiato al monte, indi dirigendosi a mattina e seguendo il piede della montagna, giunge dopo un paio di chilometri a Villa Pinta, pure unita con propria rotabile alla provinciale. Di lì la rotabile sale a Búglio al Monte (m. 581 - ab. 1590 - P. - modeste osterie - coop. di cons. - produz. di gerli - asilo inf.). Nella chiesa di questo villaggio vi è un bellissimo trittico di Cipriano Valorsa che serve d'ancona ad uno degli altari laterali, con le figure di S. Maria Maddalena, di S. Sebastiano e S. Rocco dipinte a tempera. Secondo il Monti è uno dei migliori e meglio conservati del Valorsa che vi ha saputo trasfondere tanta soavità nelle linee eleganti e nelle tinte delicate e trasparenti da ispirare un sentimento di tranquillità intima e pura, che eleva lo spirito sopra le cose terrene e volgari. Sopra, fra gli intagli, forse opera di un fratello del Valorsa, vi è una piccola Annunciazione di carattere decorativo. La chiesa inoltre possiede tre vetri dipinti dal De Passeris di Torno, uno con S. Pietro, un altro con un pellegrino di vaghe movenze, rifatto dal Bertini; il terzo con M. V., il B., S. Rocco e S. Sebastiano; una preziosa croce d'argento col nome di G. Pietro Lierni da Como, del 1521. Ha alla base una edicoletta esagona colle sei faccie lavorate a foggia di finestre con buoni ornati; racchiude ciascuna una lastrina d'argento finemente istoriata a bulino, con fatti della vita di N. S.; alle estremità delle braccia, in tante nicchiette a conchiglia, da un lato la M., S. Giovanni e le Marie contornanti il Crocefisso; dall'altra l'Eterno Padre cogli Evangelisti. Le braccia sono coperte da laminatraforata a squisito disegno, e sotto si scorge una lamina dorata. Sono interessanti un'altra piccola croce d'ottone del 400, con traccio di smalti; una cattedra del 1710, con intagli molto ben fatti, a festoni di frutta e figurine simboliche; una Pace di ottone del 1571, un bel ostensorio d'argento."

Campodolcino
Caiolo
A circa km. 2 a est di Cedrasco la via tocca Cajólo (m. 350 - ab. 1383 - P.) allo sbocco della Val del Lívrio (latt. sociale - coop. per l'alpeggio, coop. elettrica - di cons. famigliare) risalendo la quale, pelpasso del Publino si può scendere a Carona e a Foppolo, o salire a S. Salvatore e al Corno Stella. Nella parrocchiale di Cajolo che, costrutta su poderose arcate allo sbocco della valle, domina il villaggio e la pianura dell'Adda, viè una bella ancona dilegno scolpito e dipinto, di un Vincenzo da Brescia del 1539; nonchè, nel coro, stalli scolpiti del 600. Una rotabile continua a mattina, attraversa il conoide del Torchione, e dopo circa km. 4 va a congiungersicon quella che da Sondrio conduce ad Albosaggia. Cajolo è unito, mediante rotabile lunga circa km. 1 ed un ponte in legno sull'Adda, alla provinciale, in prossimità alla ferm. ferr. di Castione.”
Caspoggio
Da Chiesa a Caspoggio - All'alpe Acquanegra - Pizzo Scalino. Da Chiesa una rotabile scende al Mallero ove si biforca. Un ramo volge a destra, e,dopo aver costeggiato i ruderi di un vecchio castello,della famiglia De-Capitani, sale al ridente villaggio di Caspóggio (m. 1132 - ab. 959 - km. 16 da Sondrio - monum. ai caduti - telef. (priv.) - alb. Pizzo Scalino - coop. famiglia agric. - prod. di sacchi e mastelli di legno), ove nacque sullo scorcio del XIX sec. Andrea Miotti, teologo e letterato, che morì vescovo di Parma. Di Caspoggio è il buon pittore vivente E. Dioli, che abita a Sondrio. Nella parrocchiale vi sono una pala d'altare con la V. attribuita a Fermo Stella, nonchè affreschi di Gio. Gavazzeni. Vicino alla chiesa di S. Elisabetta vi è una sorgente solforosa. Una stradicciuola dalla chiesa, costeggiando il camposanto, conduce all'orlo dell'altipiano, da dove in 15 minuti si scende a Lanzada. Da Caspoggio per l'Alpe Acquanegra, dove vi sono diverse cave di amianto, e il passo degli Ometti, si sale al Pizzo Scalino discendendo in Vai Fontana ed a Ponte (la via è segnalata).

Civo

Continuando l'altipiano, si giunge a Civo (m. 778 - ab. 216-2387 - coop. agric. e di cons.), unito a Morbegno con una rotabile di km. 9. La sede del comune è a S. Croce. L’antico coro della parrocchiale di Civo possiede affreschi del 400 con la Crocefissione, la Nascita di Cristo, l'Incoronazione della V., la Vita di S. Andrea, i Dottori della Chiesa ecc. Ridente e con larga vista è specialmente la fraz. di Cà del Sasso. Continuando l'altipiano arriva alla frazione di Roncàglia. Nella chiesa, C. Lipari frescò, nel primo altare a sinistra entrando, la Sacra Famiglia e S. Filippo Neri, e nel piazzale della chiesa, coll'aiuto della a sorella Vittoria, nel 1756, le dodici cappelle della Via Crucis, restaurate dal Gavazzeni, che rifece la prima, affatto distrutta per l'umidità del terrapieno che le era addossato. La parrocchiale possiede pure: coro, pulpito, confessionale e organo a pregevoli intagli; un’ancona monumentale della fine del secolo XVI intagliata e dorata; bellissimi stucchi, un bel cancello in ferro davanti all'altare che racchiude le reliquie di S. Bonifacio; molta e ricca argenteria, fra cui specialmente pregevoli le lampade di antico lavoro a lamina traforata. Nell'oratorio vi sono molte tele con figure di santi e profeti, alcune efficacissime, di G. Parravicini.
A circa venti minuti da Roncàglia trovasi la fraz. di Caspano (m. 887 - coop. edil.), nella cui parrocchiale, con bella facciata su disegno di P. Lipari, si ammirano due interessantissime ancone del principio del secolo XVI, con storie di S. Bartolomeo e la Risurrezione di Lazzaro, opera di Aloysius De Donatis. Questa chiesa possiede fini e ricchi paramenti, un prezioso piviale in velluto rosso antico, con stola in velluto verde a bellissimi disegni, con S. Pietro ed il cigno dei Parravicini a ricamo; un baldacchino ricamato in oro, pizzi di valore. Fra gli arredi un secchiello di rame con artistici fregi. Possiede pure tele ed affreschi di pregio, come la predicazione di S. Giov. Precursore, e S. Giovanni che battezza, quadri di G. Parravicini, e il Martirio di S. Gio. Battista, di pennello più antico; il battistero in marmo; una Deposizione in statue antiche. Nel vicino oratorio vi è una bella Assunta attribuibile a G. Parravicini. Caspano è patria di Giacomo detto Gianolo Parravicini, che morì a 70 anni nel 1729. Fu eccellente pittore, e si distinse in molti pregiati lavori su tela ed a fresco. Dipinse non solo in Valtellina, ma più ancora fuori: a Crema nella chiesa e cupola di S. M. della Croce, a Casale, a Milano in S. Alessandro, a Ceneda, a Verona, a Venezia. Di lui, dice il Gavazzeni, che fu facile esecutore, compositore immaginoso, corretto disegnatore, coloritore forte e distinto, specie nell'affresco che conduceva con tutta maestria e brio.”

Cataeggio e San Martino

Castione
Continuando la provinciale, dopo altri due km., asinistra si stacca una rotabile, che, passando per lachiesa di San Gregorio, sale a Castióne Andevénno (m. 420 - ab. 1731 - P. - med. cond. telef. - coop. agric. di cons. - luce elettr. - latt. soc. alla fermata ferrov.). Altra rotabile, in qualche punto piuttosto erta, congiunge Castione alla provinciale, un paio di km. più avanti, presso la ferm. ferr. Nel territorio di Castione si ergevano due castelli, detti del «Leone» e del «Larice», che erano della potente famiglia De-Capitani di Sondrio. Nella parrocchiale vi sono quadri ed affreschi di P. Legare e di Ant. Caúni, e si conserva una bellissima croce d'argento del 600 con un S. Martino a cavallo a tutto rilievo. Nel territorio del comune sopra un pezzo di pietra oliare ben lavorata, vi è un' iscrizione in caratteri gotici del 1361. Castione, ben riparata dai venti, ha un clima molto dolce, e vi alligna l'agave e l'olivo. La località detta Grigioni è rinomata per suoi ottimi vini.”
Castello dell'Acqua
Cedrasco
A km. 2 a est di Fusine vi è il villaggio di Cedrasco (m. 310 - ab. 451 - latt. soc. - coop. di cons. e altra per l'alpeggio), allo sbocco della Val Cervia, nella cui chiesa vi sono tele di pregio e una bellissima pala all'altar maggiore con la firma di P. Ligari. Nella sacristia vi sono due piccole cornici intagliate, di pregio, ed una pianeta di valore. Nella chiesetta di S. Anna si vedono avanzi di delicati affreschi del 1535, forse lavoro del Valorsa. Da Cedrasco una mulattiera risale la Val Cervia e pel passo di Valcervo (metri 2321), conduce a Foppolo. Un altro sentiero scende invece al lago Moro (m. 2235) indi prosegue sino a Carona. Dal lago Moro è facile l'ascesa al Corno Stella (m. 2320), che verso Val Cervia presenta una parete di roccia poco accessibile.”
Chiavenna
“Chiavenna… deve il suo nome e l’importanza alla sua posizione agli sbocchi delle valli di Bregaglia (o Pregallia) e di S. Giacomo. È una bella e ridente borgata, molto dedita ai commerci e alle industrie, un tempo assai più fiorente quando godeva di un forte movimento di transito per lo Spluga, cessato ormai quasi del tutto per l’apertura della ferrovia del Gottardo… Fra le industrie che vi fioriscono importanti sono: il Birrificio Spluga, fra i più accreditati d'Italia; la fabbrica di botti e barili Signorelli e De Monti; la filatura, torcitura e tessitura già Amman; una fabbrica di ovatte dei frat. Dolci, una di lavori in gesso della Ditta Confalonieri, altra di panno Buzzetti; una fabb. d'acque gazose; una conceria di pellami; una fabbrica di ski; accreditato enopolio dei fratelli De Giacomi, che fa larga esportazione anche nelle Americhe; la fabbrica di paste Moro; una fabbrica di candele; due tipografie con cartoleria; due tintorie; una fabbr. di gesso; due importanti offic. mecc.; una fiorente soc. operaia di M. S., l'Unione coop. chiavennese, una coop. agric., e tutti i negozi di una borgata civile. Vi fiorisce la picc. ind. per la produz. di zoccoli, seggiole, canestri, rastrelli.
Chiavénna possiede una buona Scuola tecnica, un asilo inf., un ospedale, un ricov. di mendicità; un'agenzia della Banca Popolare di Sondrio, altra del Piccolo Credito Valtellinese, una succursale della Cassa di Risparmio di Milano, la Banca Ponti Dell'Orto Pasini e C. già Dolzino, un segretariato per l'emigrazione; un buon archivio Comunale con documenti del 1400 in poi; altro annesso alla chiesa di S. Lorenzo, ricco di pergamene. L'industria della birra è favorita dalla costituzione geologica della località. Infatti per il franamento di una montagna, si accavallarono l’uno sull’altro enormi massi, frammezzo ai quali corre l’aria che mantiene freschissimo l’ambiente. Queste grotte naturali ricevono il nome di crotti e si prestano ottimamente a conservare vino, birra ed altri generi alimentari. Sopra Chiavenna vi è una cava d’amianto ed alcune di pietra ollare.”
Cercino
Da Cino una strada, per un ridente altipiano conduce a Cercino (ab. 864 - m. 486 - coop. fam. agr. - ost.). Nella parrocchiale il pulpito e un confessionale sono intagliati artisticamente, l'ancona dell'altar maggiore ha splendidi intagli del 700, un paliotto è in marmi intarsiati; nel primo altare a destra una bella tela colla M. fra angeli e santi, è attribuita a Gianolo Parravicini; altri otto pregevoli quadri, fra i quali un S. Rocco e un S. Sebastiano, attribuiti a P. Ligari. Nella chiesa della M. della Neve, in frazione di San Siro vi è una bella e recente statua di M. V. di G. Nardini di Milano.
Chiesa in Valmalenco
Subito dopo Torre la via si biforca. Un ramo passa il Mallero, si volge a nord, e giunge a Caspdggio e a Lanzada. L'altro ramo invece, con qualche risvolto, passando per l'abitato di S. Anna, ed attraversando un bel bosco di larici, conduce alla piccola borgata di Chiesa (m. 1050 - ab. 2008 - P. T. - tel. - R. C. - auto est. e messag. per Sondrio (km. 13) - dogana - staz. clim. est. - med. - farm. - grand hotel Malenco; albergo Mitta, hòtel Bernina, trattoria Amilcar, tutti con garage, caffè; ost. e ristor villini ammobigl. - coop. «Gioiello» - coop. fam. agric.; produzione di lavaggi e pentole di pietra oliare, luce elett., soc. «Pro Chiesa» e una di M. S. per la Val Malenco). La parrocchiale possiede preziose argenterie.
Da Chiesa si sale in meno di un'ora al ridente villaggio di Prímolo (m. 1273 - nuovo albergo), ove il Santuario non manca di pregi artistici, e dal quale si può scendere, attraversando un bel bosco resinoso in circa mezz'ora, alla nuova rotabile che conduce a Chiareggio (nuovo albergo). Di là una mulattiera in circa tre ore conduce al Passo del Muretto da dove si può salire il monte omonimo (m. 3208). Altro sentiero in quattr'ore conduce da Chiesa ai laghetti del Pirlo (ove vi era una cava di rame), passando pei Giumellini: qui trovasi una cava di pietra oliare e si rinvengono bellissimi cristalli di pirite marziale. Sopra l'alpe Giumellino esistono cave d'amianto. Salendo al Disgrazia da Chiesa si passa pure per i Giumellini, indi per il lago di Chiesa.
Da Chiesa al lago del Palù, in Pranseia e ritorno da Lanzada. — La nuova rotabile da Chiesa a Chiareggio penetra in Val del Mallero, e giunge dopo circa un'ora a molte cave d'ardesia. Più oltre, passando a sinistra della valle, si giunge al poetico lago del Palù (m. 1966) circondato da boschi resinosi, con una piccola casetta di rifugio sulla riva (ora divenuta di proprietà privata). Dal lago, attraversando i ridenti pascoli dell'Alpe Palù fra odorose pinete, un comodo sentiero conduce all'Alpe Campolongo; di là si scende in Frànscia, ricca di cave di amianto, di pietra oliare e di saponaria, indi ai Tornadri, frazione di Lanzada. Dall'Alpe Campolongo, volgendo a sinistra per le alpi Campascio e Musella, si giunge alla capanna Marinelli (m. 2812), ritrovo per l'ascensione alle cime del Bernina.
Da Chiesa a Chiareggio, al Lago Pirola e al Passo del Muretto. — Dal piano di S. Giuseppe la via pel Muretto continua a s. del Mallero, lascia sulla sponda minacciosa del fiume la chiesetta di S. Giuseppe, e giunge ai casolari della Costa; ivi un sentiero che sale a destra, conduce al lago d'Éntova, indi alla forcella d'Éntova (m. 2829), che mette alla vedretta di Scerscen. Attraversando il ghiacciaio inferiore di Scerscen, si giunge alla capanna Marinelli. La rotabile prosegue nella valle pittoresca sino a Chiareggio (m. 1886), ove si trova il recente albergo Faldarini e si stanno erigendo villini. Da Chiareggio, un sentiero si dirige a sera e giunge all'Alpe Forbesina (bel panorama sul ghiacciaio del Disgrazia). Ivi costeggia il monte dell'Oro (m. 3148), lascia per via una fresca sorgente e in circa tre ore arriva al passo del Muretto (m. 2560), che si apre fra il Monte omonimo a nord (m. 3107) e il monte del Forno (m. 3209) a sud; dal passo si ammira in tutta la sua maestà e d imponenza il ghiacciaio del Forno.
Dal Murettosi discende in territorio politicamente svizzero, geograficamente italiano, facendo parte della Val Bregaglia. In circa due ore un sentiero, abbastanza erto nella prima tratta, di frequente nascosto dai nevai, uopo passato u n ponticello detto dei Malenchi, giunge all'alpe ed al bel lago del Cavolóccio (metri 1909), da dove una stradetta quasi piana e rotabile conduce in circa due ore al Maloja. Da Chiareggio un sentiero a sinistra conduce all'alpe Fora (metri 2040), dalla quale si può salire al monte Fora (metri 3345), al passo Cappuccio (metri 2957), al Passo Tremoggia (m. 3053), al pizzo omonimo (m. 3438) ed al passo d’Entova (m. 3323). Altro sent. A. d. della valle sale all’alpe e al bel lago della Pirola (m. 2284). Più in alto vi è l’alpe della Ventina, sotto la vedretta omonima. Pel passo della Ventina (m. 2674) si può scendere all’alpe Pradiccio, all’alpe Giumellino e a Chiesa. Da Forbesina un sent. A sin. Della valle, che passa per boschi resinosi, conduce all’alpe dell’Oro. Più in alto una buca nella roccia si ritiene fosse una cava d’oro. Di qui il nome della montagna.”

Chiuro

“Da S. Carlo a Chiuro. — Una rotabile da S. Carlo conduce in meno di km. 1 all'antico borgo di Chiuro (m. 400 - ab. 1799 - staz. ferr. - P. T., telef. - Alb. S. Carlo - asilo inf. - mecc. - benzina - med. cond. - farm. - latt. soc. - osterie - coop. di cons. agric. altre per la luce elettrica - una fam. coop. agric. nella fraz. di Castione - una mutua incendi con Ponte - picc. ind. per la prod. di scodelle, trinchetti, zoccoli, botti, secchi - telai a mano - mosaici in veltro). A Chiuro un robusto fabbricato del- 00 ricorda il castello eretto da Filippo Maria Visconti per farne dono a Stefano Quadrio, il vincitore dei Veneziani a Delebio. Nell' atrio della casa comunale, nella casa parrocchiale, colle date del 1563 e del 1591, nel portichetto dei Disciplini e nell'ingresso al sagrato, si ammirano dipinti di C. Valorsa. Nella parrocchiale gli affreschi della volta sembrano di P. Ligari. Vi sono pure un'ancona barocca, uno splendido coro con buoni intagli del 1527, alcune tele di pregio, fra le quali una M. che sembra del Valorsa, abbondanti stucchi di valore del 700; una bella tela col Crocefisso, la Madonna, S. Giovanni e la Maddalena, un bel sacrario di marmo per gli oli santi; due croci d'argento, dei turibuli e un tappeto di pregio. Nell'altare a d. vi è una buona tela che si crede di P. Ligari. Nel presbiterio vi sono due reliquari del 600: l'altar maggiore ha un magnifico ciborio del 600. Fra gli arredi vi sono due pianete di velluto cesellato, una rossa e l'altra verde. Nella piazza Stefano Quadrio vi è un portale colla data del 1522 e le parole: Jo. GALINI DE CORTENO FECIT HOC Deus. Nella lunetta una Pietà del Valorsa. Chiuro possiede una bella cancellata di ferro, e un bracciale, pure di ferro, di squisito lavoro. Nella vicina Gera, già Cere, risiedeva ai tempi dei Visconti il vicario del Capitano di Valle. Da Chiuro una rotabile sale alle frazioni di Castione (prod. di gerli e canestri), e di Jeteoli ed ora continua sino a Teglio.”

Campo Tartano

Cino
La Valtellina – Guida illustrata”, del 1928, presenta Cino e dintorni: “A mattina di Mantello vi è la frazione di Piussógno la cui chiesetta, rifatta nel 1784, possiede non pochi oggetti di pregio. Fra essi, notevoli due cartoni ad olio del 700 con cornice ovale ornate ed intagliate, uno con la crocefissione a tre figure, l'altro la M., il B., S. Antonio abate e un sacerdote; un Ecce Homo stampa tedesca; 4 candelabri dorati ed intagliati portanti figure d'angelo, del 6-700; una S. Maddalena in cornice dorata, attribuibile a C. Ligari, sei carte gloria intagliate del tardo 500; una croce astile di rame dorato con sbalzo, del 700; una pala d'altare con S. Margherita del tardo 500; una croce astile di rame dorato con Cristo in stile bizantino; un Crocefisso di legno del 700; un secchiello di rame sbalzato del 600-700; un ostensorio d'argento a sbalzo del 700; tre bei paramenti antichi; balaustra, mensa d'altare, predella, cornici in marmo nero e a colori, con la data del 1754. Da Mantello una rotabile lunga km. 4, sale a Cino (m. 488 - ab. 637 - osterie - coop. di cons. agric. - circ. ricreativo). Nella chiesa vi sono pregevoli quadri del sec. XVII e XVIII; pregevole la pala del primo altare a sinistra con il Transito di S. Giuseppe, di P. Ligari. Da Cino una strada, per un ridente altipiano conduce a Cercino (ab. 864 - m. 486 - coop. fam. agr. - ost.).”

Colorina

Dalla staz. ferr. Di S. Pietro una rotabile, passando l’Adda sopra un ponte di ferro, giunge dopo circa un km. Al villaggio di Fusine (m. 280 – ab. 920, latt. Soc. – coop. di cons., coop. per l’alpeggio, osterie, med. cond.) da dove, volgendo a destra, arriva, dopo circa km. 2, contro monte, al villaggio di Colorina (m. 300 – ab. 1580 . coop. agric. – osterie). Ivi nel 1277 i seguaci di Corrado Venosta uccisero frate Pagano da Lecco e due notai venuti in Valtellina per stabilirvi l’inquisizione. Da Colorina una strada conduce a ponente alla Sirta, rotabile fino alla frazione di Valle, indi appena accessibile a carri di campagna”.

Cosio

"A km. 6 da Delébio, vi è l'antico villaggio di Cósio (m. 231 - ab. 373-2110 - P. T. - staz. ferr.), ove funziona una cartiera. Il Comune ha sede a Regolédo ed è diviso in varie frazioni. Possiede latterie soc. in Cósio, Regolédo (due), Mellarólo, Masonàcce, Ruscaína e Piagno, una cassa rur. in Cósio, una coop. di cons. e ricreatorio a Regolédo."
Dazio
"Più in basso è Dazio che forma comune (m. 569 - ab. 676 - Posta - buon sogg. clim. - datt. soc. - coop. cons., varie osterie con alloggio), ove si può da pochi anni accedere direttam. da Morbegno per una buona rotabile che dal Ponte di Ganda passa per la frazione di S. Croce di Civo. Vi si trova una latteria coop. e una famiglia agric. coop. Nella parrocchiale di Dazio meritano menzione: un gran altare in legno intagliato, con altorilievi dipinti e dorati; confessionali e pulpito di buon intaglio; un paramento, un calice, una croce del 1629; altra croce del 400 con Cristo e il Padre Eterno; una bella Deposizione della maniera di C. Ligari. Splendida per arditi giuochi di luce, e larghezza di fattura è la tela di P. Ligari con S. Carlo, S. Rocco, S. Luigi e S. Sebastiano. È tra le sue migliori. Si trovava sopra l'altare di S. Carlo, e, per timore di maggior deperimento, fu di recente trasportata con altre tele in un androne che mette alla sagrestia. È guasta nella parte inferiore; ben conservata nel resto.
Dàzio, nonchè Caspano e Roncàglia, furono in antico frequentati dalla nobiltà valtellinese, come si rileva dalle molte case del 500 e del 600, con palesi segni dell'antico splendore. Vi soggiornò, tra gli altri, lo scrittore Matteo Bandello del 400.
Da Dàzio e dai comuni vicini molti emigrano da secoli a Roma, ove pel passato godevano speciali privilegi. Avevano 24 posti nella dogana di terra, e formavano la compagnia dell'annona, specie di facchini, misuratori di granaglie, chiamati i Grigi. Questi emigrati si aiutavano a vicenda, raccoglievano somme per abbellire le chiese dei loro paesi, avevano diritto a posti nell'ospedale S. Giovanni Calibita all'isola Tiberina, e contavano membri nella confraternita di S. Paolo al Corso, dalla quale erano beneficati. Alcuni fecero fortuna, quali i Grazioli, i Bettini all'Aracoeli, i Franchetti in Borgo, i Falcetti di via Tomacelli.
Da Dazio, passando per l'abitato di Cermeledo (fonte ferrugg.), una rotabile a strette risvolte scende a Campovico (in. 295 - ab. 475 - unione coop. di cons. - da Morbegno km. 4) fertile di frutta.
La parrocchiale di Campovico possiede una Crocefissione di G. Parravicini, una Assunta del pittore Lavizzari ed altre buone tele. Altra strada da Dazio, passando per Rogoledo, conduce ad Ardenno. Nei secoli scorsi era molto percorsa una mulattiera che da Morbegno pel Ponte di Ganda saliva a Civo, e per Roncaglia, Caspano e Dazio giungeva ad Ardenno, attraverso a località ridenti e pittoresche.
Un sentiero da Dazio in un'ora sale alla Colma omonima (m. 913) dalla quale si gode una bellissima vista sulla Bassa e Media Valtellina.
Il prof. G. R. Orsini trovò traccie nella località di Caslido, a ponente della Colma di Dazio, di un castelliere, costituito d, gruppi di abitazioni primitive (capanne) rimontanti all'epoca della pietra, del bronzo e del ferro, corrispondenti alle terre-mare della pianura. Di castellieri si trovano avanzi in altri punti della Valtellina, illustrati recentemente dal Boll. della Società Storica Comense."
Delebio
Dubino
Dubino (m. 228 - ab. 755 - 1251 - uff. pose.), possiede nella parrocchiale buoni affreschi di C. Ligari o del Gavazzeni, un bell'armadio in intagliato in sagrestia, un moderno fabbricato scolastico con sede del Comune, sulla facciata del quale fu collocato un monumento ai Caduti, una latteria soc., una coop. agr. di cons., un circ. soc. vin. Nella frazione di Monastero (latt. sec.) dei vecchi muri e un portone a volta costrutti con pietra lavorata, appoggiati a una chiesetta, sono avanzi di un antico convento di monache. La chiesetta, riattata nel 600, ha una graziosa M. V. delle Grazie a fresco, opera di Gio. Gavazzeni e un bel coro di legno intagliato. La frazione di Mezzomanico ha chiesetta e cappelle, oggidì assai guaste, colla Via Crucis dipinte da Cesare Ligari. A piè del monte sotto Monastero vi è un incannatoio di seta capace di 80 operai. Ivi si transitava l'Adda a mezzo di natante assicurato a catena. Il punto di transito si chiama ancora Passo o Porto. Da Dubino, per un arto sentiero verso sera si sale in un'ora e mezza circa sopra un poggio, ove trovasi la chiesetta di S. Giuliano (panorama sulla parte superiore del lago di Coma sulla Valle di Chiavenna, sulla Bassa Valtellina e sulle montagne circostanti). Continuando la salita, in mezz'ora, per un buon sentiero si giunge ai prati di Piazza, bell'altipiano, che presenta pure un vasto panorama. Di qui si arriva sull'alpe della Bassetta (m. 1746) sul versante della Val dei Ratti, donde un sentiero discende a Verceja...
Dal ponte dell'Adda, proseguendo a nord la via verso Chiavenna, a km. 2 si trova Vedéscia, ora Nuova Olonio, fraz. del comune di Delebio. Da qualche anno il compianto don Luigi Guanella, la cui opera a pro dei derelitti si svolse in altre parti d'Italia, su consiglio del nipote don Pietro Buzzetti, fondò una colonia agricola col nome di S. Salvatore, e un ricovero pei derelitti d'ogni genere, che utilizza in lavori adatti. La località ora porta il nome di Olónio S. Salvatore, per ricordare la grossa terra di Olonio, esistente in antico nel Piano di Spagna, distrutta dalle febbri e dalle alluvioni dell'Adda. Al principio del 1500 la sede arcipretale di detta terra fu con bolla pontificia trasportata a Sórico sul lago di Como. Il sac. Luigi Guanella acquistò il casamento che vi esisteva, istituendovi un ricovero di derelitti, nonchè un'ampia zona di terreni che si va bonificando con colmate e rialzi, e coltivando con sistemi agrari progrediti. Furono eretti non pochi cascinali per abitazioni di coloni e una bella chiesetta di stile lombardo, su disegno dell'Ing. A. Giussani, e con affreschi del prof. C. Jannucci dell'accademia di Brera, che ricordano S. Gaudenzio di Portogallo e altri Vescovi che ebbero rapporto con la Valtellina."
Faedo Valtellino
Fusine
Dalla staz. Ferr. Di S. Pietro Berbenno una rotabile, passando l’Adda sopra un ponte di ferro, giunge, dopo circa un km. Al villaggio di Fusine (m. 280 – ab. 920, latt. Soc. . coop. Di cons., coop. Per l’alpeggio, osterie, med. Cond.) da dove, volgendo a destra, arriva dopo circa km. 2, contro monte, al villaggio di Colorina.”
Gerola Alta
Continuando la via, si giunge a Geróla (m. 1051 -ab. 326-1123. - P. - auto estivo per Morbegno (km. 12) - staz. climat. est. - ridente villaggio - trattoria Zugnoni con alloggio al Pizzo dei Tre Signori). Vi si fabbricano scale a pioli. Bei dipinti del 600 nel coro della vecchia chiesa; paramenti con pregevoli pizzi antichi. Nella parrocchiale vi è una bella croce astile del 500. Da Gerola, in poche ore, per l'alpe Trona (m. 1907, grazioso lago con trote), si ascende al Pizzo dei Tre Signori (m. 2560), che offre uno splendido panorama, e dal quale, pel passo di Trona, si può scendere al rifugio Biandino, in Val Brembana, o in Valsassina. Sotto al passo di Camisolo si trova il rifugio Abb. Grassi del C. A. I. di Como. Vicino si trovano cave di minerale argentifero. Dal lago di Trona un erto sentiero sale al Pizzo Trona (m. 2320), vicino al quale s'erge il difficile Pizzo Tronella. Una mulattiera sale da Gerola ai casolari di Fenile (metri 1245), indi al Passo di Salmurano (m. 2026) e discende ad Ornica in Val Brembana. Un buon sentiero da Gerola conduce alla frazione di Nasuncio, taglia la Valle di Bomino passando per l'amenolago di Pescegallo e giunge al Passo di S. Marco. Risalendo la Valle di Bomino si arriva al Passo di Verobbio (m. 2020). Da Nasuncio un sentiero mal segnato scende al fiume, risale al di là, giunge all'abitato di Taida, e di qui con una mulattiera in un'ora si giunge a Bema; ove, una recente rotabile, va a congiungersi alla strada di S. Marco”.
Gordona
Grosio

Grosio - Notizie artistiche. -A circa km. 2 oltre Grosotto, lasciando a sinistra le maestose rovine del castello Visconti-Venosta, bruciato dai Bernesi nel 1620, si giunge al borgo di Grésio, in ant. Grosium (m. 661 - ab. 2151-4221 - P. T. telef. - staz. climat. - alb. Gilardi, con carb. di calcio e benz., rimessa, articoli fotogr., cam. osc., caffè, rist. - ost. - meccan. - farmacia -Banca Picc. Cred. - soc. elettr. intercom. - latt. turn. -coop. allev. bestiame - circ. agric. coop. - unione elettr., coop. murat. - asilo infant. - soc. music. - casa di socc. pei vecchi fondata dal march. Emilio Visconti Venosta - coop. fam. agric. - coop. di cons. smobilit. - antica fonderia di campane Prùneri).
Questo borgo conta parecchi edifici del 500 e del 600, come il palazzo Visconti-Venosta, di recente restaurato e arredato in armonia con lo stile dell'edificio (questo palazzo è ricco di preziose opere d'arte, fra le quali due grandi ante di legno, pare provenienti da S. Carlo di Semogo, con 12 belle figure a tempera, e l'iscrizione die 19 Marti 1527 e attribuite al Valorsa; l'ing. A. Giussani però non lo ritiene possibile essendo il Valorsa ancora vivo nel 1602 in cui vendette una sua casa in Grosio, come risulta da un registro), la casa Pini-Manara, già Negri, che possedeva una bellissima stufa intagliata del sec. XVI, che ora si trova nel museo di St. Moritz. Grosio aveva un castello sino dal 1204. Fu bruciato dai Grigioni nel 1487 o dai Bavaresi nel 1621. Ben conservato è l'arch. Comunale. La parrocchiale, del 1647, dedicata a S. Giuseppe, con grandioso campanile, possiede un artistico porta-braciere in ferro, una croce processionale d'argento di molto pregio; uno stendardo in raso con S. Giorgio, del 400; un paramento in nero del 1506; due lampadari di Murano nel 1650 e molti lodevoli intagli di un Valorsa, fratello del Cipriano. È pure assai ricca di paramenti ed argenterie del XVII sec. Molto belli un inginocchiatoio di legno intarsiato in avorio con riporti in bronzo, che si trova in sacristia, e le due pile di marmo, del 1674, con statue di S. Giuseppe e di M. V. in bronzo.
In Grosio si trovano non poche pitture di Cipriano Valorsa, che vi ebbe i natali. Questo artista, fiorito nel 500, e che dipinse in tutta la Valtellina per oltre sessant'anni, è senza dubbio il più valente pittore valtellinese, a torto ignorato dalla maggior parte degli scrittori d'arte. Ecco quanto di lui scrive Gio. Gavazzeni nel suo ricordato manoscritto: «Seguace dello stile di Gaud. Ferrari e di Fermo Stella, compositore e disegnatore assai corretto, di linee semplici ed eleganti, fine sempre in ogni suo dipinto, tavole, tele ed affreschi, dando ognora alle sue figure (specie di soggetto sacro) una certa dolcezza d'espressione veramente mistica e toccante, è, in detto difficile sistema di lavoro, di una forza di colorito, grazia e perizia tecnica tale da competere coi maestri più rinomati del suo tempo». Di lui don Santo Monti, nella menzionata sua opera, scrive (a pag. 334): «Cipriano Valorsa, se non profondità di sentimento, mostra una singolare gaiezza e venustà di forme nelle sue fresche e sorridenti figure, così da farlo ritenere il primo fra i pittori valtellinesi, e da meritarsi, confermato dal profondo critico Morelli, il titolo di Raffaello di Valle Tellina, datogli pel primo dal già menzionato sac. Nicolò Zaccaria nel suo opusc. «Cipriano Valorsa» (Sondrio, A. Moro e C., 1883). Di lui parlano pure con vivo interesse, in Arte e Storia, il Frizzoni (1897), e il conte Malaguzzi Valeri sulla Rassegna d'arte (anno VI, n. 8 e 9). Del Valorsa parlarono pure Fr. Saverio Quadrio nella sua opera Dissertazioni artistiche-storiche sulla Valtellina (Milano 1756), il pittore sondriese Pietro Martire Rusconi in un manoscritto posseduto dall'ing. comm. Gius. Paribelli di Sondrio, Luigi Gandola nel suo Albo degli Uomini illustri Valtellinesi, Guglielmo Felice Damiani, Ant. Giussani, e qualche altro.
Una grande e bella tela del 500 rappresenta S. Giorgio, S. Giacomo Maggiore e S. Gregorio Magno. Della fine del 500 è la grande ancona dell'altar maggiore. Vi è un bell'affresco dietro il battistero: un paliotto con splendida fascia ricamata e la Deposizione ritenuta del Valorsa. Sotto l'altare, su un affresco con S. Gregorio, vi è la data del 1421. La chiesa possiede un cuoio scolpito e dipinto a figure e a ornati; paramenti splendidi per ricami d'oro e d'argento; una pianeta ricamata proveniente da un convento domenicano di Parigi; altra di velluto verde su fondo marrone del 1674. Gli intarsi degli stalli del coro sono ritenuti del sec. XVI. Pregevole è l'ancona di un altare laterale, tutta a intagli e dorature, ella scritta : «1494 Die VIII Martii. Andreas De Passeris de Turno fecit hoc opus». La parte centrale, la Natività, è bellissima: ai lati sono le statue di S. Giorgio e di S. Antonio; in alto il Padre Eterno; in basso i dodici Apostoli in altrettanti medaglioni. Il Passeri vi lasciò anche due piccoli vetri. Elegante è il campanile di stile lombardo, a finestre bifore.
L'inferriata del vicino ossario si ritiene opera di un Valorsa del 600. Sono pure di Cipriano Valorsa i seguenti dipinti: a) nel cimitero, antichissimo, gli stupendi medaglioni di santi e sante dei tre archi nella cappella ridotta ad ossario; la medaglia in mezzo alla volta che figura il Padre Eterno. Ivi si osservano anche dipinti bizantini ben conservati, in cima ad una scala di pietra; — b) nella casa del Valorsa ai piedi dello Storile, dove principia la strada di Val Grosina: la stupenda B. V. col B. nudo e ridente, con un atteggiamento molto naturale e vivace, e S. Giuseppe che li contempla in estasi, dipinto sopra la porta colla data del 1561 e le parole: Regina cieli Imtare calamici; questa preziosa pittura comincia a deperire per mancanza di riparo.
La chiesa di Ravoledo, posta a circa mezz'ora di salita per la strada di Val Grosina, contiene una croce processionale del princ. del 500, ed altra del 600, un quadro ad olio di P. Ligari nell'ancona del'altare maggiore, ed è ricca di pitture di C. Valorsa. Sono suoi gli affreschi con Gesù morto, sostenuto dalla M. e la Maddalena, nella lunetta sopra la porta maggiore; il Gesù cogli Apostoli nel coro, ritenuto fra le più lodevoli sue opere; le medaglie di santi sotto l'arco; il Redentore con angeli graziosissimi e la data del 1565 sopra l'arco; varie medaglie a chiaroscuro con la Creazione del mondo, di Adamo ed Eva, la loro caduta, la loro cacciata dal Paradiso terrestre, la Morte di Abele, S. Agata, S. Agnese, la Maddalena, dipinti sullo zoccolo sotto gli apostoli, nonché il suo solito fregio in basso, più elegante e fine in alto, fatto a laminette brune piegate e ritorte. Simile fregio adorna anche l'esterno della casa antica e severa dei Visconti-Venosta. Di questa famiglia merita di esser vista la moderna cappella mortuaria nel cimitero di Grosio, nonchè il campanile dell'antichissima chiesa dei Ss. Faustino e Giovita, annessa al Castello.
Uomini illustri. — A Grosio nacque nel 1236 Corrado Venosta, che fu capo dei Ghibellini di Valtellina ed ebbe grande influenza sulle vicende dei suoi tempi. Sconfisse i Guelfi, fra cui i Vitani a Corno, ove fu nominato podestà.
Sono suoi discendenti i fratelli Gino Visconti-Venosta, valoroso ed integerrimo patriota ed elegante scrittore, morto a Milano nel 909, il cui libro «Le mie memorie» rimarrà a prova della sua opera a pro della Patria; il march. Emilio, senatore, illustre patriota e più volte ministro degli esteri del regno d'Italia, gran collare dell'Annunciata, che contribuì non poco, nel suo ultimo Ministero, a ripristinare gli amichevoli rapporti tra Italia e Francia alla conferenza d'Algesiras. Sono di Grosio il pitt. Bartolomeo dei Venosta che nel 1519 dipinse nella chiesa, ora rovinata, dei Ss. Pietro e Paolo di Bormio; lo scultore del 600 Cristoforo Brunoro. Sono di sua mano diversi avelli e varie figure e fiori nell'interno ed esterno della chiesa di S. Giuseppe in Grosio, Battista Ferrari teologo e canonista del 1600.

Da Grosio si sale per una comoda mulattiera nella incantevole Valle Grosina, percorsa dal fiume Roasco, passando per Ravoledo. In un paio d'ore si giunge ai casolari di Fusine, ove la valle si biforca: a sinistra, rimontando la valle, sia pel passo Malghera (m. 2539), sia pel passo di Sacco in fondo alla valle omonima (m. 2751), si scende a Poschiavo. Sull'alpe Malghera vi è una chiesetta con annessa casa (m. 1970), ove, d'accordo colla fabbriceria, si può trovar rifugio. A destra la strada continua pianeggiante per lunga tratta, in mezzo a ridenti prati e boschi, finchè in altre due ore, dopo aver toccato Avédo, si arriva al dosso e alle case d'Eita (m. 1703) e al rifugio omonimo, aperta. col concorso della fabbricera della chiesetta d'Éita e del Club Alpino (sez. di Milano). Ad Avédo sbocca la valle Vermoléra, che si prolunga a sera, salendo la quale, si raggiunge in tre ore la capanna Dosdè (m. 3250), da dove si può fare l'ascesa al corno Dosdè, alle cime Viola, del Sasso ecc., e pel passo Dosdè (m. 2850) scendere in val Viola Bormina, o, per quello di Sacco, in vai Viola Poschiavina. Dalla capanna Rita, risalendo a nord la vai Verva, è dato compier e l'ascensione del corno Sinigaglia,(m. 3318), del Redasco (punte Elsa e Maria) e di altre belle cime, fra le quali bellissima la non pericolosa cima di Piazzi (m. 3439), tutta circondata da vedrette, e che presenta uno dei panorami più splendidi; oppure scendere pel passo di Verva (m. 2314) in L val Viola e a Bormio. Poco sotto la capanna Dosdè a m. 2550 si stende l'ampio lago Nero. Le chiavi dei rifugi di Éita e di Dosdè, sono a Grosio, ove si trovano anche guide e portatori. Le forze d'acqua di Val Grosina sono sfruttate con larghi impianti dal comune di Milano.

Grosotto
Dopo circa km. 2 si giunge al borgo di Grosótto, antico Grosuptus (m. 610 - ab. 2351 - P. T. telef. - R. C. - auto p. Bormio e Tirano, alb. Pini - med. cond. - farm. - asilo inf. - soc. M. S. - soc. di assic. best. - unione musicale - caffè - osterie - meccanico - circolo agricolo - staz. clim. est. - latt. turn. - coop. muratori e affini - coop. di cons. smobilitati - pic. ind. di gerli, canestri, rastrelli). Vi si ammira il grande impianto idroelettrico fatto dal comune di Milano, della forza di 30.000 cavalli. Fu già comune autonomo, bruciato dai Bernesi nel 1621. Vi si vedono molte case del 400, una bella chiesa della stessa epoca, e il Santuario della M. erette nel 1603 (consac. nel 1664 dal card. Fed. Borromeo) nel posto ove esisteva una cappella, di cui si conserva in parte l'abside con dipinti del 500, per commemorare l'apparizione, invocata nel 1487, a stornare l'invasione di una banda di saccheggiatori Bernesi che furono poi sconfitti, come si vede da un quadro; la cantoria dell'organo di Gio. Batt. del Piazzo, per leggiadria di intaglio, finezza di rabeschi e squisitezza d'insieme, è giudicatafra le più belle opere d'arte della Valtellina. Il pulpito è pure egregiamente intagliato. La colossale ancona dell'altar maggiore, coi suoi copiosi intagli, è opera di Pietro Robustelli da Grosotto e dei frat.Pietro e G.B. Ramus di Monno (Valcamonica) del 1677 e costò 52.000 scudi. Il nome del Robustelli si vede intagliato in un fiore che esce da un vaso in pietra sopra l'altar maggiore. In questo Santuario si trova una piccola tela, molto pregevole, con la V. e il B., la stessa che è delicatamentefrescata dal pennello delValorsa sulla sua casa a Grosio. La volta fu di recente molto ben decorata dal pittore Eliseo Fumagalli di Delebio.
La parrocchiale, dedicata a S. Eusebio, fu costrutta nel 1705 al posto di altra demolita. È di stile classico basilicale, a tre navate, con sei colonne di pietra verde del luogo, con capitelli lavorati a fogliami da Pietro Robustelli. Vi sono tre pile per l'acqua santa di marmo bianco finemente scolpito. L'altar maggiore è ricco di marmi con lapislazzoli. La chiesa è divisa da una grande balaustra di ferro battuto. Vi si trova una tavola del 1549 di Cipriano Valorsa con la Sepoltura di Gesù in uno sfondo di paesaggio, Gerusalemme e il Calvario: la scena è simile alla Deposizione di Vione; vi sono altri quadri antichi di vario pregio, fra i quali una Adorazione dei Magi sopra l'ingresso principale. Notevoli sono pure il cancello di ferro dell'altar maggiore, e l'elegante pila dell'acqua santa in marmo del 1727. Nella sagrestia vi è un armadio intagliato del 600. La porta della casa parrocchiale è in pietra verde ben lavorata. Sopra la porta di casa Triaca merita di esser vista una rosta di ferro battuto, lavoro pregevole del secolo XVII. Nella casa già del cav. Giac. Robustelli, ora degli eredi della sig. Adele Da Prada, vi era una bella stufa artistica, venduta verso il 1890: ora si trova nel Kaiser Friedrik Museum di Magdeburgo.

Il Santuario fu illustrato in un elegante opuscolo edito nel 1922 dalla Tip. S. Lega Bucar. di Milano da una commi s. prisied. da D. Ces. Franceschini parr. di Grosotto. il pittore, Eliseo Fumagalli di Delebio, è un buon allievo dell'Accademia di Milano della scuola del Mentessi.
A Grosotto nacquero: Antonio Stoppani del 1500, illustre medico; il filosofo Bono Stoppani, agostiniano; lo storico barnabita Gian Nicolò Stoppani; il teologo G. Pro. Stoppani, tutti dei 600, come pure Arnaldo Tuana, morto nel 1666, che fu vescovo a Neustad; il cav. Giacomo Robustelli, illustr. Capitano, che fu l’anima della rivoluzione  dei Valtellinesi del 1620; Pietro Robustelli, della metà del 700, arch., scultore e intagliatore; il gentile scrittore e poeta Giovanni Robustelli, morto sulla fine del secolo XIX; Pietro Mossini, patriota, che fu medico di reggimento nell’esercito di spedizione in Crimea, ove morì. Fu pure di Grosotto, come asserisce il Gavazzeni, Marcello Venosta, pittore del 500, robusto coloritore e compositore, che studiò a Mantova e a Roma alla scuola di Piero del Vago, e lasciò lavori nelle chiese di Roma e nelle gallerie di Spagna.
Lanzada
L'altro ramo della via, dopo Chiesa, seguendo il letto del Lanterna, volge a est e a circa km. 2 giunge alle diverse sparse frazioni che formano il comune di Lanzcída (m. 981 -ab. 1357 - P. T. - osterie - coop. di consumo - lavori in pietra oliare), nella cui parrocchiale trovasi una grande ancona dorata del 600, una tavola del 1533, col Crocefisso e vari santi (1), medaglie nel coro e nel presbiterio di P. Ligari, e pure nel coro bei stalli del 600. A nord di Lanzada si trovano cristalli di rocca. Sulla strada di Franscia vi sono due marmitte dei giganti si può ammirare una bella cascata del Lanterna. La strada diventa mulattiera alla frazione Tornadri, ove si arrampica sul lato destro della valle, e, passando per diverse cave di amianto e di pietra oliare, giunge ai casolari di Franscia (m. 1500 circa - posto di ristoro). Di lì piegando a sinistra, per le alpi Foppa, Campascio e Musella (alb. Alpe Musella aperto d'estate), e pel passo delle Forbici, costeggiando al basso la vedretta Caspoggio, si giunge alla capanna Marinelli (metri 2812), ove si possono visitare le bellissime ed estese vedrette di Scerscen a sera di Fellaria a mattina, e dalla quale si parte per ascendere le cime del Roségg (m. 3939), del Scerscen (m. 3966), di Cresta Aguzza (m. 3816), del Pizzo Zupò (m. 3998), del Palù (m. 3912), del Morteràtsch (metri 3750), del Cambrena (m. 3607), del Pizzo Sella (metri 3580), del Pizzo d'Argento e di altre, tutte formanti l'imponente gruppo del Bernina, la Cui vetta principale tocca i m. 4052, e che tutte offrono una vista senza confini. Al di là scendono i vasti ghiacciai o vedrette del Morteràtsch, del Roségg, di Pers, del Palù e d’altri, e per diversi passi si può giungere a Pontresina. La visita del gruppo Bernina è facilitata anche dal Rifugio Marco e Rosa (m. 3640) del C.A.I. sez. Valtellinese. Da Franscia volgendo verso levante per i pascoli di Campomoro e di Gera, risalendo il torrente Cormor, si arriva al passo Confinale (m. 2620). Passando per le alpi Campascio e Campagneda, per la val Poschiavina, si giunge al passo Canciano (m. 2553), da dove si discende in tre ore a Poschiavo. Nel 1880 in questo passo una guardia di finanza rinvenne un grosso denaro della famiglia Giulia, molto ben conservato.”
Livigno
Madesimo
Mazzo di Valtellina

Mello

Più oltre, Mello (m. 681 - ab. 1498 - nuova strada per Traona - coop. fam. agric. - osterie): nella chiesa vi sono pitture di Cesare Ligari, nel coro degli affreschi del 700 del pittore Gius. Coduri detto Vignoli, e in una cappella adestra una bella tela attribuita a Gianolo Paravicini. Mello si riteneva patria del pittore G. Scotti, vissuto verso la metà del 1400, autore di una tavola che si trovava a Mazzo, ora posseduta dall'avv. Cologna di Milano, e di altra esistente nel museo Poldi Pezzoli di Milano; ma ulteriori verifiche constatarono che lo Scotti era di Milano. Nel paese vi sono case interessanti per l'antichità e per decorazioni di terracotta ben conservate. Vi soggiornò il beato Gennaro. Così don Pietro Buzzetti, ed una recente, monografia del sac. Giov. Tam, studioso arciprete di Traona.
Prima di giungere a Mello si incontra la chiesetta di S. Giovanni di Bióggio (m. 750), sorta nel 1600 accanto ad una più antica, che servì di braccio traversale. È fregiata di pitture del 500, specie nell'abside della più antica. È attribuita ad Antonio Canclini da Bórmio, della fine del 500, la tela della Natività della M. con ai piedi Cristo e gli Apostoli. Sono di Sigismondo De Magistris da Como gli affreschi della menzionata abside, con la Morte di S. Giov. e il Convito di Erode; un Cristo grande su fondo d'oro coi 4 Evangelisti ai lati, e sotto il Battesimo di Gesù con S. Giov. Battista e S. Fedele. Vi è la data del 1522. Pregevole d'intagli, benchè frammentaria, l'ancona barocca dell’altare maggiore. Non lungi rocca dell'altare maggiore. Non lungi da questa chiesa, sull'orlo di una frana, vi erano sino a qualche anno fa i ruderi dell'oratorio di S. Antonio di Bióggio, con avanzi di pitture bizantine del 400, ora pur troppo travolte dalla frana. Da Mello una buona mulattiera sale ai ridentissimi prati di Poira (m. 1050), bell'altipiano circondato da boschi resinosi, forniti di acqua eccellente e di magnifica vista, ottima località per un sanatorio. Da qui si può scendere a Roncaglia.
Mese

Montagna in Valtellina

"Poco più oltre si arriva all'antico paese di Montagna (m. 565 - ab. 2707 - P.T., telef. - alb. Grumello - osterie - med. cond. - cassa rur. - latt. turn. alla Madonnina - coop. famiglia agric. - coop. elett- - asilo infantile - circolo giov. cattolico), i cui abitanti vestono un costume caratteristico e molto somigliante a quello dei contadini del mandamento di Traona. Le donne portano in testa una pezzuola bianca ripiegata con piccoli fiocchi, abito scuro senza maniche, e stretto appena sotto il seno. Usano portare il secchio, ripieno di latte, in testa, appoggiato ad un cerchietto di paglia, e con esso scendono sino a Sondrio. Gli uomini indossano sopra la camicia di tela un panciotto di panno rosso, con calzoni scuri corti, e calze lunghe allacciate sopra i ginocchi con nastri a più colori".

Morbegno

Novate Mezzola

Pedesina
Piantedo

Piateda

Piuro
Poggiridenti
Ponte in Valtellina
Postalesio
Prata Camportaccio
Rogolo

Sirta

Rasura

Samolaco

Sondalo
San Giacomo e Filippo

Sondrio

Talamona

Teglio

Tirano

Torre di Santa Maria
Traona

Tresivio

Verceia

Villa di Tirano

Valdisotto

 

Valdidentro

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